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Sassari

Si schianta con la moto muore due mesi dopo

di Luca Fiori
Si schianta con la moto muore due mesi dopo

Antonio Stefano Chessa, 19 anni, si era sbattuto contro un muro con un’Aprilia 50 Domenica notte il suo cuore si è arreso nel reparto di Rianimazione del Civile

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SASSARI. Il cuore di Antonio si è arreso domenica notte, dopo aver lottato per poco più di due mesi nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari.

Due mesi di agonia in cui i parenti e gli amici hanno sperato e pregato che Antonio Stefano Chessa, il motociclista di 19 anni, vittima di un incidente stradale accaduto la notte tra il 21 e il 22 ottobre scorsi nella strada vicinale San Quirico, potesse farcela.

Il diciannovenne aveva perso il controllo della sua Aprilia 50 e si era schiantato violentemente contro il muro di cinta di una villetta. I rilievi dell'indicente erano stati svolti dagli agenti della polizia stradale di Sassari, che aveva sentito dei testimoni che abitano vicino al punto dell'incidente, richiamati proprio dal rumore dello schianto nel cuore della notte.

A dare l’allarme era stato proprio un residente della zona: «Ho sentito la moto passare - aveva raccontato agli agenti - e poi un botto improvviso. Sono corso per strada e ho visto il ragazzo a terra».

Non è escluso che il ragazzo la sera dell’incidente avesse compiuto una manovra per evitare un ostacolo improvviso. Ma è anche possibile che il 19enne possa aver perso il controllo della moto a causa di una buca o del manto stradale deformato, e questo giustificherebbe il fatto che non sono stati rilevati segni di frenata.

Subito dopo l’incidente sul posto erano arrivati gli operatori del 118 che avevano provveduto a prestare le prime cure al ferito e - constatata la gravità delle lesioni - a trasportarlo d’urgenza in ospedale a bordo dell’ambulanza.

Gli agenti della pattuglia della polizia stradale si erano trovati di fronte a uno spettacolo drammatico: l’Aprilia 50 con il serbatoio completamente staccato a seguito della violenza dell’urto e collocato a qualche metro dalla moto. Per terra una chiazza di sangue. Nessun testimone e neppure telecamere.

Antonio Stefano Chessa era stato identificato solo dopo qualche ora, perché al momento in cui erano arrivati i soccorritori non aveva documenti, e anche attraverso la moto era stato complicato risalire alla persona che si trovava alla guida. Era stata la mamma, che non l’aveva visto rientrare a casa, a scoprire che il figlio era rimasto coinvolto in un grave incidente stradale.

Ieri la notizia della prematura scomparsa del diciannovenne, molto conosciuto nella borgata in cui viveva, ha gettato nello sconforto tutti quelli che lo conoscevano. Centinaia i messaggi di cordoglio affidati alle bacheche Facebook.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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