La Nuova Sardegna

Sassari

Roncole e fucili da sub condomini dal giudice

di Nadia Cossu
Roncole e fucili da sub condomini dal giudice

Lite tra famiglie finisce in tribunale, poi fanno pace e tutti rimettono le querele Solo uno, che nel frattempo si è lasciato con la compagna, decide di proseguire

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SASSARI. Minacce con roncole e fucili da sub, colpi di casco da moto in testa, nasi rotti, offese e insulti urlati dai balconi e nel cortile condominiale. Liti furibonde che alla fine sono degenerate, tanto che alcune delle persone coinvolte sono rimaste ferite e sono finite in ospedale.

A un certo punto i protagonisti di questa esilarante vicenda che ha interessato diverse famiglie residenti in un palazzo di Alghero si denunciano a vicenda e finiscono in tribunale davanti al giudice. Tutti nella doppia veste di imputati e parti offese. Ma nelle more del processo i rapporti si distendono, le tensioni svaniscono e decidono di porre fine ai contrasti – che spesso avvenivano anche di fronte a minori – rimettendo le rispettive querele.

Lo fanno tutti tranne un uomo che, interrotta la relazione con la compagna con la quale conviveva in quel palazzo ed avendo cambiato casa, ha deciso di non tornare indietro. Quindi, mentre nei confronti dei primi è stata pronunciata dal giudice una sentenza di non doversi procedere per remissione di querela, il processo andrà invece avanti per l’unica persona rimasta come imputata e come parte offesa.

La storia risale al 2016. I rapporti tra due famiglie in particolare sono al limite della sopportazione. I dispetti sono all’ordine del giorno: panni stesi che cadono al piano di sotto e non vengono restituiti, cassette delle poste divelte, colla inserita nelle serrature dei portoni degli appartamenti. Così come diventano frequenti e non più gestibili gli atteggiamenti di violenza, tanto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine in più di un’occasione. Gli episodi sono elencati nel decreto di citazione a giudizio emesso nei confronti di cinque persone (difese dagli avvocati Edoardo Morette, Gianluca Giordo, Giuliano Tavera e Roberto Mannazzu), tutte algheresi.

«Oggi non esce nessuno? – è una delle frasi minatorie contestate all’imputato (e parte offesa) rimasto ancora a processo – Oggi non si fa vedere nessuno? Così li sistemo io... oggi se escono li ammazzo». Per poi aggiungere, parlando con la compagna (oggi ex): «Non hai capito che con un colpo questa muore! Muore! Muore proprio!». Minacce che avrebbe urlato a gran voce impugnando una roncola con manico in legno e lama di venti centimetri. Lo stesso sarebbe però a sua volta stato aggredito dal componente di un’altra famiglia che un giorno lo avrebbe afferrato per il collo e colpito in tutto il corpo. Sempre quest’ultimo avrebbe minacciato una donna lanciandole un chiaro messaggio intimidatorio attraverso la madre: «A sua figlia prima o poi la ammazzo a colpi di bastone». E avrebbe anche danneggiato il suo portone di casa colpendolo con calci nel tentativo di sfondarlo. Ancora un altro degli imputati avrebbe minacciato di «buttare giù dalle scale» una condomina. E poi i colpi con un casco da motociclista e le minacce di morte utilizzando un fucile subacqueo.

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