La Nuova Sardegna

Sassari

Nessuna botta ai bambini assolti madre, nonno e zio

di Nadia Cossu
 Nessuna botta ai bambini assolti madre, nonno e zio

A presentare la denuncia il padre (separato): «Colpiti con la pompa e senza cibo» Testimoni decisivi: «Una famiglia impeccabile». E un imputato scoppia in lacrime

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SASSARI. Erano accusati di aver maltrattato in più occasioni due bambini. Non curandosi delle loro esigenze quotidiane, come cibo e vestiario, e arrivando addirittura a colpirli con calci o con una pompa di plastica se disobbedivano.

Ma alla fine sono stati gli oltre venti testimoni sentiti in aula a confermare ciò che i difensori degli imputati (gli avvocati Giuseppe Onorato e Gabriele Satta) hanno sempre sostenuto e poi sottolineato con forza nelle arringhe: «Nessuna delle condotte contestate è mai stata messa in atto dagli imputati».

E il giudice Giulia Tronci, condividendo questa tesi, all’esito del processo ha assolto madre, nonno e zio dall’accusa di aver maltrattato i due minori (rispettivamente figli e nipoti dei tre) “perché il fatto non sussiste”. Alla lettura della sentenza lo zio si è lasciato andare alle lacrime, uno sfogo liberatorio dopo sette anni di tormenti vissuti tra un’aula e l’altra del tribunale.

La vicenda ha inizio nel 2015 quando il padre dei piccoli, separato dalla donna, presenta una denuncia. A suo dire la ex compagna non gli avrebbe consentito di vedere i figli nei giorni stabiliti dal giudice. Da qui la prima contestazione alla donna, quella prevista dall’articolo 388 del codice penale: “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. L’uomo inoltre aveva denunciato tutta una serie di comportamenti che lei, insieme a suo padre e a suo fratello, avrebbe avuto nei confronti dei bambini. Ad esempio la «poca cura dell’igiene personale e del vestiario dei figli, delle loro normali esigenze quotidiane, quali il rispetto dei pasti e non aiutandoli nella didattica e nello studio». La mamma era stata accusata di «sgridare i figli violentemente per ogni piccola mancanza, colpendoli con calci o tirandogli i capelli». Inoltre, in concorso con il padre e con il fratello (ossia l’ex suocero e l’ex cognato dell’uomo) l’imputata avrebbe picchiato i bambini «utilizzando una pompa in plastica (che veniva usata per travasare il vino) o la cintura dei pantaloni se disobbedivano».

Ma durante il dibattimento i numerosi testimoni citati – tra cui un giudice, medici e professionisti che conoscevano bene quella famiglia – hanno fornito un quadro approfondito e dettagliato della situazione dipingendo un contesto assolutamente tranquillo e raccontando di due bambini sereni che vivevano la loro quotidianità e le loro relazioni in maniera gioiosa.

La consulente nominata dal tribunale, inoltre, aveva sì stabilito che i due minori (che aveva incontrato per un’ora circa) fossero credibili ma allo stesso tempo aveva concluso che avrebbero potuto dire la verità ma anche bugie. Il consulente della difesa aveva a proposito affermato che quella relazione non era basata su elementi oggettivi e che non poteva essere attendibile così come non lo erano i due bambini, condizionati dall’ambiente familiare in cui stavano vivendo in quel momento: ossia con il padre. I difensori avevano anche prodotto le dichiarazioni rese dai due minori, perfettamente in linea con quelle del papà. «Salvo restare in silenzio o mostrarsi contraddittori non appena veniva fatta loro qualche domanda che si discostava da quello stesso schema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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