Caso “cartelle pazze” in consiglio
di Salvatore Santoni
Sorso. Riunione incandescente con al centro l’interpellanza sull’invio degli accertamenti Imu 2016
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SORSO. Il caso “cartelle pazze” approda in consiglio comunale. Nella seduta del 14 gennaio l’assemblea civica ha discusso un’interpellanza, presentata dal consigliere Simone Razzu, per fare chiarezza sulla postalizzazione massiva di migliaia di accertamenti Imu 2016 infarciti di errori macroscopici. Come prime case tassate nonostante dovrebbero essere esenti, pertinenze dell’abitazione principale considerate come seconda casa, minorenni chiamati a pagare nonostante l’imposta sia stata assolta dai genitori. E cartelle duplicate per la stessa prima abitazione, considerata contemporaneamente esente e tassabile come seconda casa.
Il consigliere Razzu ha chiesto conto del numero degli atti e dell’importo complessivo dell’accertamento elaborato e portato a notifica dall’amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio Demelas. L’assessora al Bilancio, Rita Pisano, ha relazionato all’aula i numeri dell’accertamento-pasticcio 2016: 3950 avvisi Imu; 1945 per la Tasi; 1978 per la tariffa dei rifiuti (Tari).
Non è noto, invece, quanto siano le previsioni di incasso da parte del Comune. In ogni caso, l’assessora ha assicurato che la ditta esterna appena insediata al timone dei Tributi si occuperà di ricevere i concittadini entro 60 giorni, cioè entro il limite temporale dopo il quale il contribuente rischia azioni di recupero coattivo da parte del Comune. Sì, perché un minuto dopo la notifica degli atti ai contribuenti è caduta una slavina di richieste di annullamento in autotutela – attualmente sono poco meno di 200 quelle arrivate al protocollo dell’ente – e in centinaia si sono messi in coda fuori dall’ufficio Tributi per chiedere conto delle cartelle sballate. «Il Comune avrebbe dovuto chiedere scusa – ha detto in aula il consigliere Razzu – è successo il pandemonio, si sono create situazioni incredibili».
Sul tema è intervenuto anche il primo cittadino. «È una questione delicata – ha detto Demelas – non abbiamo alcun potere rispetto agli atti dovuti, che se non attivati sono omessi. Qui c’è un problema di banche dati, è evidente. Il contraddittorio con il contribuente andava fatto nel 2017, ora l’ufficio aveva l’obbligo di procedere per evitare la prescrizione». «Il problema nasce nel 2017 e nel 2018 – ha aggiunto il sindaco – perché dopo 5 anni quelle banche dati sono disallineate? Io vorrei capire questo». Sui timori espressi dal consigliere di minoranza circa i tempi stretti e la capacità dell’ufficio Tributi di dare risposte all’ondata di contribuenti, il sindaco ha detto che «non sta scritto da nessuna parte che l’ufficio non sarà in grado di gestire gli accertamenti entro 60 giorni». «Ho garanzia da parte della struttura – ha aggiunto Demelas – che tutti i contribuenti saranno accolti e verrà data loro la motivazione degli accertamenti ricevuti. E nessuno pagherà un euro in più di quanto è dovuto a seguito del riesame delle singole posizioni». Il primo cittadino ha garantito che non si ripeteranno più accertamenti come quelli arrivati in migliaia di case.
Il consigliere Razzu ha chiesto conto del numero degli atti e dell’importo complessivo dell’accertamento elaborato e portato a notifica dall’amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio Demelas. L’assessora al Bilancio, Rita Pisano, ha relazionato all’aula i numeri dell’accertamento-pasticcio 2016: 3950 avvisi Imu; 1945 per la Tasi; 1978 per la tariffa dei rifiuti (Tari).
Non è noto, invece, quanto siano le previsioni di incasso da parte del Comune. In ogni caso, l’assessora ha assicurato che la ditta esterna appena insediata al timone dei Tributi si occuperà di ricevere i concittadini entro 60 giorni, cioè entro il limite temporale dopo il quale il contribuente rischia azioni di recupero coattivo da parte del Comune. Sì, perché un minuto dopo la notifica degli atti ai contribuenti è caduta una slavina di richieste di annullamento in autotutela – attualmente sono poco meno di 200 quelle arrivate al protocollo dell’ente – e in centinaia si sono messi in coda fuori dall’ufficio Tributi per chiedere conto delle cartelle sballate. «Il Comune avrebbe dovuto chiedere scusa – ha detto in aula il consigliere Razzu – è successo il pandemonio, si sono create situazioni incredibili».
Sul tema è intervenuto anche il primo cittadino. «È una questione delicata – ha detto Demelas – non abbiamo alcun potere rispetto agli atti dovuti, che se non attivati sono omessi. Qui c’è un problema di banche dati, è evidente. Il contraddittorio con il contribuente andava fatto nel 2017, ora l’ufficio aveva l’obbligo di procedere per evitare la prescrizione». «Il problema nasce nel 2017 e nel 2018 – ha aggiunto il sindaco – perché dopo 5 anni quelle banche dati sono disallineate? Io vorrei capire questo». Sui timori espressi dal consigliere di minoranza circa i tempi stretti e la capacità dell’ufficio Tributi di dare risposte all’ondata di contribuenti, il sindaco ha detto che «non sta scritto da nessuna parte che l’ufficio non sarà in grado di gestire gli accertamenti entro 60 giorni». «Ho garanzia da parte della struttura – ha aggiunto Demelas – che tutti i contribuenti saranno accolti e verrà data loro la motivazione degli accertamenti ricevuti. E nessuno pagherà un euro in più di quanto è dovuto a seguito del riesame delle singole posizioni». Il primo cittadino ha garantito che non si ripeteranno più accertamenti come quelli arrivati in migliaia di case.
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