La Nuova Sardegna

Sassari

Da Sassari oltre il 50 per cento delle donazioni di organi

Paoletta Farina
Da Sassari oltre il 50 per cento delle donazioni di organi

Trapianti, il ruolo in Sardegna dell’azienda sanitaria per soddisfare le richieste. Bandiera: «Prelievi di reni all’Urologia, espianti a cuore fermo prossima tappa»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Sassari non ha dimenticato di essere stata sede di un centro trapianti, poi affossato nel 2011 dalla legge Balduzzi che ne fissò solo uno per ogni 2 milioni di abitanti, lasciando quello di Cagliari. Ma non per questo la città non continua a dare il suo importante contributo: oltre il cinquanta per cento delle donazioni di organi in Sardegna arriva, infatti, dall’Azienda ospedaliera universitaria sassarese e, questa l’altra novità, al Santissima Annunziata si sta lavorando a un programma di espianti a cuore fermo, una metodica già utilizzata in altre regioni e all’estero: al donatore viene prelevato l’organo quando viene accertata la morte cardiaca, anziché quella cerebrale, come comunemente avviene in Italia.

Due notizie – il ruolo dell’ospedale cittadino e le prospettive di poter incrementare il numero di trapianti attraverso una nuova tecnica di trapiantologia – rese note nel corso del convegno su “La donazione degli organi e il follow up dei trapiantati del Nord Sardegna”, organizzato all’hotel Grazia Deledda dalla sezione sassarese dell’associazione Prometeo, con il patrocinio dell’Aou.

«Abbiamo voluto questa giornata insieme con l’Azienda ospedaliera – ha sottolineato il presidente regionale di Prometeo Pino Argiolas – per i trapiantati ma anche per promuovere le donazioni. Sassari sta facendo dei grandi passi. Proprio oggi abbiamo appreso che nell’isola siamo arrivati a 64 trapianti, che è una media discreta. Non solo. Alcuni organi sono andati fuori dalla Sardegna, ed è il segnale che le donazioni stanno andando molto bene. Ma anche il risultato della Rianimazione dell’ospedale sassarese è da sottolineare ed evidenziare perché da lì è arrivato più del 50 per cento degli organi donati in tutta l’isola».

Il direttore sanitario Franco Bandiera ha snocciolato i risultato ottenuti dall’Aou nei primi nove mesi del 2021: 37 segnalazioni di donatori e 20 donatori effettivi. «A fronte di questi dati vogliamo sicuramente potenziare questo settore». E infatti ha annunciato che tutti i prossimi prelievi di rene saranno eseguiti dal direttore di Urologia, il professore Massimo Madonia, che riprende l’attività chirurgica dei prelievi dopo anni di mancanza di chirurghi addetti. E prospettato la volontà dell’azienda sanitaria di utilizzare le donazioni a cuore fermo. «Stiamo valutando, anche noi, come in altre regioni dove già si pratica questa tecnica, di attivarla: abbiamo tutti i professionisti e le competenze per attivarla e svilupparla. Anche se dovranno essere aumentate le risorse umane necessarie». Quanto a una possibile rinascita del centro trapianti, Franco Bandiera ha affermato che «nel futuro vedo piuttosto un miglioramento in una logica di rete regionale».

A ricordare il ruolo fondamentale del Centro trapianti sassarese, per gli anniin cui è stato attivo, è stata la nefrologa Maria Cossu.« Il primo intervento, da un donatore di rene, avvenne il 24 febbraio del 1989, quando il reparto di Nefrologia stava nascendo. È stata da allora in poi, un’esperienza emozionante e bellissima – ha detto la dirigente della struttura complessa di Nefrologia, dialisi e trapianto –. Abbiamo eseguito 251 interventi fino alla chiusura dell’attività, e anche 19 trapianti su pazienti provenienti da Milano, Genova, dalla Toscana e dalla Campania. Sassari potrà riavere un suo centro? Se sarà possibile, noi siamo pronti».

Da Massimo Cardillo, presidente del Centro nazionale trapianti, è infine arrivata un’iniezione di fiducia sul numero di donazioni, in ripresa dopo che la pandemia l’aveva ridotto. «C’è stato un incremento di +7 che mette l'Italia in una posizione intermedia a livello internazionale. Abbiamo una rete trapianti efficiente e che rappresenta un’eccellenza nel sistema sanitario. Quello a cui dobbiamo puntare è invece ridurre i rifiuti delle famiglie del donatore ai prelievi d’organo: occorre una forte campagna di comunicazione e migliorare l'organizzazione di ospedali e uffici di coordinamento della donazione».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative