La Nuova Sardegna

Sassari

la procuratrice luisella Fenu 

«Come gettare un carico di benzina su un grosso incendio»

di Nadia Cossu

SASSARI. «Quando accadono fatti così violenti è una nostra sconfitta, perché ci troviamo a lavorare su un danno già fatto. Siamo arrivati dopo, invece bisogna arrivare prima». Commenta così Luisella...

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SASSARI. «Quando accadono fatti così violenti è una nostra sconfitta, perché ci troviamo a lavorare su un danno già fatto. Siamo arrivati dopo, invece bisogna arrivare prima».

Commenta così Luisella Fenu, procuratrice presso il tribunale per i minorenni di Sassari, quanto accaduto lunedì mattina fuori dall’istituto alberghiero di via Cedrino. Non entra nel merito delle indagini in corso la Fenu ma si sofferma invece sui segnali che episodi così gravi trasmettono: «È preoccupante che tutto questo sia successo fuori da una scuola ma ancora più inquietante, a mio avviso, è il livello di violenza che si è raggiunto sui social non appena è stata diffusa la notizia della lite. Come gettare un carico di benzina su un incendio che era già partito in modo cruento. Abbiamo tutti letto commenti che aizzavano alla violenza, ed è molto allarmante».

Così come allarmante è stata l’inerzia di chi è rimasto a guardare quella mattina. «Sicuramente - aggiunge a questo proposito la procuratrice – c’è chi si è trovato impietrito e scioccato. Qualcuno avrà avuto comprensibilmente paura a intervenire in una situazione di quel tipo. In questi momenti la cosa da fare è chiamare immediatamente le forze dell’ordine, usare lo smartphone per chiedere aiuto anziché per fare i video. Diversa è invece la posizione di chi ha incitato, caricando l’odio».

Di certo la ferocia con la quale una delle due giovani ha colpito la rivale lascia intravedere un contesto di malessere sociale che si traduce in un atteggiamento di scarso rispetto nei confronti del prossimo. Lo spiega Luisella Fenu: «In tutti questi casi di violenza si percepisce la mancanza di considerazione dell’altro, ma anche di se stessi. La persona aggressiva non si chiede: “quanto male sto facendo?” E non ha un’idea nemmeno del male che fa a se stessa, delle conseguenze penali che il suo comportamento avrà. Noi purtroppo a volte lo scopriamo quando il danno si è già compiuto. A quel punto, a parte gli aspetti penali, cominciamo ad attivare le procedure educative».

Proprio come accadrà per i protagonisti di quest’ultima brutta storia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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