«Un anno di attesa per l’intervento»
La storia di un 45enne: «Dolori forti ma la chiamata da Chirurgia non arriva mai»
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SASSARI. Un 45enne che soffre ormai quotidianamente per via di una cistifellea particolarmente infiammata a causa della presenza di calcoli e per un’ernia inguinale. Un uomo che mangia e sta male e che per questo motivo «negli ultimi mesi è dimagrito di dieci chili». A raccontare una storia di sofferenza per “altre patologie” al tempo del covid è una madre che, esasperata dai tempi di attesa per un’operazione che il proprio figlio avrebbe dovuto affrontare all’incirca un anno fa, si è rivolta alla Nuova Sardegna per porre al centro dell’attenzione quella che ha definito “una situazione insostenibile”. «Ai primi dell’anno scorso mio figlio in preda a dolori molto forti è stato visitato in Chirurgia, alla stecca bianca di viale San Pietro. Una volta accertato il problema di salute gli è stato comunicato che avrebbe dovuto sottoporsi a un’operazione. È passato qualche mese e finalmente a ottobre lo hanno chiamato per fare gli esami di preparazione all’intervento. Dopo qualche giorno, gli dissero in quell’occasione, lo avrebbero contattato per il ricovero». Ma sono passati altri tre mesi e questa telefonata non è mai arrivata. «Siamo persone rispettose e capiamo tutto – è lo sfogo della signora della quale, per ragioni di privacy, non si rendono note le generalità – ma non si può mettere a rischio in questo modo la salute dei cittadini. Non sappiamo come funziona la lista delle priorità, le emergenze ci sono per tutti ma abbiamo saputo di pazienti che hanno subìto interventi per problemi meno urgenti rispetto a quello di mio figlio che continua a dimagrire di giorno in giorno». Le sollecitazioni non sono mancate: «L’ultima volta che ho chiamato la segreteria del reparto è stata sabato mattina. Mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere, ma è passata un’altra settimana». Di attesa, di silenzi e, soprattutto, di dolori. «Abbiamo provato anche in altri ospedali: Tempio, Ozieri, persino Decimomannu. O sono chiusi o non c’è disponibilità. Ci dobbiamo rivolgere a Mattarella per chiedere che venga tutelata la nostra salute?». (na.co.)
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