Falso, condannati titolare di autoscuola e corsisti

I nove imputati avrebbero firmato nel registro orari di ingresso e uscita non rispondenti a quelli reali

SASSARI. Secondo la Procura avrebbero in concorso «formato un atto nell’esercizio delle loro funzioni, attestando falsamente fatti dei quali l’atto era destinato a provare la verità».

È questo il reato contestato a nove persone: si tratta della titolare di un’autoscuola di Valledoria e di otto autisti che avevano frequentato il corso di formazione per il rinnovo delle carte di qualificazione conducente (CQC). Corso nel quale la donna era docente. Al termine del processo, che si è celebrato davanti al giudice Sergio De Luca, tutti e nove gli imputati sono stati condannati a un anno. Il pubblico ministero Andrea Giganti aveva sollecitato la condanna solo per la titolare dell’autoscuola mentre aveva chiesto l’assoluzione per i restanti imputati (originari di Sorso, Valledoria, Sedini, Tergu, Badesi e Perfugas).

I corsisti, in sostanza, erano accusati di aver «attestato falsamente l’ora di ingresso e di uscita dal corso di formazione sul registro di frequenza».

In particolare, per la Procura (all’epoca l’indagine fu condotta dal pubblico ministero Mario Leo) «la lezione del corso doveva durare tre ore e svolgersi nell’arco di tempo compreso tra le 19 e le 22, mentre invece iniziava alle 19.35 (orario in cui tutti i corsisti firmavano il registro in entrata all’ingresso) e terminava alle 20.35 (orario in cui tutti i corsisti firmavano il registro in uscita) attestando così falsamente – questo è scritto nel capo di imputazione – l’orario di ingresso e di uscita dalle lezioni, ovvero dalle 19 alle 22». Un’accusa che due giorni fa è stata respinta con forza dagli avvocati difensori Luigi Conti, Agostinangelo Marras, Gian Mario Fois, Giuseppe Lepori, Raffaele Rocco, Pietro Piras e Chiara Tiberi.

Durante la discussione davanti al giudice De Luca, infatti, i legali hanno sottolineato come fosse impossibile per i loro assistiti modificare gli orari già scritti nel registro. Che poi veniva inviato dall’autoscuola alla Motorizzazione civile. La stessa che avrebbe poi riscontrato l’anomalia nella compilazione che, di fatto, si traduceva in un falso. Va poi aggiunto – e anche questo aspetto è stato indicato dalla difesa – che gli imputati non erano tenuti a guardare l’orario stampato. Si limitavano a firmare l’ingresso e l’uscita dalla lezione. Oltretutto le forze dell’ordine incaricate di eseguire le indagini avevano ispezionato una sola giornata del corso. Nessun interesse, inoltre, avrebbero avuto gli imputati ad attestare un orario piuttosto che un altro: erano tutti lavoratori che avevano come unico obiettivo quello di rinnovare la CQC. «Leggeremo le motivazioni della sentenza – il commento dell’avvocato Luigi Conti – e poi decideremo sull’eventuale ricorso in appello». (na.co.)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes