«Ruolo chiave, 25 anni a Sanna»

Il procuratore della Dda chiede la condanna di “Fracassu”: «Partecipò a tutte le fasi del rapimento»

SASSARI. «Un quadro indiziario estremamente solido. Un concorso nella fase ideativa e in quella esecutiva del sequestro. E persino nelle trattative, considerata la sua presenza al passaggio a livello di Mulargia durante l’incontro tra alcuni componenti della banda e padre Pinuccio Solinas che si adoperava per cercare di favorire la liberazione dell’ostaggio».

L’ostaggio cui si fa riferimento è Titti Pinna ed è con queste premesse che ieri mattina, dopo una discussione durata alcune ore, il procuratore aggiunto della Dda Gilberto Ganassi ha chiesto la condanna a 25 anni di carcere per Giovanni Sanna (noto Fracassu), il 52enne di Macomer accusato di concorso nel sequestro dell’allevatore di Bonorva rapito il 19 settembre 2006 e fuggito il 28 maggio 2007 dall’ovile in cui era stato rinchiuso, dopo otto mesi di prigionia che lo avevano portato quasi alla morte.

Quello che si avvia a conclusione è il cosiddetto “processo ter” che si sta celebrando davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Elena Meloni (a latere Valentina Nuvoli) per il rapimento di Titti Pinna, che vede come unico imputato proprio Sanna.

Un’inchiesta, quella che ha coinvolto il 52enne di Macomer, nata nel 2014 quando l’uomo era già in carcere a Bancali accusato di far parte di un gruppo di criminale che misero a segno una rapina nell’abitazione del titolare di una catena di supermercati di Sassari. Ieri mattina il procuratore Ganassi, nella sua requisitoria, si è soffermato a lungo sul ruolo dell’imputato che avrebbe partecipato a tutti i momenti del sequestro: l’ideazione, l’esecuzione e la gestione dell’ostaggio. Reati commessi in concorso con Salvatore Atzas, Giovanni Maria «Mimmiu» Manca e Antonio Faedda, già condannati in via definitiva rispettivamente a 30, 28 e 25 anni di reclusione. «Tutti sono dei malavitosi – ha precisato Ganassi – parliamo di rapporti tra criminali. Perché questo era il loro mestiere». Da qui la richiesta alla corte d’assise di una pena di 25 anni per “l’ultimo” componente: «Non che non meriti di più – ha aggiunto il pm – ma il massimo, ossia trent’anni, lo abbiamo voluto riservare al carceriere, a chi utilizzò trattamenti disumani nei confronti dell’ostaggio...».

Giovanni Sanna era stato individuato dagli investigatori della sezione Criminalità organizzata e Antisequestri della squadra mobile di Sassari guidata da Piergiuseppe Foddai, gli stessi che lavorarono sul caso già dal 2006, quando ci furono le prime importanti certezze sugli altri tre personaggi coinvolti. Fracassu era però rimasto sempre sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti. L’indagine per ricostruire tutto il mosaico e completarlo con i tasselli mancanti non si era mai fermata e dopo le prime due fasi era stata imboccata pure la terza.

Quello di Giovanni Sanna (difeso dall’avvocato Desolina Farris) per l’accusa sarebbe stato un ruolo di primo piano e Ganassi lo ha ricordato anche ieri. Compresi i contatti con il custode dell’ostaggio, Salvatore Atzas – «di cui era molto amico» – con Giovanni Maria “Mimmiu” Manca e con gli altri componenti della banda. Fino ad arrivare all’incontro con padre Pinuccio Solinas, avvenuto la notte del 26 settembre 2006, definito dal procuratore «un elemento chiave» di estrema rilevanza per comprendere fino in fondo la responsabilità dell’imputato.

Nella prossima udienza la parola passerà all’avvocato difensore, a seguire la corte si ritirerà in camera di consiglio.

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