Il Csa: «Ortu si dimetta la “Divina Provvidenza” è ancora nel caos»
SASSARI. «Il commissario della Casa Divina Provvidenza deve dimettersi: dopo sette mesi di reggenza, Pino Ortu non ha portato a casa alcun risultato. Meglio sarebbe, a questo punto, la nomina di un...
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SASSARI. «Il commissario della Casa Divina Provvidenza deve dimettersi: dopo sette mesi di reggenza, Pino Ortu non ha portato a casa alcun risultato. Meglio sarebbe, a questo punto, la nomina di un curatore fallimentare». Va all’attacco il segretario provinciale del Csa Ral sulla gestione dell’istituto per anziani, sempre in crisi in attesa di un rilancio, al quale Giovanni Piras continua però a credere «perché ci sono tutte le condizioni economiche e strutturali affinché la casa di riposo possa rivivere».
Non si vede una soluzione, vicina, ancora una volta, per salvaguardare l’istituto fondato oltre cent’anni fa da padre Manzella per accogliere “cronici e derelitti”. E il tempo stringe. Il 16 febbraio ci sarà un’udienza davanti al tribunale fallimentare che ha ricevuto le istanze di un dipendente e un fornitore, creditori nei confronti dell’istituto di piazza Sant’Agostino. Solo allora si potrà sapere se la Casa Divina Provvidenza dovrà portare i libri in tribunale o sono aperte altre soluzioni.
Il segretario Csa Ral Giovanni Piras contesta anche la presa di posizione di un gruppo di lavoratrici che hanno denunciato pubblicamente la situazione in cui si trovano i dipendenti, con 18 mensilità arretrate, dimezzati nel numero e soggetti a turni massacranti. «Sono rimasto basito perché la maggior parte di quelle stesse dipendenti ha, con decreti ingiuntivi, pignorato le rette degli ospiti, portando al tracollo totale l’istituto. Cosa dovrebbero allora dire – sostiene Piras – le 22 lavoratrici iscritte al Csa che fidandosi delle rassicurazioni del commissario Ortu hanno deciso di non procedere con altri decreti ingiuntivi? Il fatto è che oggi non si possono richiedere altri pignoramenti delle rette, avvicinandosi la data del 16 febbraio, quando il giudice fallimentare dovrà esaminare anche i bonifici eseguiti dagli ospiti e incassati dalle lavoratrici che ora protestano».
«Bisogna poi ricordare – afferma il sindacalista – che il Csa e il dipendente che ha fatto istanza di fallimento hanno fatto un tentativo di conciliazione davanti all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, per scongiurare la procedura di fallimento, ma il commissario Ortu non si è presentato all’incontro».
Ma Piras ha qualcosa da dire anche sui 600mila euro che la Regione ha stanziato con la legge Omnibus per salvare dalla chiusura la “Divina Provvidenza. «Questi fondi sono nella disponibilità del commissario, che non riesce ad incassarli e non se ne conoscono le vere ragioni perché ogni qualvolta i dipendenti hanno chiesto dove fossero finiti hanno sempre avuto risposte differenti».
Non si vede una soluzione, vicina, ancora una volta, per salvaguardare l’istituto fondato oltre cent’anni fa da padre Manzella per accogliere “cronici e derelitti”. E il tempo stringe. Il 16 febbraio ci sarà un’udienza davanti al tribunale fallimentare che ha ricevuto le istanze di un dipendente e un fornitore, creditori nei confronti dell’istituto di piazza Sant’Agostino. Solo allora si potrà sapere se la Casa Divina Provvidenza dovrà portare i libri in tribunale o sono aperte altre soluzioni.
Il segretario Csa Ral Giovanni Piras contesta anche la presa di posizione di un gruppo di lavoratrici che hanno denunciato pubblicamente la situazione in cui si trovano i dipendenti, con 18 mensilità arretrate, dimezzati nel numero e soggetti a turni massacranti. «Sono rimasto basito perché la maggior parte di quelle stesse dipendenti ha, con decreti ingiuntivi, pignorato le rette degli ospiti, portando al tracollo totale l’istituto. Cosa dovrebbero allora dire – sostiene Piras – le 22 lavoratrici iscritte al Csa che fidandosi delle rassicurazioni del commissario Ortu hanno deciso di non procedere con altri decreti ingiuntivi? Il fatto è che oggi non si possono richiedere altri pignoramenti delle rette, avvicinandosi la data del 16 febbraio, quando il giudice fallimentare dovrà esaminare anche i bonifici eseguiti dagli ospiti e incassati dalle lavoratrici che ora protestano».
«Bisogna poi ricordare – afferma il sindacalista – che il Csa e il dipendente che ha fatto istanza di fallimento hanno fatto un tentativo di conciliazione davanti all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, per scongiurare la procedura di fallimento, ma il commissario Ortu non si è presentato all’incontro».
Ma Piras ha qualcosa da dire anche sui 600mila euro che la Regione ha stanziato con la legge Omnibus per salvare dalla chiusura la “Divina Provvidenza. «Questi fondi sono nella disponibilità del commissario, che non riesce ad incassarli e non se ne conoscono le vere ragioni perché ogni qualvolta i dipendenti hanno chiesto dove fossero finiti hanno sempre avuto risposte differenti».
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