Campus: Puc, c’è l’accordo la variante sarà approvata
di Giovanni Bua
Il sindaco: «Assessore regionale e dirigente hanno appoggiato la nostra scelta» Sul commercio: «Abbiamo stralciato il piano, ma lo riproporremo a breve»
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SASSARI. Nessuna guerra con la Regione, ma un percorso condiviso con i vertici politici e tecnici dell’assessorato all’Urbanistica che porterà a breve al via libera definitivo alla “Variante 8”, le norme tecniche attuative del Puc licenziate, tra non poche polemiche, nell’ultimo Consiglio dell’anno. A fornire le rassicurazioni il sindaco Nanni Campus, che conferma il mancato accordo con gli uffici (peraltro messo per iscritto nella delibera) ma spiega che la strada scelta: «È frutto di un accordo con l’assessore e il dirigente del Settore. Sappiamo che il Puc ha dei problemi, ma non è nell’approvazione di questa variante che potranno essere risolti. Per questo il Comune ha deciso di accogliere le istanze della Ras per le norme la cui modifica non comporterebbe uno stravolgimento del piano, ma di non accogliere quelle che riguardano norme del Puc non intaccate dalla variante, per le quali era già intervenuta la verifica di coerenza regionale, la cui modifica comporterebbe uno stravolgimento dell’assetto del piano tale da porre a carico del Comune l’obbligo di riadozione e ripubblicazione».
Una “guerra fiorita” insomma, la cui buona fine secondo Campus sarebbe già scritta. Con il sindaco che rivendica l’utilità delle “forzature” che hanno portato allo scontro. «La prima stesura, già approvata dal precedente consiglio comunale – spiega – conteneva delle gravissime e pericolose aperture che avrebbero dato un colpo mortale all’economia della nostra Città ed è stata perciò annullata da questa maggioranza. Faccio riferimento alla possibilità data ai grandi centri commerciali di avere al loro interno cinema, teatri, discoteche, sale di ritrovo, centri congressi e relativi locali di servizio annessi, palestre e centri sportivi, ambulatori e poliambulatori medici e veterinari; insomma Predda Niedda sarebbe diventata una vera e propria città autonoma e in concorrenza con tutta la città compatta e non solo, come avviene dal suo primo insediamento purtroppo, con le sue attività commerciali. Abbiamo cancellato tutto questo ed abbiamo invece snellito le procedure per poter intervenire in quelle aree ex industriali dismesse degradate, abbandonate da decenni che deturpano e sviliscono la nostra città: l’area delle ex conceria Costa e dell’esposizione di mobili a Santa Maria, l’area delle ex industrie Ardisson in via San Paolo, l’area degli ex mulini Azzena in via Predda Niedda, al fine di poter favorire il loro recupero conservativo e poterle reimmettere a pieno titolo nel circuito urbano». Sul piano del commercio poi: «Avevamo pensato di inserire la possibilità che attività commerciali più grandi ed importanti delle semplici attività di vicinato potessero insediarsi anche nel nostro centro storico: una possibile occasione di recupero di sviluppo. Come è noto la struttura tecnica della Regione, in sede di approvazione della variante, ha cassato questa possibilità e richiesto inoltre ulteriori modifiche. Alcune di queste modifiche sono relative a parti del Puc vigente ormai da anni e non inserite nella variante, per cui la stessa dirigenza regionale e la parte politica hanno condiviso la nostra scelta di non accettare queste proposte, mentre abbiamo scelto di accettare le altre osservazioni, tra cui quella sulle strutture commerciali del centro storico per non bloccare l’iter di approvazione di tutta la variante. Quella commerciale la ripresenteremo sotto altra forma nei prossimi mesi perché la riteniamo fondamentale».
Una “guerra fiorita” insomma, la cui buona fine secondo Campus sarebbe già scritta. Con il sindaco che rivendica l’utilità delle “forzature” che hanno portato allo scontro. «La prima stesura, già approvata dal precedente consiglio comunale – spiega – conteneva delle gravissime e pericolose aperture che avrebbero dato un colpo mortale all’economia della nostra Città ed è stata perciò annullata da questa maggioranza. Faccio riferimento alla possibilità data ai grandi centri commerciali di avere al loro interno cinema, teatri, discoteche, sale di ritrovo, centri congressi e relativi locali di servizio annessi, palestre e centri sportivi, ambulatori e poliambulatori medici e veterinari; insomma Predda Niedda sarebbe diventata una vera e propria città autonoma e in concorrenza con tutta la città compatta e non solo, come avviene dal suo primo insediamento purtroppo, con le sue attività commerciali. Abbiamo cancellato tutto questo ed abbiamo invece snellito le procedure per poter intervenire in quelle aree ex industriali dismesse degradate, abbandonate da decenni che deturpano e sviliscono la nostra città: l’area delle ex conceria Costa e dell’esposizione di mobili a Santa Maria, l’area delle ex industrie Ardisson in via San Paolo, l’area degli ex mulini Azzena in via Predda Niedda, al fine di poter favorire il loro recupero conservativo e poterle reimmettere a pieno titolo nel circuito urbano». Sul piano del commercio poi: «Avevamo pensato di inserire la possibilità che attività commerciali più grandi ed importanti delle semplici attività di vicinato potessero insediarsi anche nel nostro centro storico: una possibile occasione di recupero di sviluppo. Come è noto la struttura tecnica della Regione, in sede di approvazione della variante, ha cassato questa possibilità e richiesto inoltre ulteriori modifiche. Alcune di queste modifiche sono relative a parti del Puc vigente ormai da anni e non inserite nella variante, per cui la stessa dirigenza regionale e la parte politica hanno condiviso la nostra scelta di non accettare queste proposte, mentre abbiamo scelto di accettare le altre osservazioni, tra cui quella sulle strutture commerciali del centro storico per non bloccare l’iter di approvazione di tutta la variante. Quella commerciale la ripresenteremo sotto altra forma nei prossimi mesi perché la riteniamo fondamentale».
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