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Sassari

«Il nostro addio al Centro del riuso di via Montello tra dolore e riconoscenza»

di Giovanni Bua
«Il nostro addio al Centro del riuso di via Montello tra dolore e riconoscenza»

Sassari, il responsabile Giuseppe Mulas: «Lasciamo dopo quattro anni entusiasmanti». I costi di gestione troppo alti all’origine del mancato accordo con il Comune 

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SASSARI. I giorni di apertura sono stati 345, con 1218 presenze di volontari che hanno fatto 8511 ore di servizio. E che hanno aperto le porte 878 volte per ricevere beni in dono, e 214 volte per accogliere richieste di quei beni. Il tutto impiegando 54mila euro di fondi, di cui 44mila arrivati dai contributi comunali e 10mila da fondi dell’Emporio della Solidarietà. Sono numeri che raccontano un incredibile successo, ma anche un doloroso fallimento. Quello del centro di riuso in via Montello, il gioiellino di 246 metri quadrati, messi a disposizione del Comune dall’inizio del 2018, gestito dall’apertura dall’Emporio della Solidarietà e chiuso dal 21 novembre dopo il mancato accordo tra i sanpaolini e Palazzo Ducale per il rinnovo della concessione.

A tracciare il bilancio di questi anni faticosi ed entusiasmanti uno dei maggiori protagonisti di questa avventura, il responsabile del centro Giuseppe Mulas, che senza nascondere emozione e lacrime, e ben attento a non fare alcuna polemica, racconta di: «Un’esperienza unica, non solo qui a Sassari. Che ringraziamo di aver avuto la fortuna di poter fare. Quando ci sono state consegnate le chiavi, il 14 novembre 2017, abbiamo trovato un locale bello, vuoto, a cui abbiamo dato un’anima. Abbiamo dovuto inventare tutto, abbiamo scritto una bozza di disciplinare che poi l’amministrazione ha fatto sua, abbiamo dovuto cercare di capire come fare camminare questo centro, e ci hanno aiutato tutte le persone che sono venute portandoci i loro beni, i loro perché, i loro ringraziamenti, a noi che eravamo soltanto mani».

È l’avvio di un progetto unico in Sardegna: un luogo aperto alle donazioni di arredi di ogni tipo (sono arrivate anche cucine complete), accessori, libri, soprammobili, giochi per l'infanzia, che i volontari che hanno in gestione il centro catalogano, riordinano, riusano e donano alle famiglie, indicate dai servizi sociali comunali. Un modello, che il Comune finanzia con un contributo di 25mila euro l’anno, che però si scontra con il suo stesso successo, con i volontari che teoricamente devono garantire tre giornate di apertura settimanali, con un impegno di 25 ore, che però finisce regolarmente per raddoppiarsi e diventare un lavoro a tempo pieno per molti. Un problema serio, mascherato dalla tenacia dei sanpaolini ma che alla lunga mina l’equilibrio del progetto.

Lo dimostra un passaggio alla fine dell’accorato intervento di Mulas, quei 54mila euro di fondi usati per far marciare il centro, di cui solo 44mila arrivati dai contributi comunali. «Come Emporio della solidarietà – spiega il responsabile del centro – abbiamo deciso di destinare somme a una collettività più ampia delle persone che normalmente servivamo. Non abbiamo mai fatto una polemica, evidenziato nulla, rinfacciato le tante difficoltà. Anche grazie alla lungimiranza del parroco di San Paolo, don Luciano Salaris, e al responsabile dell’Emporio, Mattia Mulas. Ora però non possiamo più andare avanti». In attesa delle promesse soluzioni (servono più risorse o almeno del personale stabile, in arrivo magari dai Puc, i progetti destinati ai percettori del reddito di cittadinanza) l’Emporio alla fine molla e, dopo due mesi di “rinnovo” restituisce le chiavi. «Lo abbiamo fatto con grande dispiacere – chiude Mulas– e con la convinzione che noi non vogliamo lasciare cadere questa esperienza». Più che un addio dunque un arrivederci, magari con un progetto simile gestito direttamente. Ma con un futuro per il centro di riuso comunale ancora tutto da scrivere.

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