Sassari, prostituta registrava gli incontri con il cliente e poi lo ricattava

L'uomo chiama la polizia e una sassarese di 40 anni denunciata a piede libero

SASSARI. Durante le prestazioni sessuali a pagamento era riuscita a registrarlo con lo smarthone e quella voce impressa e archiviata nella memoria del telefono era diventata un’arma di ricatto: «Se non mi dai i soldi ti rovino».

Così per un sassarese di mezza età, benestante residente nella zona di viale Italia, era cominciato un vero e proprio incubo. La donna aveva iniziato a ricattarlo e lui per un po’ di tempo aveva pagato il suo silenzio.

Fino a qualche giorno fa, quando esasperato dall’ennesima richiesta di denaro e la minaccia della donna di far sentire quegli audio compromettenti ai suoi familiari, ha chiesto aiuto alla polizia. La trappola - preparata con cura dagli investigatori della squadra mobile - non solo ha interrotto l’estorsione che andava avanti da un po’, ma ha fatto finire in carcere - in questo caso casualmente - anche una coppia accusata di aver organizzato un supermarket della droga in un’abitazione di via Leoncavallo, nel quartiere di Santa Maria di Pisa.

L’arresto dei due presunti spacciatori è avvenuto giovedì mattina quando A.V., 40 anni, ha chiesto a Emilio Napolitano di accompagnarla nella zona di viale Italia per incassare il denaro dall’uomo che teneva sotto ricatto.

Gli investigatori della squadra mobile, guidati dal dirigente Dario Mongiovì, erano appostati nei paraggi e poco dopo l’arrivo della quarantenne e di Napolitano hanno fatto scattare il blitz.

La vittima dell’estorsione questa volta non aveva tutti i soldi richiesti da A.V. e la quarantenne gli ha concesso due ore di tempo per procurarseli. Ma questa volta l’uomo non ha avuto bisogno di andare al bancomat per prelevare altro denaro, perché la donna subito dopo è stata fermata dalla polizia.

Con lei si trovava Emilio Napolitano, completamente estraneo all’estorsione, ma con in tasca una ventina di dosi di droga. Poca roba in realtà, ma gli investigatori della mobile hanno voluto approfondire e per lui poco dopo si sono spalancate le porte del carcere di Bancali. Vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, aveva infatti in casa oltre un etto di sostanze stupefacenti tra eroina e cocaina.

Per A.V. il sostituto procuratore Angelo Beccu, titolare dell’inchiesta per estorsione, ha proceduto per il momento con una denuncia a piede libero, ma anche per la donna, difesa dall’avvocato Claudio Mastandrea, potrebbero presto spalancarsi le porte del carcere.

Insieme a Napolitano a Bancali è finita anche la moglie Luciana Puledda. Anche lei estranea all’estorsione, è invece accusata insieme al marito - dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu - di aver organizzato una centrale dello spaccio nel quartiere di Santa Maria di Pisa. A casa dei due gli investigatori della Mobile hanno trovato una stanza completamente utilizzata per confezionare le dosi.

Su un tavolo sono stati rinvenuti oltre cento grammi di sostanze stupefacenti, tra eroina e cocaina, sostanza da taglio, materiale per il confezionamento delle dosi, bilancini di precisione poco più di 800 euro in contanti. Gli inquirenti sono convinti che la coppia avesse ripreso a spacciare dopo l’arresto di sei anni fa, quando i carabinieri avevano trovato nella loro abitazione eroina, cinquemila euro e un macchinario per verificare l’autenticità delle banconote.

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