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Sassari

processo alla moglie violenta 

Il marito ritratta in aula: «Volevo dormire io in auto»

Il marito ritratta in aula: «Volevo dormire io in auto»

SASSARI. «Sì, le liti c’erano. Ed è vero che mia moglie mi insultava ma anche io le rispondevo». Quanto poi all’esser stato costretto a dormire in auto e a vivere nello scantinato, questa la risposta:...

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SASSARI. «Sì, le liti c’erano. Ed è vero che mia moglie mi insultava ma anche io le rispondevo». Quanto poi all’esser stato costretto a dormire in auto e a vivere nello scantinato, questa la risposta: «Ci andavo di mia spontanea volontà per evitare discussioni con lei, per non litigare».

È stato sentito ieri mattina in aula davanti al giudice Giulia Tronci un marito di 55 anni vittima di maltrattamenti da parte della moglie (una 48enne accusata anche di lesioni aggravate e violenza privata). Ieri però l’uomo ha manifestato l’intenzione di rimettere la querela e ha ridimensionato le accuse nei confronti della consorte facendo rientrare gli episodi in «normali litigi familiari».

Nel capo di imputazione a carico della donna un lungo elenco di episodi che le legge configura come reati, comprese offese del tipo: «Sei un figlio di put..., sei un ignorante pastore, perché tua madre ti ha partorito per terra». Le accuse nei confronti della 48enne (difesa dall’avvocato Letizia Doppiu Anfossi) erano state confermate in aula dalle cognate che, rispondendo alle domande del pubblico ministero, avevano raccontato alcuni episodi di violenza subiti dal loro fratello. Maltrattamenti che, in qualche occasione, si sarebbero verificati anche alla presenza della figlia minore della coppia. «Da giugno 2015 – scriveva il pubblico ministero – l’imputata costringeva il coniuge a vivere nello scantinato-cucina dell’abitazione familiare e dal 21 marzo 2017 a dormire in auto». Lui ieri ha raccontato di non esser stato costretto ma di averlo fatto per sua scelta. Sempre nello stesso anno l’imputata l’avrebbe picchiato e una volta l’avrebbe «aggredito alle spalle e colpito ripetutamente con un’arma da taglio prima alla schiena e poi all’altezza della coscia». Anche per questo l’uomo (assistito dall’avvocato Damiano Pinna) ha dato la sua spiegazione: «Quel giorno mia moglie aveva un coltello in mano perché stava preparando da mangiare. Abbiamo litigato e sono rimasto ferito, non lo ha fatto intenzionalmente». (na.co.)

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