Quel gigantesco tubo che lascia le città a secco

Quando l’emergenza sembrava finita l’acquedotto ha ceduto nuovamente

INVIATO A SANTA MARIA COGHINAS. Il mostro che sta togliendo il sonno a 200mila abitanti del nord-ovest della Sardegna ha la forma di uno spaventoso serpente lungo cinquanta chilometri. E striscia sottoterra come il più subdolo dei rettili. Domarlo è un’impresa, guai a cantar vittoria: l’amara scoperta è sempre dietro l’angolo. Tanto è vero che ieri mattina – cioè dopo quarantotto ore di lavoro senza sosta iniziate nella notte tra venerdì e sabato scorsi – la condotta idrica “Coghinas 2”, capace di alimentare di acqua grezza i potabilizzatori Abbanoa di Truncu Reale (al servizio di Sassari, Porto Torres e Stintino), Monte Agnese (Alghero) e Castelsardo, ha ceduto nuovamente proprio nel punto in cui era stata appena effettuata la riparazione, costringendo gli operai dell’Enas a ricominciare da capo tutti gli interventi necessari a tamponare la falla. Grazie al supporto dei tecnici di Abbanoa, pronti a ripiegare sul bacino del Cuga con una rimodulazione dei flussi nei principali centri urbani, si è riusciti a evitare che mezzo Sassarese rimanesse completamente a secco. Ma se il prelievo alternativo ha garantito che l’acqua sgorgasse dai rubinetti del capoluogo e di Alghero per circa il 60 per cento del fabbisogno, per le altre località non c’è stato nulla da fare. Comunque, alle 3 del mattino di domenica l’emergenza sembrava finita, poi all’alba ci si è accorti che l’acquedotto perdeva. Un incubo.

L’intervento. La rottura della condotta si è verificata su una collinetta a circa un chilometro dall’ingresso del paese di Santa Maria Coghinas. Ripararla la prima volta, come si è detto, non è stato sufficiente. Così per far fronte alla nuova falla, le tute blu dell’Ente acque della Sardegna hanno prima dovuto ribloccare l’acquedotto, poi attendere che una macchina idrovora risucchiasse la grande pozzanghera che nel frattempo si era formata intorno alla perdita, e ancora far sì che il mega tubo si svuotasse completamente al suo interno (e si parla di 8mila metri cubi d’acqua, in grado di riempire un palazzo di tre piani). A quel punto, nel pomeriggio, si è cercato di capire perché, visto che la prima riparazione era stata fatta a regola d’arte, la fascia d’acciaio non avesse retto. L’ipotesi che si sta valutando è che la vetusta condotta di cemento armato precompresso, e che in quel preciso tratto poggia su un terreno sabbioso, si sia spostata leggermente. In questo caso è necessario utilizzare un tubo d’acciaio. Per quanto riguarda i tempi previsti per la conclusione di questa seconda tranche di lavori, nessuno si sbilancia, non fosse altro per scaramanzia. Tuttavia alle 5.30 di oggi si proverà a dare pressione. Dita incrociate.

L’alternativa Cuga. Per far fronte a questa emergenza Abbanoa ha dispiegato fin da venerdì scorso tutte le proprie forze in campo. Gli operatori sono mobilitati h24 per eseguire le manovre in rete e per garantire i punti d’approvvigionamento alternativi tramite autobotti e cisterne. «L’obiettivo – spiega il gestore del servizio idrico – è sfruttare al meglio le linee di rifornimento alternative da parte di Enas e del Consorzio di Bonifica della Nurra, ossia il bacino del Cuga».

Chiusure notturne. In virtù di questa rimodulazione dei flussi ieri sera è stata ripristinata l’alimentazione dell’acquedotto per Porto Torres. «Sono in corso le operazioni di riempimento del serbatoio cittadino che consentirà di riavviare il servizio – precisano da Abbanoa – e di conseguenza è stata diminuita la quantità distribuita a Sassari, dove si prevedono chiusure serali sino alle 5 del mattino a Luna e Sole, Prunizzedda, Monte Rosello Alto, Carbonazzi, e ancora Lu Fangazzu, San Paolo, San Giuseppe, Monserrato, Tingari, Monte Rosello medio, Sassari 2, Badde Pedrosa, Monte Furru, Valle Gardona e Gioscari». Scampati allo stop solo i quartieri alimentati in via esclusiva da Truncu Reale tramite il serbatoio e la condotta di Monte Oro: centro storico, Monte Rosello basso, Sacro Cuore, Latte Dolce, Santa Maria di Pisa, Porcellana e Piandanna. Ma disservizi sono previsti a Stintino e Castelsardo fino a conclusione della riparazione della condotta e al riavvio degli impianti.



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