«La mia vita cucita a doppio filo»
di Andrea Massidda
Parla la stilista Monia Taras, l’unica artigiana sarda raccontata nel libro di moda Ritratto di un sogno
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SASSARI. In tempi in cui impera l’acquisto dell’abbigliamento low-cost, ancora esistono (o meglio: resistono) nicchie di abili ed entusiasti artigiani che disegnano e realizzano capi originali con tessuti di qualità. Indumenti fatti su misura che possono durare anni, gli stessi che piacevano alle nostre mamme prima dell’avvento dei vestiti usa e getta da sostituire dopo appena qualche lavaggio. È una vita cucita a doppio filo con il mondo della sartoria, quella di Monia Taras, sassarese accudidda, l’unica stilista sarda raccontata nel libro “Ritratto di un sogno”, opera in due volumi nella quale la famosa fashion blogger e influencer Teresa Morone ricostruisce la storia di sette stiliste italiane che hanno appunto trasformato un desiderio professionale in una meravigliosa realtà, dopo essere passate per sacrifici e strade in salita.
Nel laboratorio allestito per adesso all’interno della sua abitazione del quartiere Luna e Sole, Monia (che ha 47 anni ed è originaria di Valledoria) prova a spiegare la sua passione per la moda partendo dagli aggettivi con cui la definiscono i colleghi di Confartigianato: positiva, talentuosa ed energica. «In realtà – dice – sono stata fortunata, perché già mia madre cuciva per diletto, e quindi da lei ho potuto vedere e imparare tanto già da quando ero una bambina. Sono partita da un piccolo puntaspilli semplice e rudimentale di stoffa riciclata che regalai a proprio a mia madre, e da quel momento è stato un crescendo di curiosità e di occasioni. Ho cominciato a ragionare su quale potesse essere il mio stile personale ed iniziai a fare qualche esperimento: realizzai la mia prima gonna con il cartamodello di una prestigiosa rivista dedicata al mondo del cucito. Dopo l’esperienza della gonna decisi di contattare una sarta della mia zona per farmi realizzare un abito da sera e da quel momento seguii alcuni corsi professionali di taglio e cucito che mi consentirono di fare esperienza e conseguire il mio primo diploma professionale. Il mio primo giudice, tuttavia, fu mia madre, severa al punto giusto. Negli anni seguenti continuai la mia formazione conseguendo altri diplomi professionali, tra i quali quello da stilista: il più sudato direi. E adesso – continua – posso dire con orgoglio che un mestiere bello ed entusiasmante. Un mestiere che mi ha permesso, dopo anni alle dipendenze di un negozio di abbigliamento e in diverse sartorie, di avviare un laboratorio sartoriale tutto mio».
L’arte di Monia Taras sta probabilmente tutta nella cura dei particolari: «Ho un’idea di sartoria molto classica dove tutto viene lavorato a mano, con capi unici ed esclusivi, mai uno identico all’altro. Tutto ciò si accompagna a un’attenta selezione dei tessuti made in Italy, ma prima si passa per un attento studio e un progetto mirato. Poi cerco – aggiunge Monia – di non lasciare niente al caso e credo di avere una cura quasi maniacale del capo e del packaging, ma in primis del mio laboratorio: mi piace tenere gli strumenti di lavoro sempre al proprio posto in modo da trovarli esattamente lì quando mi servono».
Ma qual è la donna che apprezza lo stile di Monia? Insomma, la cliente ideale. «Vesto una donna che vuole sentirsi splendida, adeguatamente a proprio agio in ogni occasione ed evento per lei importante ed essere ricordata per eleganza e personalità, questa è la mia missione. Per il mresto – conclude – dono ai miei capi uno stile signorile e sobrio, elegante e di carattere, a ricordare una eleganza d’altri tempi, dove la donna amava essere sempre impeccabile».
Nel laboratorio allestito per adesso all’interno della sua abitazione del quartiere Luna e Sole, Monia (che ha 47 anni ed è originaria di Valledoria) prova a spiegare la sua passione per la moda partendo dagli aggettivi con cui la definiscono i colleghi di Confartigianato: positiva, talentuosa ed energica. «In realtà – dice – sono stata fortunata, perché già mia madre cuciva per diletto, e quindi da lei ho potuto vedere e imparare tanto già da quando ero una bambina. Sono partita da un piccolo puntaspilli semplice e rudimentale di stoffa riciclata che regalai a proprio a mia madre, e da quel momento è stato un crescendo di curiosità e di occasioni. Ho cominciato a ragionare su quale potesse essere il mio stile personale ed iniziai a fare qualche esperimento: realizzai la mia prima gonna con il cartamodello di una prestigiosa rivista dedicata al mondo del cucito. Dopo l’esperienza della gonna decisi di contattare una sarta della mia zona per farmi realizzare un abito da sera e da quel momento seguii alcuni corsi professionali di taglio e cucito che mi consentirono di fare esperienza e conseguire il mio primo diploma professionale. Il mio primo giudice, tuttavia, fu mia madre, severa al punto giusto. Negli anni seguenti continuai la mia formazione conseguendo altri diplomi professionali, tra i quali quello da stilista: il più sudato direi. E adesso – continua – posso dire con orgoglio che un mestiere bello ed entusiasmante. Un mestiere che mi ha permesso, dopo anni alle dipendenze di un negozio di abbigliamento e in diverse sartorie, di avviare un laboratorio sartoriale tutto mio».
L’arte di Monia Taras sta probabilmente tutta nella cura dei particolari: «Ho un’idea di sartoria molto classica dove tutto viene lavorato a mano, con capi unici ed esclusivi, mai uno identico all’altro. Tutto ciò si accompagna a un’attenta selezione dei tessuti made in Italy, ma prima si passa per un attento studio e un progetto mirato. Poi cerco – aggiunge Monia – di non lasciare niente al caso e credo di avere una cura quasi maniacale del capo e del packaging, ma in primis del mio laboratorio: mi piace tenere gli strumenti di lavoro sempre al proprio posto in modo da trovarli esattamente lì quando mi servono».
Ma qual è la donna che apprezza lo stile di Monia? Insomma, la cliente ideale. «Vesto una donna che vuole sentirsi splendida, adeguatamente a proprio agio in ogni occasione ed evento per lei importante ed essere ricordata per eleganza e personalità, questa è la mia missione. Per il mresto – conclude – dono ai miei capi uno stile signorile e sobrio, elegante e di carattere, a ricordare una eleganza d’altri tempi, dove la donna amava essere sempre impeccabile».
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