Sorso, arrivano le cartelle pazze
di Salvatore Santoni
Raffica di proteste: prime case tassate anche se esenti, minori chiamati a pagare insieme ai genitori
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SORSO. Prime case tassate nonostante dovrebbero essere esenti, pertinenze dell’abitazione principale considerate come seconda casa, minorenni chiamati a pagare nonostante l’imposta sia stata assolta dai genitori. E poi c’è il caso della stessa abitazione censita erroneamente con due numeri civici. Il risultato? Il Comune esenta il primo e chiede di pagare per il secondo. Sono soltanto alcuni dei casi emblematici delle “cartelle pazze” che stanno arrivando in centinaia di case sorsensi in questi giorni. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabrizio Demelas ha dato il via a una valanga di accertamenti esecutivi per l’Imu 2016 che sta creando grattacapi e malumori. Negli ultimi giorni centinaia di contribuenti si sono riversati negli uffici comunali. Gli accertamenti sono infatti partiti in maniera massiva portandosi dietro, in parecchi casi, errori macroscopici. Alcuni causati sicuramente da poca accortezza ed errori dei contribuenti, ma altri frutto di una banca dati comunale che fa acqua da tutte le parti. In sostanza molte delle variazioni intercorse negli anni sembrano andate perdute o comunque non risultano agli atti del Comune.
In certi casi per i contribuenti significa quindi dover giustificare situazioni consolidate da vent’anni, gestite magari rapportandosi direttamente coi dipendenti comunali. E quindi significa che molti contribuenti non hanno in mano carte che dimostrino di essersi recati fisicamente negli uffici. Ecco perché, per esempio, c’è chi da anni ha segnalato una pertinenza della prima casa che viene tassata come tale ai fini della tariffa sui rifiuti ma che, per la stessa annualità, viene considerata come seconda casa ai fini Imu: un paradosso. Oppure il caso di un’abitazione che negli anni ha subìto una variazione legata alla toponomastica. È nata cioè con un numero civico che poi è variato nel tempo. Circostanza che ha generato un disguido poco piacevole. Il proprietario, infatti, si è visto esentare il primo numero civico come prima casa, mentre è chiamato a pagare per la nuova numerazione. Questo nonostante si tratti dello stesso immobile. A indispettire molti contribuenti è il fatto di non essere stati mai contattati o invitati a un contraddittorio preventivo dall’ufficio.
Quando in passato emergevano incongruenze, infatti, i contribuenti venivano invitati dall’ufficio a fornire spiegazioni e, spesso, venivano educati a non commettere più gli errori. Oggi, invece, la corsa all’ufficio Tributi scatta sotto la minaccia di un accertamento esecutivo sulla testa. Come si legge negli accertamenti notificati ai contribuenti, ci sono 60 giorni tempo per presentare ricorso. Il primo step è una richiesta di riesame per annullamento in autotutela, con il quale si fornisce una spiegazione sommaria all’ufficio chiedendo sostanzialmente lo stralcio della posizione. Ma bisogna stare molto attenti: presentare la richiesta di revisione non congela i termini e il Comune non è comunque tenuto a rispondere. Significa che l’unica carta che resta per evitare che l’accertamento esecutivo diventi un fermo amministrativo è presentare un ricorso formale alla commissione tributaria, che solitamente significa rivolgersi a un commercialista o un avvocato. E quindi ha dei costi. L’ultima volta si parlò di bollette pazze a Sorso erano i primi anni ’90, quando durante l’allora amministrazione guidata da Andreuccio Bonfigli piovettero bollette dell’acqua arretrate che scatenarono una sommossa popolare. In quel caso le letture dei contatori erano sballate e il Comune fu costretto a eseguire qualche migliaio di sgravi.
In certi casi per i contribuenti significa quindi dover giustificare situazioni consolidate da vent’anni, gestite magari rapportandosi direttamente coi dipendenti comunali. E quindi significa che molti contribuenti non hanno in mano carte che dimostrino di essersi recati fisicamente negli uffici. Ecco perché, per esempio, c’è chi da anni ha segnalato una pertinenza della prima casa che viene tassata come tale ai fini della tariffa sui rifiuti ma che, per la stessa annualità, viene considerata come seconda casa ai fini Imu: un paradosso. Oppure il caso di un’abitazione che negli anni ha subìto una variazione legata alla toponomastica. È nata cioè con un numero civico che poi è variato nel tempo. Circostanza che ha generato un disguido poco piacevole. Il proprietario, infatti, si è visto esentare il primo numero civico come prima casa, mentre è chiamato a pagare per la nuova numerazione. Questo nonostante si tratti dello stesso immobile. A indispettire molti contribuenti è il fatto di non essere stati mai contattati o invitati a un contraddittorio preventivo dall’ufficio.
Quando in passato emergevano incongruenze, infatti, i contribuenti venivano invitati dall’ufficio a fornire spiegazioni e, spesso, venivano educati a non commettere più gli errori. Oggi, invece, la corsa all’ufficio Tributi scatta sotto la minaccia di un accertamento esecutivo sulla testa. Come si legge negli accertamenti notificati ai contribuenti, ci sono 60 giorni tempo per presentare ricorso. Il primo step è una richiesta di riesame per annullamento in autotutela, con il quale si fornisce una spiegazione sommaria all’ufficio chiedendo sostanzialmente lo stralcio della posizione. Ma bisogna stare molto attenti: presentare la richiesta di revisione non congela i termini e il Comune non è comunque tenuto a rispondere. Significa che l’unica carta che resta per evitare che l’accertamento esecutivo diventi un fermo amministrativo è presentare un ricorso formale alla commissione tributaria, che solitamente significa rivolgersi a un commercialista o un avvocato. E quindi ha dei costi. L’ultima volta si parlò di bollette pazze a Sorso erano i primi anni ’90, quando durante l’allora amministrazione guidata da Andreuccio Bonfigli piovettero bollette dell’acqua arretrate che scatenarono una sommossa popolare. In quel caso le letture dei contatori erano sballate e il Comune fu costretto a eseguire qualche migliaio di sgravi.
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