Sassari, cameriere a processo: «Io, ingannato dai miei titolari»
Nadia Cossu
La verità dell'uomo in aula: «Ho fatto da prestanome e mi sono ritrovato con debiti milionari»
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SASSARI. «La racconto per la prima volta qui in aula la verità. Io ero un semplice cameriere e per non perdere il posto di lavoro, e non farlo perdere ai colleghi, ho accettato di fare da prestanome ai miei datori di lavoro, gli imprenditori Eliseo Fiori e Alessandro Doro. E per questo sono finito nei guai...».
A liberarsi di un “peso” che da anni lo tormentava, rivelando nomi e cognomi di chi a suo dire lo avrebbe fatto finire a processo ingiustamente, è stato un 56enne che alcuni giorni fa si è sottoposto a esame, come imputato, davanti al giudice Caterina Serra e al pm Andrea Giganti.
L’uomo era un semplice cameriere nel ristorante “La Tana” di Sassari, serviva ai tavoli e qualche volta, come capitava anche ad altri suoi colleghi, stava alla cassa. Ma a un certo punto l’attività è andata in crisi, i fornitori non venivano pagati, la società è fallita. E lui, cameriere stipendiato con mille euro al mese, si è ritrovato a distanza di tempo indagato per omessi versamenti di Iva, Irpef, Ires per un importo di centinaia di migliaia di euro.
«Ma io non ero amministratore delegato di quella società – ha raccontato in tribunale, assistito dal suo avvocato Giuseppe Onorato – lo ero nella carta ma non nella sostanza. Accettai la richiesta di figurare come tale perché altrimenti io e i miei colleghi avremmo perso il lavoro. Ero l’unico, tra tutti, a non avere una famiglia e mi resi disponibile. I titolari garantirono che avrebbero pensato a tutto loro ma così non è stato». Circostanza confermata in udienza da una testimone, dipendente dello stesso locale per anni, che ha detto che l’imputato svolgeva solo mansioni da cameriere e che gli imprenditori a cui tutti facevano riferimento erano proprio Fiori e Doro. L’avvocato Onorato ha anche depositato una visura camerale dalla quale risultavano quegli stessi nomi.
Nel capo di imputazione la Procura elenca i mancati versamenti tra gli anni 2010 e 2011, periodo nel quale il cameriere non avrebbe presentato, in quanto socio al 90 per cento della Elsa srl (che gestiva il ristorante nel quale lavorava) «la dichiarazione modello unico per la somma di 102mila euro a titolo di imposta sul reddito delle società (Ires)». Questo perché in seguito ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate «e in particolare dall’esame dei registri dei corrispettivi per l’anno 2010 emergevano ricavi della società Elsa per 842.629 euro che scorporati dall’Iva corrispondevano a 766.026 euro di base imponibile e 76.602 di Iva». E accertato che le quote societarie della Elsa srl erano di proprietà al 90 per cento del cameriere «veniva emesso – scriveva la Procura – un successivo controllo dal quale si accertava tra l’altro la somma di 335.730 euro come reddito di capitale per la propria quota di partecipazione nella Elsa srl». Una verifica che aveva fatto emergere «la corrispondente omissione della presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno 2010 con l’accertamento di una maggiore imposta Irpef pari a 142.885 euro».
Accuse che l’uomo, costretto a emigrare in Svizzera per trovare un nuovo lavoro, ha respinto pubblicamente per la prima volta in aula. Il processo a suo carico era stato più volte rinviato perché mentre lavorava nel ristorante in Svizzera era rimasto vittima di un incidente. Era caduto dalle scale ed era rimasto in coma per lungo tempo. Ancora oggi sta affrontando delle cure riabilitative.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A liberarsi di un “peso” che da anni lo tormentava, rivelando nomi e cognomi di chi a suo dire lo avrebbe fatto finire a processo ingiustamente, è stato un 56enne che alcuni giorni fa si è sottoposto a esame, come imputato, davanti al giudice Caterina Serra e al pm Andrea Giganti.
L’uomo era un semplice cameriere nel ristorante “La Tana” di Sassari, serviva ai tavoli e qualche volta, come capitava anche ad altri suoi colleghi, stava alla cassa. Ma a un certo punto l’attività è andata in crisi, i fornitori non venivano pagati, la società è fallita. E lui, cameriere stipendiato con mille euro al mese, si è ritrovato a distanza di tempo indagato per omessi versamenti di Iva, Irpef, Ires per un importo di centinaia di migliaia di euro.
«Ma io non ero amministratore delegato di quella società – ha raccontato in tribunale, assistito dal suo avvocato Giuseppe Onorato – lo ero nella carta ma non nella sostanza. Accettai la richiesta di figurare come tale perché altrimenti io e i miei colleghi avremmo perso il lavoro. Ero l’unico, tra tutti, a non avere una famiglia e mi resi disponibile. I titolari garantirono che avrebbero pensato a tutto loro ma così non è stato». Circostanza confermata in udienza da una testimone, dipendente dello stesso locale per anni, che ha detto che l’imputato svolgeva solo mansioni da cameriere e che gli imprenditori a cui tutti facevano riferimento erano proprio Fiori e Doro. L’avvocato Onorato ha anche depositato una visura camerale dalla quale risultavano quegli stessi nomi.
Nel capo di imputazione la Procura elenca i mancati versamenti tra gli anni 2010 e 2011, periodo nel quale il cameriere non avrebbe presentato, in quanto socio al 90 per cento della Elsa srl (che gestiva il ristorante nel quale lavorava) «la dichiarazione modello unico per la somma di 102mila euro a titolo di imposta sul reddito delle società (Ires)». Questo perché in seguito ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate «e in particolare dall’esame dei registri dei corrispettivi per l’anno 2010 emergevano ricavi della società Elsa per 842.629 euro che scorporati dall’Iva corrispondevano a 766.026 euro di base imponibile e 76.602 di Iva». E accertato che le quote societarie della Elsa srl erano di proprietà al 90 per cento del cameriere «veniva emesso – scriveva la Procura – un successivo controllo dal quale si accertava tra l’altro la somma di 335.730 euro come reddito di capitale per la propria quota di partecipazione nella Elsa srl». Una verifica che aveva fatto emergere «la corrispondente omissione della presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno 2010 con l’accertamento di una maggiore imposta Irpef pari a 142.885 euro».
Accuse che l’uomo, costretto a emigrare in Svizzera per trovare un nuovo lavoro, ha respinto pubblicamente per la prima volta in aula. Il processo a suo carico era stato più volte rinviato perché mentre lavorava nel ristorante in Svizzera era rimasto vittima di un incidente. Era caduto dalle scale ed era rimasto in coma per lungo tempo. Ancora oggi sta affrontando delle cure riabilitative.
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