La Nuova Sardegna

Sassari

«Accerchiato da 20 ragazzi e pestato da una mamma»

di Luca Fiori
«Accerchiato da 20 ragazzi e pestato da una mamma»

In aula il racconto del 34enne che due anni fa venne picchiato davanti a casa sua L’uomo era stato preso di mira quando aveva ripreso dei giovani che urinavano

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SASSARI. «Quella sera avevo solo chiesto a un gruppo di ragazzini di allontanarsi dal mio zerbino, sul quale per l’ennesima volta stavano urinando. Per tutta risposta ero stato affrontato prima da cinque o sei di loro e poi circondato da una ventina di giovani che mi aveva accerchiato e riempito di botte».

Ha ripercorso in aula le fasi drammatiche di quel pestaggio che a ottobre di due anni fa era stato ripreso con gli smartphone dalle finestre dei residenti di via Scano, ieri mattina il 34enne sassarese vittima di una vera e propria persecuzione sfociata poi in un brutale pestaggio.

«A un certo punto - ha riferito al giudice Elena Barmina il 34enne aggredito - mentre cercavo di difendermi e temevo che potessero fare del male a mia madre che era in casa, è arrivata una donna che invece di redarguire chi mi stava colpendo ha partecipato al pestaggio».

Sul banco degli imputati per quella serata di follia è finita l’unica maggiorenne che aveva preso parte all’aggressione e che proprio grazie alle immagini acquisite dalle forze dell’ordine era stata identificata. La 42ennne, difesa dall’avvocato Salvatore Carlo Castronuovo, ieri mattina non era presente in aula. Si tratta della madre di uno dei ragazzini che avevano inizialmente aggredito il 34enne e che era arrivata sul posto pochi istanti dopo avvisata da qualcuno. Scesa dalla macchina, la donna aveva colpito l’uomo con un cintura in cuoio, procurandogli - insieme agli altri partecipanti al pestaggio - ecchimosi all’occhio sinistro, un trauma toracico e un trauma al labbro superiore con un prognosi di dieci giorni di cure. «Avevo sentito dei rumori - ha raccontato ieri il 34enne difeso dall’avvocato Carlo Pinna Parpaglia - e quando sono uscito in strada per capire cosa stesse succedendo sono stato affrontato da un gruppetto di giovani che non aveva gradito il mio rimprovero. Erano giorni che mi perseguitavano - ha aggiunto - e mi facevano dispetti. Quando uno di loro si è avvicinato verso di me l’ho allontanato prima che mi colpisse e a quel punto è scattata l’aggressione».

La notte del 24 ottobre di due anni fa in via Antonio Scano, quasi all’angolo con via al Carmine, era scoppiato l’inferno. Era l’ora di cena di un sabato sera e nei ristoranti della vicinissima via Usai i clienti si stava sedendo a tavola. A pochi passi da lì, nella penombra di una delle viuzze che danno le spalle largo a Cavallotti, si era consumato il secondo raid in una settimana, dopo l’aggressione del sabato precedente ai danni di un commerciante bengalese che aveva negato l’alcol a una ragazzina. Questa volta nel mirino di una banda scatenata di minorenni era finito un residente della zona. Stanco di soprusi e prese in giro, l’uomo aveva affrontato a muso duro un giovane sorpreso a urinare davanti alla porta della sua abitazione. Il branco non aveva gradito le rimostranze e aveva deciso di farsi giustizia. A dare manforte ai ragazzini era arrivata dopo qualche minuto anche la mamma di uno dei contendenti. Invece di riportare a casa il figlio la donna aveva partecipato al pestaggio con un cintura in mano. Prima dell’arrivo delle forze dell’ordine era riuscita ad allontanarsi, ma pochi giorni dopo era stata identificata e denunciata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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