Ozieri perde 150 residenti l’anno
di Barbara Mastino
Servizi e imprese non bastano ad arginare lo spopolamento. Nel 2022 popolazione sotto i 10mila
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OZIERI. Anche una cittadina come Ozieri, dove nonostante la crisi resistono ancora uffici, servizi, scuole e imprese, soffre il fenomeno dello spopolamento, causato soprattutto dal bassissimo tasso demografico. Un fenomeno mondiale, dovuto più a fattori sociali che alla sola crisi economica, che comunque ne è una concausa, e che a Ozieri si è tradotta lo scorso anno in appena 54 nascite e che quest’anno, stando al dato aggiornato al 15 dicembre, ha visto nascere solo 41 piccoli ozieresi.
Un numero pesante, soprattutto se visto nel lungo periodo: negli ultimi dieci anni a Ozieri sono nati 687 bambini a fronte dei 1166 decessi registrati. E un dato che si traduce in un calo demografico importante, che senza dubbio ha influito sul numero dei residenti: 10.553 nel 2018, 10.328 nel 2019, 10.176 nel 2020 e 10.033 alla data del 30 novembre 2021, ovvero -520 dal 2018 a oggi. Su questo numero, però, influisce anche un altro dato da non sottovalutare, ed è quello dell’emigrazione: negli ultimi dieci anni la città ha visto andare via circa 1400 persone, accogliendone invece 870 circa, ma tra questi “emigrati” si registra un’alta incidenze di persone che hanno semplicemente spostato la loro residenza in località marine: si tratta, quindi, di cambi di casa per motivi di più che comprensibile opportunità.
«Accanto al cambiamento di residenza nella casa al mare, che è oggettivo e che a Ozieri, e non solo, è diffuso – commenta il sindaco Marco Murgia – vanno registrate invece le vere emigrazioni di ragazzi che vanno via da Ozieri per motivi di lavoro, ma che continuano a tenere la residenza in città. Anche di questo fenomeno conosciamo parecchi esempi, mentre va detto che di casi di intere famiglie che sono emigrate per motivi di lavoro se ne conoscono pochissimi esempi. La desertificazione demografica ha tante cause e colpisce tutta l’isola – aggiunge il primo cittadino – e deve fare i conti prevalentemente con la denatalità e con la mancata accoglienza». Ozieri non fu immune dalle conseguenze delle due grandi ondate di emigrazione del ‘900, quella dei primi anni del secolo e quella degli anni ’50 e ’60, ma in quei casi non subì una diminuzione della popolazione, anzi: gli abitanti aumentarono, in armonia con i boom di nascite che si ebbero dopo le due guerre mondiali e la ripresa economica «ma anche - dice il sindaco Murgia - con la maggiore fiducia nel futuro che era propria delle società dell’epoca e che invece ora langue, davanti alla crisi economica ma anche di fronte a profondi mutamenti negli assetti e nei comportamenti sociali delle persone».
Cosa è cambiato oggi, quindi? Perché nascono così pochi bambini? La risposta è quella in premessa: c’è la precarietà del lavoro, ma c’è anche una maggiore “programmazione” della propria vita, che fa arrivare i figli più tardi e in minore numero. «A Ozieri –aggiunge il primo cittadino - possiamo dire che il calo demografico è in linea con quello che caratterizza tutte le aree interne ma, nel contempo, è stato molto più lento di quello subito dai paesi a noi limitrofi che offrono meno opportunità».
Un numero pesante, soprattutto se visto nel lungo periodo: negli ultimi dieci anni a Ozieri sono nati 687 bambini a fronte dei 1166 decessi registrati. E un dato che si traduce in un calo demografico importante, che senza dubbio ha influito sul numero dei residenti: 10.553 nel 2018, 10.328 nel 2019, 10.176 nel 2020 e 10.033 alla data del 30 novembre 2021, ovvero -520 dal 2018 a oggi. Su questo numero, però, influisce anche un altro dato da non sottovalutare, ed è quello dell’emigrazione: negli ultimi dieci anni la città ha visto andare via circa 1400 persone, accogliendone invece 870 circa, ma tra questi “emigrati” si registra un’alta incidenze di persone che hanno semplicemente spostato la loro residenza in località marine: si tratta, quindi, di cambi di casa per motivi di più che comprensibile opportunità.
«Accanto al cambiamento di residenza nella casa al mare, che è oggettivo e che a Ozieri, e non solo, è diffuso – commenta il sindaco Marco Murgia – vanno registrate invece le vere emigrazioni di ragazzi che vanno via da Ozieri per motivi di lavoro, ma che continuano a tenere la residenza in città. Anche di questo fenomeno conosciamo parecchi esempi, mentre va detto che di casi di intere famiglie che sono emigrate per motivi di lavoro se ne conoscono pochissimi esempi. La desertificazione demografica ha tante cause e colpisce tutta l’isola – aggiunge il primo cittadino – e deve fare i conti prevalentemente con la denatalità e con la mancata accoglienza». Ozieri non fu immune dalle conseguenze delle due grandi ondate di emigrazione del ‘900, quella dei primi anni del secolo e quella degli anni ’50 e ’60, ma in quei casi non subì una diminuzione della popolazione, anzi: gli abitanti aumentarono, in armonia con i boom di nascite che si ebbero dopo le due guerre mondiali e la ripresa economica «ma anche - dice il sindaco Murgia - con la maggiore fiducia nel futuro che era propria delle società dell’epoca e che invece ora langue, davanti alla crisi economica ma anche di fronte a profondi mutamenti negli assetti e nei comportamenti sociali delle persone».
Cosa è cambiato oggi, quindi? Perché nascono così pochi bambini? La risposta è quella in premessa: c’è la precarietà del lavoro, ma c’è anche una maggiore “programmazione” della propria vita, che fa arrivare i figli più tardi e in minore numero. «A Ozieri –aggiunge il primo cittadino - possiamo dire che il calo demografico è in linea con quello che caratterizza tutte le aree interne ma, nel contempo, è stato molto più lento di quello subito dai paesi a noi limitrofi che offrono meno opportunità».
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