Stato d’agitazione alla Gesù Nazareno
I sindacati: «L’azienda non applica il contratto nazionale siglato oltre un anno fa»
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SASSARI. Stato di agitazione dei 98 dipendenti, tra sanitari, tecnici e amministrativi, dell’Opera Gesù Nazareno: l’hanno proclamato i sindacati territoriali Cgil, Cisl e Uil della Funzione pubblica dopo che la direzione della struttura di riabilitazione per malati psichiatrici «non ha dato risposta all’ultimatum di applicare da questo 10 gennaio gli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale, siglato un anno fa». Non solo. Le organizzazioni sindacali chiedono di convocare entro sette giorni il tavolo per la sottoscrizione dell’accordo aziendale di applicazione del contratto.
Nei giorni scorsi si era tenuta un’assemblea dei lavoratori convocata dai sindacati per decidere le iniziative da prendere. Il nuovo contratto nazionale di lavoro, da applicare alle strutture sanitarie ospedaliere e di riabilitazione era stato sottoscritto l’8 ottobre del 2020 e gli effetti, in termini retributivi e normativi, erano stati fissati al 10 luglio 2020. «Tra le tante altre novità introdotte – dicono i segretari Antonio Canalis, Antonio Monni e Augusto Ogana – si prevedeva che i datori di lavoro, tra i quali anche la GeNa, a far data dal mese di settembre oppure da quello di ottobre 2020, avrebbero dovuto ottemperare alle nuove disposizioni, aggiornando i livelli retributivi base con una media di aumento di circa 154 euro, a cui aggiungere l’una tantum “riparatoria” per un importo di 1000 euro, come ristoro per gli anni di vacanza contrattuale».
Ma nonostante la richiesta delle sigle sindacali di aprire un tavolo di confronto e di accordo perché le nuove condizioni contrattuali fossero applicate prima possibile, «la direzione della GeNa ha sostenuto l’impossibilità di applicare il contratto attribuendo alla Regione il mancato aggiornamento delle tariffe sulla riabilitazione e con esse un finanziamento aggiuntivo del 50 per cento rapportato al valore del maggior costo del lavoro che l’applicazione del contatto avrebbe determinato».
Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, però quella della direzione delle Gena non può essere una giustificazione: «L’azienda avrebbe dovuto aggiornare le retribuzioni e nel contempo operare in una direzione più oculata in termini gestionali, avviando un’attenta analisi del bilancio; inoltre è inadempiente anche sul pagamento del premio incentivazione (circa 450 euro per dipendente), nonché sui versamenti delle quote del Tfr (sia ordinari che dei fondi pensione)». Ora sindacati e lavoratori sono stanchi di aspettare e sono pronti a dare battaglia a tutti i livelli.
Nei giorni scorsi si era tenuta un’assemblea dei lavoratori convocata dai sindacati per decidere le iniziative da prendere. Il nuovo contratto nazionale di lavoro, da applicare alle strutture sanitarie ospedaliere e di riabilitazione era stato sottoscritto l’8 ottobre del 2020 e gli effetti, in termini retributivi e normativi, erano stati fissati al 10 luglio 2020. «Tra le tante altre novità introdotte – dicono i segretari Antonio Canalis, Antonio Monni e Augusto Ogana – si prevedeva che i datori di lavoro, tra i quali anche la GeNa, a far data dal mese di settembre oppure da quello di ottobre 2020, avrebbero dovuto ottemperare alle nuove disposizioni, aggiornando i livelli retributivi base con una media di aumento di circa 154 euro, a cui aggiungere l’una tantum “riparatoria” per un importo di 1000 euro, come ristoro per gli anni di vacanza contrattuale».
Ma nonostante la richiesta delle sigle sindacali di aprire un tavolo di confronto e di accordo perché le nuove condizioni contrattuali fossero applicate prima possibile, «la direzione della GeNa ha sostenuto l’impossibilità di applicare il contratto attribuendo alla Regione il mancato aggiornamento delle tariffe sulla riabilitazione e con esse un finanziamento aggiuntivo del 50 per cento rapportato al valore del maggior costo del lavoro che l’applicazione del contatto avrebbe determinato».
Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, però quella della direzione delle Gena non può essere una giustificazione: «L’azienda avrebbe dovuto aggiornare le retribuzioni e nel contempo operare in una direzione più oculata in termini gestionali, avviando un’attenta analisi del bilancio; inoltre è inadempiente anche sul pagamento del premio incentivazione (circa 450 euro per dipendente), nonché sui versamenti delle quote del Tfr (sia ordinari che dei fondi pensione)». Ora sindacati e lavoratori sono stanchi di aspettare e sono pronti a dare battaglia a tutti i livelli.
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