«L’influenza sta arrivando e sarà più aggressiva»

Gli esperti dell’Aou: indispensabile il vaccino, attenzione al virus respiratorio sinciziale nei bambini

SASSARI . «La scorsa stagione la situazione emergenziale legata alla pandemia ha determinato una mancata circolazione dei virus influenzali. Quest’anno, invece, potrebbe esserci un ritorno del virus. Al momento non c’è un’allerta vera e propria, ma è chiaro che ci si attende una ripresa».

A dirlo è la professoressa Caterina Serra, responsabile del laboratorio di Virologia speciale, parte fondamentale del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Aou di Sassari, diretto dal professor Salvatore Rubino. Dal 1999 il laboratorio di Virologia speciale è centro certificato di riferimento per la diagnosi e la sorveglianza dell'influenza nella Sardegna e lavora in stretto collegamento con il Centro nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza InfluNet coordinato dall’Istituto superiore di sanità con il sostegno del ministero della Salute.

Secondo i primi report la curva epidemica si mostra già alta e, a detta degli esperti, i ceppi che circoleranno potrebbero essere più aggressivi rispetto a quelli che hanno circolato negli anni precedenti. E assieme a questo sono stati registrati numeri molto più elevati di casi di infezione da virus respiratorio sinciziale che colpisce i bambini in tenera età rispetto agli anni precedenti e in anticipo rispetto al solito andamento che, solitamente, si verifica nel periodo tra dicembre e febbraio. «E sta già circolando anche in Sardegna con numeri importanti», avvisa la docente sassarese. Questo virus è la prima causa di bronchiolite nei bambini e colpisce prevalentemente i lattanti e i piccoli entro l'anno di età. Quest’anno ha fatto la sua comparsa fin dal mese di ottobre, facendo registrare, un aumento di ingressi al pronto soccorso e ricoveri, anche in terapia intensiva, per motivi respiratori.

«In Sardegna i primi casi di influenza li registriamo tra dicembre e gennaio – prosegue –. Vedremo adesso cosa accadrà, con le segnalazioni che arrivano dal Nord Italia e con gli spostamenti delle persone. A quel punto potremmo iniziare anche noi a vedere i primi casi». In Sardegna, di solito, il picco si raggiunge tra la quinta e la sesta settimana dell’anno, che corrispondono alle prime due settimane di febbraio. «La vaccinazione si è sempre dimostrata efficace – conclude – e adesso è ancora più raccomandata per distinguere i sintomi da quelli provocati dal Covid. Questo è il periodo giusto per fare il vaccino, perché si avrà il tempo di sviluppare gli anticorpi prima dell’arrivo del picco».

Sulla stessa lunghezza d’onda è il professor Paolo Castiglia, direttore di Igiene e controllo delle infezioni ospedaliere. Secondo il docente sassarese, rispetto allo scorso anno quando è stata registrata un’alta copertura vaccinale, questa volta la situazione si presenta diversa. «Quest’anno ci troviamo con un elevato numero di pazienti suscettibili all’influenza. Si aggiunga l’allentamento delle misure di contenimento del contagio, che causa una maggiore diffusibilità. Ecco perché è necessario ricorrere al vaccino».

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