La Nuova Sardegna

Sassari

«Il bambino piangeva ma non era cianotico»

«Il bambino piangeva ma non era cianotico»

Sentite due infermiere del “Segni” nel processo per la morte del bimbo di 17 mesi di Alà dei Sardi

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Il bambino piangeva quando venne da noi in Pediatria. Aveva sicuramente la temperatura sopra i 38 gradi, misurammo anche la saturazione con il saturimetro pediatrico ma non ricordo quanto fosse il livello. Di sicuro non era cianotico, aveva le guance rosse e piangeva, in braccio alla mamma, mentre la dottoressa lo visitava». Sono state sentite in aula, davanti al giudice Elena Meloni, due infermiere professionali in servizio nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Ozieri il giorno in cui due genitori di Alà dei Sardi portarono il loro piccolo di 17 mesi. Gian Piero Corrò aveva una percentuale molto bassa di ossigeno nel sangue, la febbre alta e difficoltà respiratorie quando arrivò in ospedale, sintomi che – secondo la pm Enrica Angioni – avrebbero dovuto convincere le dottoresse che lo visitarono a ricoverarlo o a disporre un trasferimento d’urgenza nel reparto di Pediatria di Sassari. Il bimbo venne invece dimesso con una terapia antibiotica e antipiretica, ma poche ore dopo morì a casa nonostante il disperato tentativo dei medici del 118 di rianimarlo e far tornare a battere il suo piccolo cuore.

Oggi, in tribunale, si sta celebrando il processo nei confronti di due medici, una dottoressa che il giorno della tragedia era in servizio al pronto soccorso del “Segni” e l’altra di turno in Pediatria.

Per la Procura il piccolo Gian Piero avrebbe potuto salvarsi se i medici avessero riconosciuto – e quindi trattato adeguatamente – i sintomi. Invece non li avrebbero approfonditi «e non raccolsero né valorizzarono in modo adeguato i dati anamnestici» sostiene sempre il pm.

Ieri mattina un’infermiera ha spiegato come «l’accesso diretto in Pediatria in realtà non fosse (e non sia) consentito, era necessario passare prima per il pronto soccorso, che avrebbe poi disposto gli esami necessari e il trasferimento nel reparto». E così fu fatto anche a febbraio del 2018.

«Ricordo che a un certo punto il bambino fu portato nella stanza dei giochi – ha detto la testimone – provammo a distrarlo e in effetti smise di piangere, si rasserenò per un po’». Non fu notato, in sintesi, uno stato di sofferenza particolare nel piccolo. In realtà aveva un’infezione polmonare in corso che, poco dopo, lo portò alla morte. (na.co.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative