Mores, un fucile vicino al torrente: arrestato il figlio di Unali

Il padre del 36enne finito in carcere è stato condannato per l’omicidio Ara. L’arma era in un terreno dove la famiglia dell’indagato fa pascolare il bestiame

MORES. Un fucile ritrovato vicino a un torrente che scorre al bordo di un terreno di cinquanta ettari nel quale una famiglia di allevatori di Mores portava il bestiame a pascolare.

Non una famiglia qualunque, però. Bensì gli Unali. E i carabinieri, ritenendo di avere elementi a sufficienza a suo carico, hanno arrestato venerdì mattina Giacomo Unali, 36 anni. Si tratta del figlio di Vincenzo, 60 anni, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Alessio Ara, il 37enne ucciso a Ittireddu con due fucilate – una al petto e una alla spalla – il 15 dicembre del 2016. È evidente, quindi, che per gli investigatori a nascondere quel fucile sarebbe stato proprio l’arrestato.

E proprio mentre il padre dell’indagato, venerdì mattina, compariva come imputato nell’udienza in corte d’assise d’appello – collegato in videoconferenza dal carcere di Bancali – suo figlio veniva portato nello stesso istituto penitenziario. In attesa dell’interrogatorio di garanzia previsto domani mattina davanti al gip Gian Paolo Piana. Sarà l’avvocato Pietro Diaz, già legale di Vincenzo Unali, ad assistere anche il figlio Giacomo.

Sulle indagini che hanno portato a questo provvedimento restrittivo c’è un riserbo assoluto. Anche perché sarà necessario attendere l’esito della perizia sull’arma ritrovata.

Non si può non evidenziare, però, che fu proprio un fucile a uccidere Alessio Ara sei anni fa. Così come non si può trascurare il fatto che sull’indumento che gli investigatori ritengono avvolgesse quell’arma c’è il Dna dell’imputato.

È prematuro avanzare ipotesi ma sono elementi investigativi importanti dei quali si deve necessariamente tenere conto.

Domani mattina il 36enne potrà decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al giudice oppure potrà chiarire la sua posizione. Il legale difensore dovrà visionare gli atti ed è quindi ipotizzabile che nell’attesa possa ritenere più conveniente che il suo assistito non parli durante l’interrogatorio.

Al momento non si possono con certezza mettere in correlazione i due fatti – il ritrovamento del fucile e il delitto di Ittireddu – perché potrebbero anche essere scollegati tra loro. Ma di sicuro l’attenzione degli inquirenti resta molto alta. Tra l’altro in corte d’assise d’appello a breve si concluderà il processo di secondo grado nei confronti di Vincenzo Unali.

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