La Nuova Sardegna

Sassari

Al Segni apre la terapia intensiva

di Barbara Mastino
Al Segni apre la terapia intensiva

Ok all’accordo con la rianimazione del San Francesco di Nuoro per l’attivazione di 10 posti letto

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OZIERI. L’ospedale Antonio Segni avrà finalmente un reparto di area critica con dieci posti letto, otto di terapia intensiva e due di sub-intensiva avanzata. La notizia è stata resa nota dopo l’intesa tra il presidio Segni e il reparto di Rianimazione del San Francesco di Nuoro, unità operativa molto in sofferenza che non può aprire una terapia intensiva Covid e che quindi si appoggerà su Ozieri - anche con l’impiego di propri operatori sanitari - per la gestione di queste criticità. La decisione assunta ieri dal direttore sanitario dell’Asl di Sassari segue alle incertezze delle scorse settimane che, come si ricorderà, erano state provocate da un ordine di servizio, poi revocato, che aveva inizialmente previsto l’attivazione dell’area critica ad Alghero che però avrebbe provocato a catena lo stop ad altri servizi essenziali come le attività chirurgiche (anche a Ozieri) e il punto nascita. E’ inutile dire che la scelta di Ozieri è stata dettata da ragioni oggettive sia geografiche - la posizione baricentrica nel Nord Sardegna - sia soprattutto organizzative, perché a Ozieri è già quasi completamente allestito un reparto (che ha attualmente attive 4 postazioni di terapia intensiva e 4 di sub-intensiva avanzata trasformabili all’occorrenza e in brevissimo tempo in intensivi ed altri 2 di sub-intensiva monitorizzati) pronto ad accogliere l’area critica, in una struttura ampia, luminosa con una disposizione ad "U" con un ottimale percorso pulito-sporco. E’ da due anni che ci prepara all’eventualità dell’apertura di un area critica nel Segni, ancora in attesa di un accreditamento che ora è stato dato in deroga a causa dell’emergenza Covid, e su questo l’azienda sanitaria aveva impiegato corposi investimenti che erano stati integrati da forniture provenienti dalla Protezione Civile e da tantissime donazioni spontanee. Tra le più ingenti ci sono senza dubbio quella proveniente dalla raccolta fondi avviata dall’associazione Possibilmente, che in due anni ha raccolto oltre 100 mila euro di cui un’ultima parte è stata spesa proprio ieri in vista di questa imminente apertura («per l’acquisto di alcuni circuiti ventilatori particolari da terapia intensiva», ha reso noto la presidente Bianca Maria Balata) e quelle di Unione dei Comuni e Comunità Montana, ma dal Logudoro al Goceano sino a Buddusò e Alà dei Sardi privati, associazioni, sodalizi, enti e quant’altro hanno fatto giungere i loro contributi. «Questa apertura è il risultato di un grande impegno collettivo del quale dobbiamo essere tutti soddisfatti - dice il sindaco di Ozieri Marco Murgia - perché è la fine di una battaglia che non ha avuto colori politici ma è stata condotta unitariamente con un unico obiettivo». Di simile tenore è il commento del presidente della commissione regionale Sanità, l’ozierese Nico Mundula (Fdi), che saluta positivamente l’apertura come «frutto di un impegno gravoso della struttura ma necessario per garantire il servizio», e che «evidenzia l’importanza del presidio Segni sia grazie alle professionalità presenti, che già gestiscono emergenze da tutta la Sardegna, sia per la posizione baricentrica dell’ospedale». «Confido ora - dice Mundula - in una rapido accreditamento della semi intensiva, che sarà utilissima per tutto il territorio anche dopo il Covid».

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