Sassari, centro massaggi hot: 11 a giudizio e tanti testimoni imbarazzati
Uno di loro: «Non accettai l’happy ending, sono invalido»
SASSARI. Qualcuno ha raccontato di essere entrato in quel centro estetico per curiosità, «mentre passeggiavo dopo il pranzo di Santo Stefano». Qualcun altro di non aver accettato «la “ciliegina sulla torta” perché sono invalido civile». Qualche altro ancora di esserci tornato una seconda volta per sperimentare l’happy ending e chi infine ha detto di non aver mai ricevuto alcuna proposta.
Una sfilata di testimoni in un’aula di tribunale per raccontare i dettagli di ciò che era scaturito dall’operazione che nel 2014 portò al sequestro, da parte dei carabinieri del comando provinciale di Sassari, di cinque centri massaggi gestiti da cinesi.
La “pratica”, è emerso, era uguale per tutti i clienti: si spogliavano, indossavano uno slip usa e getta, ricevevano il massaggio canonico sul corpo e poi, a seduta conclusa, arrivava la proposta: un “happy ending” (lieto fine) con leggero sovrapprezzo.
Erano studenti universitari, medici, imprenditori, professionisti i clienti più frequenti di questi centri e in tanti sono stati citati come testi davanti al collegio presieduto da Elena Meloni (a latere Claudia Sechi e Monia Adami) nel processo contro undici cinesi (7 uomini e 4 donne difesi dagli avvocati Giuseppe Onorato, Anna Laura Vargiu, Marcello Marceddu) imputati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e falso.
Il nome che all’epoca i carabinieri diedero all’operazione – “Happy Ending” – lascia intendere che all’interno di queste strutture non si praticavano solo trattamenti estetici. Secondo gli investigatori, infatti, oltre al massaggio venivano garantite – «se si aderiva alla proposta» – prestazioni sessuali semplicemente ritoccando la tariffa iniziale. Si partiva da un prezzo base di 40, 50 euro e si aggiungevano poi 10 o 20 euro. Tutto a norma di legge, con tanto di ricevuta consegnata ai clienti.
Gli stessi che davanti ai giudici hanno dovuto raccontare – mascherando l’imbarazzo – cosa succedeva all’interno del centro estetico. Dalle dichiarazioni al momento non sarebbe emerso un ruolo specifico dei gestori nella pratica sessuale che sarebbe stata offerta dalle ragazze e pagata con un sovrapprezzo «intorno ai 20 euro – hanno confermato – rispetto alla cifra standard di 50 euro prevista per il trattamento ordinario». Anche perché in tanti non hanno saputo dire se la persona a cui pagavano la tariffa fosse la stessa che aveva fatto il massaggio: «I cinesi sono tutti uguali...».
Nei racconti dei testimoni la preoccupazione, già manifestata all’avvio dell’inchiesta, che potessero esserci dei video “compromettenti” (che in realtà non sono mai esistiti) e anche lo stupore per esser stati fermati dai carabinieri (così era accaduto all’epoca) dopo il massaggio «e trattenuti a lungo in caserma come criminali».
Nel 2014 l’indagine aveva accertato che dentro quei centri benessere succedeva qualcosa di poco legale. Strutture discrete dal punto di vista igienico che venivano pubblicizzate con annunci sui giornali e su internet. Le immagini che venivano divulgate ritraevano ragazze in abiti succinti e in pose provocanti, «lasciavano intendere – avevano spiegato allora i carabinieri – che potessero esserci le condizioni per qualcosa in più del semplice massaggio». Oltretutto le donne non erano tutte giovanissime e piacenti come quelle proposte negli annunci. Anche la presentazione che li accompagnava lasciava poco spazio a fraintendimenti: «Atmosfere inebrianti e piaceri tutti da godere», e ancora «Il top del piacere, il top delle emozioni». In seguito erano emerse quelle “pratiche” anomale. I centri sequestrati si trovavano in via degli Astronauti, viale Sicilia, via Principessa Maria, via Domenico Millelire (Li Punti). Un altro ad Alghero.
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