Gnocchetti al ragù e pollo tutti in fila dalle otto
di Nadia Cossu
Da ieri regole anticovid: i pasti si consegnano, vietato mangiare dentro la mensa In coda mamme che prendono il cibo per i figli e persone che arrivano dai paesi
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Seduti sull’uscio di alcune case del centro storico aprono quel sacchetto che profuma di buono e che spezza la solitudine: gnocchetti al ragù e parmigiano, pollo arrosto, patatine fritte, frutta, panettone o pandoro, a seconda dei gusti. Alcuni non hanno una casa dove andare per pranzo e siccome l’aumento dei contagi covid ha imposto da ieri nuove regole nella mensa di via Canopolo, devono accontentarsi di ritirare i pasti e mangiare dove capita. Anche sui gradini delle case altrui. Sono i bisognosi, sono persone sole, in difficoltà. Che, però, proprio lì trovano conforto e calore umano.
Alle 8 del mattino davanti al centro vincenziano di accoglienza sociale, aperto tutte le domeniche e nei giorni santificati, c’è già la fila. Il numero dei positivi in Sardegna, cresciuto vertiginosamente negli ultimi giorni, ha imposto la chiusura della mensa: i volontari cucinano, impacchettano e consegnano i pasti perché all’interno della struttura non si può mangiare. Una regola necessaria, anche se in via Canopolo già da prima di questa nuova emergenza si entrava solo se muniti di green pass.
Alle 9 c’è una mamma che chiede di poter ritirare il sacchetto per lei e per sua figlia che vive in un istituto. Va presto perché deve raggiungerla e quindi ha bisogno di organizzarsi per tempo per poter pranzare insieme a lei. Alcuni arrivano dai paesi della provincia, prendono il pullman, qualche volta trovano un passaggio, e poi tornano a casa con il cibo: e il primo gennaio diventa festa pure per loro.
C’è anche una coppia, non sono fidanzati ma spesso – anche in passato – si sono ritrovati seduti vicini, in quella mensa. Storcono il naso quando vengono a sapere che non si può mangiare all’interno fino a nuove disposizioni. Per loro due, come per molti altri, quella sala nel cuore del centro storico di Sassari non rappresenta soltanto il luogo in cui sfamarsi. È uno spazio di condivisione di vita, un momento in cui raccontarsi le proprie disavventure e talvolta riderci su, provando a sperare che le cose cambino. «Si trattengono spesso oltre il pranzo – raccontano i volontari – li vediamo sorridere. Abbiamo a disposizione due grossi condizionatori quindi c’è tepore, un sottofondo musicale...» e la giornata assume un nuovo colore. Ieri non hanno potuto farlo, si sono salutati e dati appuntamento per quando tutto finirà.
E poi c’è anche chi, velocemente, ritira il sacchetto, ringrazia e scappa via. Sono uomini e donne tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine. Hanno commesso qualche reato e la loro uscita si limita a questo: recuperare il cibo e correre a casa.
E infine ci sono gli altri protagonisti, coloro che rendono possibile il miracolo: i volontari. Persone dal cuore d’oro che non sentono il peso della fatica. Nemmeno se la notte di Capodanno hanno fatto un po’ più tardi e magari il primo gennaio sarebbero rimasti volentieri a dormire. La solidarietà chiama. Si mettono in macchina molto presto, con un forte senso di umanità, di comprensione e di vicinanza verso chi non ha la possibilità – non solo economica – di provvedere a se stesso. La fatica e il sonno sono spazzati via dal sorriso di quelle persone – 100, 120 di media – che ritirano i pasti e si allontanano sapendo che anche quel giorno potranno portare a casa qualcosa da mettere sotto i denti.
Qualcuno aspetta la fine della mattinata, quando cioè tutta la fila è stata servita. Se qualche sacchetto è avanzato vorrebbe prenderlo: «Perché anche stanotte non c’è nulla da mangiare – dice una signora – quindi se fosse possibile...». Ed è possibile, alla mensa di via Canopolo non si butta via nulla. Si dona, tutto quello che c’è.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Alle 8 del mattino davanti al centro vincenziano di accoglienza sociale, aperto tutte le domeniche e nei giorni santificati, c’è già la fila. Il numero dei positivi in Sardegna, cresciuto vertiginosamente negli ultimi giorni, ha imposto la chiusura della mensa: i volontari cucinano, impacchettano e consegnano i pasti perché all’interno della struttura non si può mangiare. Una regola necessaria, anche se in via Canopolo già da prima di questa nuova emergenza si entrava solo se muniti di green pass.
Alle 9 c’è una mamma che chiede di poter ritirare il sacchetto per lei e per sua figlia che vive in un istituto. Va presto perché deve raggiungerla e quindi ha bisogno di organizzarsi per tempo per poter pranzare insieme a lei. Alcuni arrivano dai paesi della provincia, prendono il pullman, qualche volta trovano un passaggio, e poi tornano a casa con il cibo: e il primo gennaio diventa festa pure per loro.
C’è anche una coppia, non sono fidanzati ma spesso – anche in passato – si sono ritrovati seduti vicini, in quella mensa. Storcono il naso quando vengono a sapere che non si può mangiare all’interno fino a nuove disposizioni. Per loro due, come per molti altri, quella sala nel cuore del centro storico di Sassari non rappresenta soltanto il luogo in cui sfamarsi. È uno spazio di condivisione di vita, un momento in cui raccontarsi le proprie disavventure e talvolta riderci su, provando a sperare che le cose cambino. «Si trattengono spesso oltre il pranzo – raccontano i volontari – li vediamo sorridere. Abbiamo a disposizione due grossi condizionatori quindi c’è tepore, un sottofondo musicale...» e la giornata assume un nuovo colore. Ieri non hanno potuto farlo, si sono salutati e dati appuntamento per quando tutto finirà.
E poi c’è anche chi, velocemente, ritira il sacchetto, ringrazia e scappa via. Sono uomini e donne tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine. Hanno commesso qualche reato e la loro uscita si limita a questo: recuperare il cibo e correre a casa.
E infine ci sono gli altri protagonisti, coloro che rendono possibile il miracolo: i volontari. Persone dal cuore d’oro che non sentono il peso della fatica. Nemmeno se la notte di Capodanno hanno fatto un po’ più tardi e magari il primo gennaio sarebbero rimasti volentieri a dormire. La solidarietà chiama. Si mettono in macchina molto presto, con un forte senso di umanità, di comprensione e di vicinanza verso chi non ha la possibilità – non solo economica – di provvedere a se stesso. La fatica e il sonno sono spazzati via dal sorriso di quelle persone – 100, 120 di media – che ritirano i pasti e si allontanano sapendo che anche quel giorno potranno portare a casa qualcosa da mettere sotto i denti.
Qualcuno aspetta la fine della mattinata, quando cioè tutta la fila è stata servita. Se qualche sacchetto è avanzato vorrebbe prenderlo: «Perché anche stanotte non c’è nulla da mangiare – dice una signora – quindi se fosse possibile...». Ed è possibile, alla mensa di via Canopolo non si butta via nulla. Si dona, tutto quello che c’è.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
