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Sassari, teste al processo: «Così riconobbi l’imputato mentre scriveva la parola gay»

Nadia Cossu
Sassari, teste al processo: «Così riconobbi l’imputato mentre scriveva la parola gay»

Agente della pg al dibattimento contro un imprenditore. Il pm: diffamò un avvocato e danneggiò la targa dello studio

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SASSARI. Immortalato mentre con una chiave incideva la parola “gay” sulla targa in ottone dello studio legale dell’avvocato Roberto Risi, in via Roma. Erano le sei del mattino del 13 aprile 2019 quando una telecamera del sistema di videosorveglianza della zona aveva inquadrato quel volto: si trattava di Marcello Mannu, 28 anni, titolare insieme a un fratello e a una sorella, di tre dei più gettonati locali di Sassari tra via Roma e via Asproni.

A riconoscerlo e a rivelare la sua identità fu l’agente della polizia giudiziaria incaricato dalla Procura di visionare la registrazione. Lo stesso che, tre giorni fa, ha testimoniato davanti al giudice Paolo Bulla: «Sì, riconobbi subito Marcello Mannu perché siamo compaesani, conosco bene lui e tutta la sua famiglia. Quando guardai il video capii subito chi era». Una certezza granitica che servì a spazzare via eventuali dubbi sull’identità dell’imputato. Certezza ribadita in aula nel processo per danneggiamento e diffamazione che si sta celebrando nei confronti dell’imprenditore (difeso dall’avvocato Ivano Iai).

Danneggiamento per quella croce incisa sulla targa “studio legale”, con una doppia sottolineatura e poi la parola “Gay” sotto il nome del professionista, ripassata più volte.

Mentre per quanto riguarda la diffamazione, all’apertura del processo il difensore di Mannu aveva presentato le scuse del suo cliente e offerto un risarcimento alla persona offesa, rappresentata dall’avvocato Elisabetta Udassi. Il legale dell’imputato aveva poi contestato l’accusa di diffamazione, sostenendo che la parola “gay” non potesse essere considerata offensiva o denigratoria. Il giudice aveva però respinto l’istanza e Mannu dovrà quindi difendersi anche da quel capo d’imputazione.

Lo potrà fare già nella prossima udienza fissata per il mese di marzo. In quella data, infatti, è prevista sia l’audizione di alcuni testimoni della difesa che l’esame dell’imputato.

L’episodio di due anni fa aveva fatto molto discutere in città. Soprattutto perché Mannu gestiva l’Enjoy, locale che si trova in via Roma a pochi metri dallo studio di Risi. Ossia lo stesso che poco tempo prima era finito al centro di una grossa polemica per una presunta aggressione omofoba che si sarebbe verificata al suo interno. E in quell’occasione Mannu, difendendo il proprio locale e se stesso dall’accusa di omofobia, aveva dichiarato pubblicamente sui social: «Essere definito in questa maniera, essendo io stesso omosessuale e gestendo un locale frequentatissimo dalla comunità gay, francamente mi fa sorridere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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