Mercato civico, rabbia e speranza
di Giovanni Bua
Il disincanto degli operatori davanti al piano di riqualificazione: «Portateci via da qui o moriremo»
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SASSARI. Disincantati, preoccupati, increduli, speranzosi, entusiasti. È un groviglio di emozioni quello che si respira nei glaciali locali del nuovo mercato (a quanto parte nessuno si prende la responsabilità di spegnere l’aria condizionata), tra banchi sempre più vuoti e sempre meno clienti. Con un filo comune a legare tutto. Una sensazione profonda più che una lamentela: «Qui siamo completamente abbandonati».
Non basta insomma il progetto esecutivo per il restyling del mercato storico a scaldare gli animi tra gli operatori cittadini. Né la promessa di chiudere la complessa partita entro due anni e mezzo. «I lavori si sa quando iniziano ma mai quando finiscono – sibila un pescivendolo –. Questi non sono ancora iniziati, figuriamoci. L’errore l’abbiamo fatto a permettergli di farci andare via dal mercato storico, e a farci portare in questo posto, che più che un mercato sembra un ospedale».
Disincanto a chili tra un po’ di gamberi e un’orata. Difficile da contestare, soprattutto se a farsene portavoce è una delle decane del mercato cittadino, Elisa Tanca, con la sua pescheria: «Quanti ne ho visto passare di sindaci e di progetti in sessant’anni. Certo che mi farebbe piacere tornare a casa mia e soprattutto andare via da questo posto. Ma la mia fiducia ormai è difficile da conquistare. Anche perché qui, a parte il consigliere Palopoli che mi dicono essere poco considerato, non si fa mai vedere nessuno. E intendo mai». Di diverso avviso Claudio Cau e Roberto Muzzu, gestori del Fast Caffè, che il progetto presentato l’altro ieri lo conoscono bene, e sopra ci hanno fatto già più di un sogno. «C’è un bar ristorante, collegato alla struttura del mercato ma in grado di rimanere aperto autonomamente – spiegano rapiti –. E vicino alla nuova piazza che si creerà intorno alla pensilina liberty. Un posto da sogno, che potrebbe davvero essere un volano per il rilancio di tutta la zona. Speriamo di essere noi ad avere in gestione quello spazio, siamo da tre anni l’unico bar dentro il mercato, e ci stiamo mettendo tutta l’energia per fare qualcosa di nuovo. Ci crediamo tantissimo, nel mercato, nel centro storico. E abbiamo mille idee insieme ad altri operatori giovani come noi per far rinascere la zona più bella della città».
Una nuova piazza che invece lascia perplesso Antonio Tedde, dal 1982 dietro lo storico banco di verdura della famiglia. «Se la zona non viene riqualificata la zona della pensilina rischia di diventare un altro luogo degradato, come la piazza attuale. Forse bisognerebbe studiare il modo di fare una chiusura notturna. Per il resto ben venga il trasferimento, anche perché questo posto cade a pezzi e l’aria decadente che già si respira a pieni polmoni tiene ancora di più le persone lontane».
Non Elena e Luigi Perelli, fedelissimi clienti. Lei sassarese, lui piemontese. Rientrati in città nel 2016, e venuti a vivere, con non poco coraggio, nel centro storico. «Una scelta naturale, come quella di fare la spesa al mercato, con prodotti freschi e locali – spiegano convinti Elena –. Certo non ci aspettavamo di trovare una situazione del genere, anche perché da dove veniamo il centro storico è il fiore all’occhiello di una città. Ma siamo felici per qualsiasi progetto che possa rilanciare questa zona, e farla brillare come merita».
Non basta insomma il progetto esecutivo per il restyling del mercato storico a scaldare gli animi tra gli operatori cittadini. Né la promessa di chiudere la complessa partita entro due anni e mezzo. «I lavori si sa quando iniziano ma mai quando finiscono – sibila un pescivendolo –. Questi non sono ancora iniziati, figuriamoci. L’errore l’abbiamo fatto a permettergli di farci andare via dal mercato storico, e a farci portare in questo posto, che più che un mercato sembra un ospedale».
Disincanto a chili tra un po’ di gamberi e un’orata. Difficile da contestare, soprattutto se a farsene portavoce è una delle decane del mercato cittadino, Elisa Tanca, con la sua pescheria: «Quanti ne ho visto passare di sindaci e di progetti in sessant’anni. Certo che mi farebbe piacere tornare a casa mia e soprattutto andare via da questo posto. Ma la mia fiducia ormai è difficile da conquistare. Anche perché qui, a parte il consigliere Palopoli che mi dicono essere poco considerato, non si fa mai vedere nessuno. E intendo mai». Di diverso avviso Claudio Cau e Roberto Muzzu, gestori del Fast Caffè, che il progetto presentato l’altro ieri lo conoscono bene, e sopra ci hanno fatto già più di un sogno. «C’è un bar ristorante, collegato alla struttura del mercato ma in grado di rimanere aperto autonomamente – spiegano rapiti –. E vicino alla nuova piazza che si creerà intorno alla pensilina liberty. Un posto da sogno, che potrebbe davvero essere un volano per il rilancio di tutta la zona. Speriamo di essere noi ad avere in gestione quello spazio, siamo da tre anni l’unico bar dentro il mercato, e ci stiamo mettendo tutta l’energia per fare qualcosa di nuovo. Ci crediamo tantissimo, nel mercato, nel centro storico. E abbiamo mille idee insieme ad altri operatori giovani come noi per far rinascere la zona più bella della città».
Una nuova piazza che invece lascia perplesso Antonio Tedde, dal 1982 dietro lo storico banco di verdura della famiglia. «Se la zona non viene riqualificata la zona della pensilina rischia di diventare un altro luogo degradato, come la piazza attuale. Forse bisognerebbe studiare il modo di fare una chiusura notturna. Per il resto ben venga il trasferimento, anche perché questo posto cade a pezzi e l’aria decadente che già si respira a pieni polmoni tiene ancora di più le persone lontane».
Non Elena e Luigi Perelli, fedelissimi clienti. Lei sassarese, lui piemontese. Rientrati in città nel 2016, e venuti a vivere, con non poco coraggio, nel centro storico. «Una scelta naturale, come quella di fare la spesa al mercato, con prodotti freschi e locali – spiegano convinti Elena –. Certo non ci aspettavamo di trovare una situazione del genere, anche perché da dove veniamo il centro storico è il fiore all’occhiello di una città. Ma siamo felici per qualsiasi progetto che possa rilanciare questa zona, e farla brillare come merita».
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