La Nuova Sardegna

Sassari

Il rock della band La Faida sfida soprusi e pregiudizi

di Barbara Mastino
Il rock della band La Faida sfida soprusi e pregiudizi

L’ozierese Ivan Foddanu racconta la storia del gruppo musicale sardo-campano Dai brani composti durante il lockdown un contratto con la prestigiosa Universal

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OZIERI. Ricominciare a vivere con la musica, accorciando le distanze create dalla pandemia e trasformandole in un progetto artistico e di vita. È la bella storia della band sardo-campana “La Faida”, che ha di recente firmato un contratto in esclusiva con la prestigiosa casa discografica Universal e si appresta ad affacciarsi sui palchi che contano tra radio e Rete. La vicenda è in parte un segno dei tempi, perché nasce da un incontro casuale poi trasformatosi in collaborazione prima a distanza durante la pandemia e poi in un sodalizio che ha portato alla sala di registrazione e a esibizioni live.

Un frontman ozierese – Ivan “Grave” Foddanu, voce – e musicisti campani – Alessandro “Lexy Riot” Picca basso, Massimiliano “Max” Lepore chitarra solista, Gianluigi “JJ” Quatrano chitarra ritmica e Gaetano “Scar” Del Regno batteria – ne sono i protagonisti, ed è Ivan a raccontare una storia che inizia dal suo primo incontro con gli altri musicisti. «Il 22 gennaio 2020 – racconta – ero a Los Angeles per suonare con la band dei Tracy Grave nel leggendario Whisky a Go Go (dove suonarono in passato i Doors, i Guns ‘N Roses, Jimi Hendrix e tanti altri) e lì ho conosciuto i Red Riot, band metal della Campania. Quell’incontro è stato come un colpo di fulmine per entrambe le band: rimanemmo sbalorditi gli uni degli altri: scoccarono scintille come accade raramente nella vita. Ci salutammo con un arrivederci, ma non avevamo fatto i conti con la pandemia che sarebbe scoppiata di lì a poco e che a me personalmente fece crollare il mondo addosso: persi il lavoro, la band si sciolse ma questo mi diede modo di buttarmi a capofitto nella musica. Ebbi tanto tempo per riflettere e iniziai a fare qualcosa che non avevo fatto mai: io che per 20 anni avevo scritto testi in inglese cominciai a scrivere testi in italiano e la voglia di fare musica crebbe ulteriormente».

Ivan Grave si mette in contatto con i Red Riot, propone loro il suo progetto e – a distanza – lavora con loro alla costruzione di ben quindici brani i cui testi, dice ancora Ivan, «parlano di tutto ciò che di marcio corrompe la società, di pregiudizi contro le diversità, delle nostre terre e i soprusi subiti dalla Campania e dalla Sardegna a opera del Nord Italia, di quanto sia difficile riuscire a emergere in un mondo corrotto».

Le esperienze si fondono e danno vita alla band La Faida, che appena possibile si incontra nei rispettivi luoghi di origine – Ozieri e Nocera Inferiore –, prova i pezzi, li incide, li propone. I pezzi arrivano a Pietro Foresti, uno dei più noti produttori rock e poi uno studio di registrazione di Monza. Da lì il primo tour che porta alla firma con la major Universal sotto la guida del manager Andrea Dulio, che collabora tra gli altri con i fratelli Gallagher, i Punkreas e Omar Pedrini. «Seppure in condizioni difficili siamo riusciti a fare grandi cose – dice Ivan –, impensabili per una band emergente. Chissà dove ci porterà questa opportunità ma ora siamo in serie A e dobbiamo solo giocarci le nostre carte al meglio per vincere».

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