Il delitto di Zdenka, Fadda vuole parlare ancora

L’imputato, che si è già sottoposto a un lungo esame, sarà sentito di nuovo il 30 Un teste: «Lo vidi con una delle bambine, era affettuoso». Il pm: «Irrilevante»

SASSARI. «In questo processo siamo chiamati a valutare un fatto, non una persona. Che l’imputato fosse amorevole con le figlie della vittima è irrilevante rispetto all’accusa di omicidio che gli è stata contestata».

Ancora una volta il pubblico ministero Paolo Piras interviene con queste parole davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta da Massimo Zaniboni, a latere Gian Paolo Piana. Sul banco dei testimoni, ieri mattina, è stato infatti chiamato a deporre dall’avvocato Lorenzo Galisai – difensore di Francesco Douglas Fadda, il 45enne accusato di aver ucciso il 15 febbraio dell’anno scorso la compagna Zdenka Krejicikova – il conducente di un carroattrezzi. L’uomo la mattina dell’omicidio era andato a prendere a Sorso proprio Fadda, che la sera prima aveva avuto un incidente con l’auto. «Era con una delle bambine, era molto premuroso e affettuoso con lei», ha raccontato.

Ma al testimone l’avvocato difensore ha fatto anche un’altra domanda. Se cioè avesse notato sul corpo di Fadda delle ferite e la risposta è stata “no”. Circostanza che confermerebbe, per il legale, che quei segni da taglio rilevati sull’imputato dai medici il giorno dell’arresto sarebbero riconducibili – così come il 45enne ha sempre sostenuto – ai momenti in cui aveva tentato di disarmare Zdenka all’interno del bar di Sorso. Qui, stando alla versione dell’imputato, lei sarebbe entrata impugnando un coltello e «per paura che potesse fare del male alla bambina disabile che teneva in braccio – aveva raccontato lui in aula – ho cercato di toglierle l’arma dalla mano, lei è scivolata. E anche io sono rimasto ferito». Secondo gli inquirenti Fadda si sarebbe invece fatto male nell’incidente stradale del giorno prima. Ed è plausibile che al conducente del carroattrezzi fossero sfuggiti i segni.

Proprio come era accaduto una settimana fa, quando altri testimoni avevano sottolineato il trattamento affettuoso dell’imputato nei confronti della compagna e delle sue due figlie gemelle di 12 anni, il tentativo dell’avvocato Galisai è quello di dimostrare che il suo assistito non avrebbe potuto far loro del male. L’imputato, tra l’altro, ha chiesto di parlare ancora davanti alla corte e sarà sentito nella prossima udienza fissata per il 30 novembre.

A Fadda è contestato dalla Procura anche il reato di tortura, perché avrebbe ucciso la donna davanti alle sue due figlie e poi l’avrebbe caricata in macchina facendo assistere le bimbe alla sua agonia. La sera in cui Zdenka rimase ferita, Fadda anziché dirigersi verso l’ospedale andò a Ossi, a casa di un amico. «Di fronte c’era la guardia medica, Zdenka non mi sembrava così grave, ho pensato che potessero soccorrerla», ha sempre detto lui, che poi era fuggito con le gemelle e si era appoggiato per la notte da una conoscente. La mattina successiva era stato arrestato dai carabinieri nel parcheggio dell’ex Auchan. Degli otto testimoni citati dall’avvocato Galisai devono esserne sentiti ancora cinque, ma sinora non è stato possibile notificare loro la citazione.

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