Le munizioni illegali erano del figlio, assolto un 57enne di Alà
ALÀ DEI SARDI. Durante una perquisizione nella sua abitazione, i carabinieri avevano trovato 130 cartucce calibro 9x21 con ogiva in rame e 213 dello stesso calibro con ogiva cosiddetta “incamiciata”....
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ALÀ DEI SARDI. Durante una perquisizione nella sua abitazione, i carabinieri avevano trovato 130 cartucce calibro 9x21 con ogiva in rame e 213 dello stesso calibro con ogiva cosiddetta “incamiciata”. Munizioni detenute illegalmente considerato che non solo non ne era stato denunciato il possesso ma erano comunque in numero superiore al limite imposto dall’articolo 97 del regolamento di esecuzione al Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) che consente di detenere fino a un massimo di 200 colpi per pistola o rivoltella.
Durante il dibattimento è però emerso che l’imputato, difeso dall’avvocato Sabina Useli, nulla sapesse della presenza di quelle munizioni in casa. Le cartucce erano state trovate in corrispondenza della camera da letto del figlio del 57enne che aveva avuto guai con la giustizia. Non a caso, infatti, i carabinieri avevano perquisito l’abitazione di Alà in cui il giovane viveva insieme al padre. L’avvocato Useli nella sua discussione aveva sostenuto che non esistesse alcuna prova del fatto che il suo assistito fosse il proprietario delle munizioni e pertanto l’obbligo di denunciarne il possesso doveva ricadere sul figlio, considerato che su quest’ultimo si era concentrata da subito l’attenzione dei carabinieri. Il pm Ilaria Achenza aveva chiesto la condanna a 200 euro di ammenda ma il giudice Antonietta Crobu, accogliendo la richiesta del difensore, ha assolto l’imputato «perché il fatto non sussiste». (na.co.)
Durante il dibattimento è però emerso che l’imputato, difeso dall’avvocato Sabina Useli, nulla sapesse della presenza di quelle munizioni in casa. Le cartucce erano state trovate in corrispondenza della camera da letto del figlio del 57enne che aveva avuto guai con la giustizia. Non a caso, infatti, i carabinieri avevano perquisito l’abitazione di Alà in cui il giovane viveva insieme al padre. L’avvocato Useli nella sua discussione aveva sostenuto che non esistesse alcuna prova del fatto che il suo assistito fosse il proprietario delle munizioni e pertanto l’obbligo di denunciarne il possesso doveva ricadere sul figlio, considerato che su quest’ultimo si era concentrata da subito l’attenzione dei carabinieri. Il pm Ilaria Achenza aveva chiesto la condanna a 200 euro di ammenda ma il giudice Antonietta Crobu, accogliendo la richiesta del difensore, ha assolto l’imputato «perché il fatto non sussiste». (na.co.)
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