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Sassari

«In fila alla Caritas senza più niente»

«In fila alla Caritas senza più niente»

Franchi, presidente Aps: «Alimenti, affitto e utenze, costretti a chiedere aiuto»

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SASSARI. «La separazione non deve diventare una guerra di genere. Donne contro uomini. Ci sono moltissime donne che collaborano con l’associazione e molte donne che si rivolgono a noi ancor prima degli uomini: le prime telefonate spesso ci arrivano proprio da ex mogli o da nonne. E non deve essere un ipotetica guerra di genere a spingerci a ignorare un problema reale e attuale più che mai».

Così Tiziana Franchi, presidente dell’associazione “Padri separati”, la prima nata in Italia nel 1991. Che nei suoi numerosi interventi sulla delicatissima materie chiarisce come il supporto offerto ai padri separati e «contro il perpetuarsi di ingiustizie durante le cause di separazione».

«Per fare un esempio - ha spiegato - un uomo che guadagna 1.400 euro al mese può arrivare a pagarne da 400 a 700 in base al numero dei figli. Poi deve aggiungere tutte le spese per il vitto e l’alloggio. A questo si deve aggiungere che “gli assegni di mantenimento non si possono scaricare dalla dichiarazione dei redditi e la nuova abitazione del divorziato ha utenze maggiorate perché è spesso registrata come seconda casa».

«Questo comporta – chiude Tiziana Franchi – che non è raro per i padri separati chiedere aiuto a mamma e papà se non addirittura tornare a vivere nella stanza dove si è cresciuti da ragazzi. E spesso chi non ha una famiglia alle spalle rischia di ritrovarsi a dormire in auto, o in fila alla mensa della Caritas».

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