Nulvi, ecco 180mila euro per Sant’Antonio Abate

L’antica chiesa campestre da più di 70 anni aspetta un intervento di ripristino Ora Unione dei Comuni e Cei hanno messo a disposizione i fondi. A breve i lavori 

NULVI. Da oltre settant’anni implorava aiuto ma nessuno più sembrava preoccuparsi della sua ingloriosa fine. Che si preannunciava ormai imminente viste le gravissime condizioni in cui versava.

Il compianto parroco di Nulvi don Nino Posadinu morì con il grande dispiacere di non aver potuto fare nulla per salvarla, nonostante i tanti tentativi. Purtroppo la chiesa campestre di Sant’Antonio Abate che sorge a valle del paese era incappata in un groviglio burocratico perché sorgeva all’interno di un terreno che faceva parte di un lascito testamentario e di fatto l’edificio sacro risultava appartenere a un proprietario e per questo non era possibile programmare nessun intervento di salvaguardia. La chiesa in effetti era sempre stata una chiesa padronale e apparteneva alla nobile famiglia Delitala che la edificò e ne fece il suo pantheon seppellendovi al suo interno alcuni componenti della famiglia, come testimoniano alcune lastre funebri nelle pareti laterali.

Recentemente però don Francesco Tamponi, responsabile dei Beni ecclesiastici della diocesi e don Pietro Pruneddu, parroco del paese, sono riusciti a sbrogliare la matassa e a separare l’edificio e le sue pertinenze dal terreno che lo ospita così che l’antico tempio intitolato al santo contadino divenisse di nuovo un bene pubblico.

Questo nuovo status ha consentito quindi di destinare alcuni specifici finanziamenti finalizzati perlomeno alla sua salvaguardia. Grazie ai fondi della programmazione territoriale, l’Unione dei Comuni dell’Anglona ha infatti destinato la somma di 90mila euro a questo antico edificio sacro a cui si sono aggiunti ulteriori 90mila euro finanziati dalla Cei (Conferenza episcopale sarda).

Presto dunque potranno iniziare i lavori che consentiranno di delimitare l’area, consolidare l’edificio e la sua copertura ma anche gli ampi locali adiacenti che in passato furono utilizzati come deposito di cereali e più recentemente come ricovero di bestiame. In questo modo la comunità potrà a breve riappropriarsi di un autentico gioiello del suo passato che ancora conserva all’interno un altare ligneo (purtroppo in pessime condizioni), un grazioso pulpito e le volte affrescate con un singolare disegno architettonico bicolore.

Don Nino, ha pensato più di qualcuno in paese, ne sarà felice.

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