Sassari diventa una “città dell’olio”
di Pasquale Porcu
Ieri la consegna della bandiera dell’associazione che unisce oltre 400 Comuni
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SASSARI. Anche Sassari è una “Città dell'olio”. La bandiera dell'associazione è stata consegnata ieri nella sala consiliare di Palazzo Ducale, al sindaco, dal presidente nazionale e dal direttore generale del sodalizio, rispettivamente, Michele Sommessa e Antonio Balenzano. All'affollata cerimonia erano presenti anche il vicepresidente nazionale Giovanni Antonio Sechi di Usini, una nutrita pattuglia di assessori comunali, rappresentanti dei frantoi cittadini, della Camera di Commercio, di Confcommercio, Confagricoltura, Copagri, Cia. A condurre il consigliere comunale Manuel Alivesi, delegato del Comune di Sassari nelle Città dell'Olio che da anni ha fortemente voluto l'adesione all'associazione, che il Comune turritano ha confermato con delibera votata all'unanimità.
Con l'atto di ieri, Sassari, finalmente, entra a far parte dei 400 Comuni che da anni portano avanti gli obiettivi dell'associazione, che si possono riassumere in difesa di una identità agricola e culturale dell'olivo, dell'ambiente, formazione e valorizzazione, anche per le ricadute economiche dell'olivocoltura. «Sassari ha una corona olivetata che la circonda – ha detto il sindaco Campus – Il forte radicamento della cultura dell'olivo è rappresentata non a caso anche nel gonfalone».
Purtroppo a livello nazionale il 30% degli oliveti sono stati abbandonati, ha detto Sommessa. E Sassari non fa eccezione. Il loro recupero, oltre a dare una preziosa risorsa economica ai giovani, consentirebbe di ridurre la forte dipendenza dai mercati non solo nazionali nei consumi isolani. Attualmente, infatti, i consumatori sardi usano solo un terzo di olio extravergine d'oliva di produzione regionale, il resto viene da fuori (a prezzi incredibli rispetto ai reali costi di produzione). Grazie alle iniziative in corso e a quelle attivate dall'associazione Città dell'olio è possibile avviare una campagna di promozione delle virtù dell'olio Evo. «Da tempo – ha detto Monica Lai, docente della scuola Pertini Biasi – abbiamo promosso un'opera di educazione alimentare per i nostri bambini e le loro famiglie». Un'idea alla quale crede molto l'associazione delle Città dell'olio, è stato detto ieri, è quella dell'olioturismo. Un modo, sulla scia di quanto sperimentato per l'enoturismo, che porterebbe flussi turisti nei nostri oliveti e nei nostri frantoi. «Stiamo predisponendo una bozza da presentare alla Regione», ha detto Giovanni Antonio Sechi. «Sarà mia cura fare in modo che la bozza diventi la prima legge regionale a livello nazionale», ha detto Piero Maieli, presidente della commissione regionale Attività produttive.
Con l'atto di ieri, Sassari, finalmente, entra a far parte dei 400 Comuni che da anni portano avanti gli obiettivi dell'associazione, che si possono riassumere in difesa di una identità agricola e culturale dell'olivo, dell'ambiente, formazione e valorizzazione, anche per le ricadute economiche dell'olivocoltura. «Sassari ha una corona olivetata che la circonda – ha detto il sindaco Campus – Il forte radicamento della cultura dell'olivo è rappresentata non a caso anche nel gonfalone».
Purtroppo a livello nazionale il 30% degli oliveti sono stati abbandonati, ha detto Sommessa. E Sassari non fa eccezione. Il loro recupero, oltre a dare una preziosa risorsa economica ai giovani, consentirebbe di ridurre la forte dipendenza dai mercati non solo nazionali nei consumi isolani. Attualmente, infatti, i consumatori sardi usano solo un terzo di olio extravergine d'oliva di produzione regionale, il resto viene da fuori (a prezzi incredibli rispetto ai reali costi di produzione). Grazie alle iniziative in corso e a quelle attivate dall'associazione Città dell'olio è possibile avviare una campagna di promozione delle virtù dell'olio Evo. «Da tempo – ha detto Monica Lai, docente della scuola Pertini Biasi – abbiamo promosso un'opera di educazione alimentare per i nostri bambini e le loro famiglie». Un'idea alla quale crede molto l'associazione delle Città dell'olio, è stato detto ieri, è quella dell'olioturismo. Un modo, sulla scia di quanto sperimentato per l'enoturismo, che porterebbe flussi turisti nei nostri oliveti e nei nostri frantoi. «Stiamo predisponendo una bozza da presentare alla Regione», ha detto Giovanni Antonio Sechi. «Sarà mia cura fare in modo che la bozza diventi la prima legge regionale a livello nazionale», ha detto Piero Maieli, presidente della commissione regionale Attività produttive.
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