La Nuova Sardegna

Sassari

Veleni in Psichiatria, due assolti

di Nadia Cossu
Veleni in Psichiatria, due assolti

Nessun falso fu commesso da Liliana Lorettu (direttrice della scuola) e dal collega Donato Posadinu

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SASSARI. Assolti «perché il fatto non sussiste». Con formula ampia, come si usa dire nel gergo della giurisprudenza, a voler intendere che il presupposto “storico” dell’accusa non c’è.

A distanza di sette anni dall’avvio dell’inchiesta che attraversò come uno tsunami la scuola di specializzazione di Psichiatria di Sassari si è chiuso il processo di primo grado nei confronti degli ultimi due imputati rimasti (rispetto al procedimento iniziale che vedeva a giudizio altre quattro persone, poi assolte). Ieri mattina il collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Sergio De Luca e Giulia Tronci) ha scagionato da tutte le accuse Liliana Lorettu e Donato Posadinu, rispettivamente direttrice della scuola di specializzazione in Psichiatria e direttore del Servizio di Psichiatria, diagnosi e cura dell’ospedale civile. Entrambi erano accusati di falso nell’ambito dell’indagine partita nel 2015 dopo la denuncia di Jasna Coiana, la specializzanda che lamentò «di aver subìto un illegittimo allontanamento dalla scuola di Psichiatria di Sassari come conseguenza per aver contrastato l’anomalo sistema vigente all’interno della Clinica psichiatrica di San Camillo».

A dicembre il pubblico ministero Angelo Beccu aveva chiesto l’assoluzione per entrambi gli imputati dall’accusa di aver «attestato falsamente che la Coiana non frequentò la Scuola durante il mese di novembre 2013» e che la stessa non palesò «durante la frequenza per le guardie, un livello di conoscenze cliniche paragonabile a quello degli altri specializzandi» (a Posadinu, difeso dall’avvocato Stefano Porcu, veniva contestato solo questo episodio).

Aveva sollecitato l’assoluzione per la Lorettu anche relativamente a un altro falso e, invece, chiesto la condanna a due anni per aver «occultato tre attestazioni (rilasciate da altrettanti docenti ndc) in occasione di esami in itinere brillantemente superati dalla Coiana». Documenti che la Lorettu aveva portato nella sua abitazione ma che per la difesa – gli avvocati Marcello Bazzoni e Speranza Benenati – sarebbero state in realtà solo delle “comunicazioni” pervenute a lei in quanto direttrice e che venivano utilizzate per redigere il giudizio finale sui candidati. La prassi non prevedeva che venissero in seguito custodite nella scuola e oltretutto fu lei stessa a consegnare questi documenti alla polizia giudiziaria. Per i difensori, in sintesi, sarebbero mancati sia la materialità del falso che l’elemento psicologico dell’occultamento, ossia il dolo. E per questo avevano chiesto un’assoluzione piena. Accolta dal giudice.

«Fin dall’inizio siamo stati convinti dell’innocenza della nostra assistita – hanno commentato gli avvocati Bazzoni e Benenati – ci soddisfa molto l’assoluzione con la formula ampia, perché significa che c’è stato da parte del collegio il riconoscimento della piena innocenza». Certamente, hanno aggiunto i legali, «la Lorettu non potrà essere ristorata dei costi umani, perché, considerato il tipo di lavoro che svolge, si sono creati enormi pregiudizi».

I difensori incassano una vittoria importante al culmine di un processo lungo e complesso e attendono di leggere le motivazioni della sentenza: «Sul falso ideologico lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione – hanno spiegato – riconoscendo il fatto che il giudizio del direttore della scuola (e questo era l’incarico ricoperto da Liliana Lorettu ndc) non era sindacabile» e, di conseguenza, non poteva configurarsi alcun reato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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