Niente aumenti alla GeNa 90 dipendenti in rivolta
Il nuovo contratto nazionale, siglato due anni fa, non è ancora stato applicato Convocata un’assemblea dai sindacati. La direzione: «Costo alto e poche risorse»
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SASSARI. Niente applicazione del nuovo contratto nazionale della Sanità privata per gli oltre 90 dipendenti dell’Opera Gesù Nazareno, la struttura che si occupa di riabilitazione per giovani malati psichici. E così la Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil ha indetto un’assemblea dei lavoratori per il 17 gennaio annunciando che chiederà il mandato per proclamare lo stato d’agitazione.
«Dopo due anni dalla firma del contratto collettivo nazionale del settore della Sanità Privata, ai dipendenti GeNa non sono state applicate le nuove condizioni economiche e normative – scrivono in una nota i segretari territoriali Antonio Canalis, Antonio Monni e Augusto Ogana –. Nel frattempo abbiamo cercato di esercitare ogni forma di mediazione, ma nonostante ciò continuiamo a ricevere la stessa risposta da parte della direzione della struttura: il bilancio 2020 si è chiuso in perdita e ciò impedisce l'aggiornamento e l'incremento delle buste paga dei dipendenti. Stiamo parlando di un incremento mensile di circa 150 euro. Il direttore Michele Marras, inoltre, ci ha riferito che il maggior costo del personale potrebbe avere un prezzo pesante per la solidità della società».
I sindacati dicono inoltre di aver appreso che «le due società che in modi diversi gestiscono la struttura, una in qualità di proprietaria degli immobili, l’altra come gestione diretta delle attività di assistenza e riabilitazione, non riescono ad adottare gli strumenti contabili capaci di condividere, tra loro, un compromesso economico sull’entità dei ricavi e degli utili».
Una notizia che, per i lavoratori della GeNa, è stata una vera e mazzata. E intanto non si vedono soluzioni a breve termini perché dovranno ancora svolgersi ulteriori assemblee dei soci, ulteriori verifiche dei bilanci e predisposizione di accordi tra le due società.
«I lavoratori e i sindacati hanno perfettamente ragione e sono d’accordo con loro – afferma Michele Marras – ma la nostra situazione gestionale non ci consente di poter sopportare il maggiore costo che l’applicazione del nuovo contratto implicherebbe. Significherebbe una spesa di ventimila euro al mese, quindi quasi 250 mila euro all’anno. Altre Regioni hanno stanziato, come era previsto, risorse per una copertura di almeno il 50 per cento degli aumenti economici siglati. Non è avvenuto così in Sardegna dove sono stati sostenuti gli ospedali privati, ma non le strutture come la nostra. Nel frattempo, le tariffe per le prestazioni che eroghiamo in convenzione con la Regione non vengono aggiornate dal 2011. Studieremo le soluzioni possibili perché la nostra attività possa continuare, facendo economie, ma non sarà per niente facile». (cr.sas.)
«Dopo due anni dalla firma del contratto collettivo nazionale del settore della Sanità Privata, ai dipendenti GeNa non sono state applicate le nuove condizioni economiche e normative – scrivono in una nota i segretari territoriali Antonio Canalis, Antonio Monni e Augusto Ogana –. Nel frattempo abbiamo cercato di esercitare ogni forma di mediazione, ma nonostante ciò continuiamo a ricevere la stessa risposta da parte della direzione della struttura: il bilancio 2020 si è chiuso in perdita e ciò impedisce l'aggiornamento e l'incremento delle buste paga dei dipendenti. Stiamo parlando di un incremento mensile di circa 150 euro. Il direttore Michele Marras, inoltre, ci ha riferito che il maggior costo del personale potrebbe avere un prezzo pesante per la solidità della società».
I sindacati dicono inoltre di aver appreso che «le due società che in modi diversi gestiscono la struttura, una in qualità di proprietaria degli immobili, l’altra come gestione diretta delle attività di assistenza e riabilitazione, non riescono ad adottare gli strumenti contabili capaci di condividere, tra loro, un compromesso economico sull’entità dei ricavi e degli utili».
Una notizia che, per i lavoratori della GeNa, è stata una vera e mazzata. E intanto non si vedono soluzioni a breve termini perché dovranno ancora svolgersi ulteriori assemblee dei soci, ulteriori verifiche dei bilanci e predisposizione di accordi tra le due società.
«I lavoratori e i sindacati hanno perfettamente ragione e sono d’accordo con loro – afferma Michele Marras – ma la nostra situazione gestionale non ci consente di poter sopportare il maggiore costo che l’applicazione del nuovo contratto implicherebbe. Significherebbe una spesa di ventimila euro al mese, quindi quasi 250 mila euro all’anno. Altre Regioni hanno stanziato, come era previsto, risorse per una copertura di almeno il 50 per cento degli aumenti economici siglati. Non è avvenuto così in Sardegna dove sono stati sostenuti gli ospedali privati, ma non le strutture come la nostra. Nel frattempo, le tariffe per le prestazioni che eroghiamo in convenzione con la Regione non vengono aggiornate dal 2011. Studieremo le soluzioni possibili perché la nostra attività possa continuare, facendo economie, ma non sarà per niente facile». (cr.sas.)
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