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Sassari

Consorzio Zir, archiviate le accuse per 5 indagati

di Nadia Cossu
Consorzio Zir, archiviate le accuse per 5 indagati

L’incidente probatorio ha escluso irregolarità nei lavori sulla rete fognaria Non ci fu sovrafatturazione e lo stato di “somma urgenza” era in parte legittimo

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SASSARI. Un incidente probatorio “chiarificatore” che ha fatto cadere tutte le accuse in un primo momento mosse dalla Procura nei confronti di cinque indagati a vario titolo di truffa aggravata ai danni della Regione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Il riferimento è all’inchiesta del 2015 su presunte irregolarità nell’ambito dei lavori eseguiti dalla ditta Icort Srl di Nuoro nella rete fognaria consortile di Predda Niedda. Impresa che aveva ricevuto l’appalto attraverso una chiamata diretta. E proprio qui starebbe il nodo della vicenda che ora si è però conclusa con l’archiviazione di tutte le posizioni da parte del gip Gian Paolo Piana, così come chiesto dallo stesso sostituto procuratore Giovanni Porcheddu titolare delle indagini condotte materialmente dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Sassari.

Secondo l’iniziale convinzione del pm, infatti, quell’intervento finanziato dalla Regione sarebbe stato illegittimamente definito di «somma urgenza» dall’ex direttore del Consorzio Zir Giovanni Salvatore Scognamillo, da Giuseppe Pilo (responsabile unico del procedimento dei lavori), da Enrico Sini (direttore dei lavori) e da Fabrizio Madeddu (commissario liquidatore del Consorzio della Zir). E per la Procura ci sarebbe stata anche una sovrastima (in misura doppia) del valore delle opere e conseguente sovrafatturazione da parte della ditta Icort (il cui amministratore era Pierpaolo Tilocca, anche lui indagato). Un’opera che avrebbe dovuto risolvere l’annoso problema dello sversamento dei reflui a Sant’Orsola determinato dal malfunzionamento dei motori delle due stazioni di pompaggio esistenti.

Ma proprio la perizia collegiale eseguita nell’ambito dell’incidente probatorio – chiesto in particolare dall’avvocato Nicola Satta (difensore di Tilocca) – ha chiarito come prima cosa che la “somma urgenza” era corretta (almeno per una parte dei lavori). Così come, sempre secondo i periti, era stato legittimo l’affidamento diretto alla Icort.

In questo modo «i mezzi fraudolenti non sarebbero più ravvisabili – ha scritto il pubblico ministero Giovanni Porcheddu nella richiesta di archiviazione – e inoltre mancherebbero alcuni artifici e raggiri sui quali era stata costruita la condotta criminosa». Inoltre i periti «non sono riusciti a stabilire con certezza la cosiddetta “sovrafatturazione” che era stata contestata e quindi non è stato accertato quale sia stato (e anche se vi sia stato) il profitto patrimoniale che la ditta appaltatrice dei lavori avrebbe conseguito».

Da qui la richiesta di archiviazione accordata dal giudice per le indagini preliminari e la fine di una tormentata vicenda per gli indagati (difesi, oltre che da Nicola Satta, dagli avvocati Letizia Doppiu Anfossi, Stefano Porcu, Toni Faedda). Non avevano mai smesso di dichiarare la propria innocenza e di spiegare che «quei lavori erano realmente urgenti. Lo stesso sindaco Nicola Sanna il 16 marzo 2016 – avevano spiegato con forza – aveva diffidato il Consorzio perché eseguisse i lavori entro 60 giorni anche utilizzando la “somma urgenza”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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