Le dosi ordinate su Whatsapp

I clienti, anche insospettabili, arrivavano in via San Donato dopo la trattativa sui canali social

SASSARI. C’erano padri di famiglia, professionisti insospettabili, studenti, operai comunali di mezza età e anche ragazzini, tra i clienti dell’organizzazione a conduzione familiare che gestiva il traffico di cocaina e di eroina nel centro storico, stroncata due giorni fa dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Sassari, al termine di un’indagine durata diversi mesi che gli inquirenti hanno denominato “La Casa di Carta”.

I clienti, che arrivavano in città anche da Tempio e Calangianus, per contattare gli spacciatori che agivano nella zona di San Donato usavano Whatsapp o altri canali social pensando di non correre rischi. Nelle conversazioni intercettate dagli investigatori dell’Arma la cocaina veniva chiamata la bianca e l’eroina la nera, e i prezzi variavano tra i 20 e i 15 euro a dose.

La sostanza stupefacente, emerge dalle 130 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Grotteria, viaggiava dall’abitazione di Angelo Carta in via Donizetti, nel quartiere di Santa Maria di Pisa, al centro storico verso casa del figlio Cristian con i corrieri incaricati del trasporto.

Lo spaccio - secondo quanto accertato dai carabinieri - avveniva nei pressi di un’abitazione di via Sedilo, dove Carta si trovava agli arresti domiciliari, e in quelli del figlio Cristian in via San Donato dove venivano confezionate del dosi.

Le telecamere, installate dagli investigatori nei punti strategici del centro storico, hanno permesso di documentare oltre 400 episodi di cessione di sostanze stupefacenti in meno di tre mesi. A tagliare e confezionare la droga, secondo quanto è emerso dalla indagini, erano le due donne della famiglia Carta, Albertina Sechi moglie di Angelo, e Stefania Ruggiu moglie di Cristian.

Andrea Nurra e Gianluca Caggiari avrebbero - secondo le accuse della Procura - fatto parte dell’organizzazione insieme a Giuseppe Salaris.

La droga viaggiava in scooter dalla casa bunker di Santa Maria di Pisa, dove vive Albertina Sechi, verso il centro della città. Da via San Donato, dove veniva tagliata e confezionata da Stefania Ruggiu, veniva trasferita in via Sedilo dove Angelo Carta, nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, continuava a spacciare.

Durante le indagini i componenti dell’organizzazione hanno sentito il fiato sul collo e intuito che i carabinieri li stavano tenendo d’occhio, ma non potevano immaginare che ogni loro movimento veniva ripreso dalle microtelecamere installate in gran parte del centro e le loro conversazioni al a telefono e in macchina ascoltate dai carabinieri.

Tutti e sette gli indagati, difesi dagli avvocati Massimiliano Tore, Paolo Spano e Vittorio Campus, compariranno davanti al gip mercoledì mattina per l’interrogatorio di garanzia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes