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Sassari

Sassari, già raccolti 78mila euro per Gianluca

Paoletta Farina
Sassari, già raccolti 78mila euro per Gianluca

Grande solidarietà per il poliziotto con un linfoma che deve ricevere una terapia sperimentale. La moglie: «Ringrazio tutti»

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SASSARI. Oltre 78mila euro raccolti in pochi giorni per aiutare Gianluca Saraceni e la famiglia nella battaglia che il 46enne ispettore di polizia sta combattendo da oltre un anno contro un linfoma. Un record, davvero, per tempistica e quantità delle offerte, ma anche un forte segno di affetto e vicinanza alle sofferenza di un malato, quello che la città sta manifestando aderendo alla raccolta di fondi on line aperta su GoFundMe.

«Sono commossa da tanta solidarietà e partecipazione. Non immaginavo che i sassaresi, e non solo loro, avrebbero risposto con una così grande generosità per sostenere Gianluca». Parla da Perugia, Roberta Stincheddu, dove con il marito Gianluca è arrivata mercoledì della scorsa settimana in vista della costosa terapia sperimentale che lui dovrà affrontare nell’ospedale Santa Maria della Misericordia. Terapia che è l’unica in grado di dare una speranza di salvezza, dopo i risultati negativi delle precedenti cure.

«Voglio ringraziare tutti, perché la nostra storia è evidentemente entrata nel loro cuore – dice la donna con voce ferma, che solo poche volte si incrina per l’emozione –. Ci stiamo trovando di fronte a una enorme sensibilità e a una altrettanto grande voglia di aiutarci. Ho appreso che sono partite altre campagne di raccolta fondi, ringrazio anche i loro promotori e chi sta aderendo. Ora sappiamo che non siamo soli ad affrontare la malattia di Gianluca».

L’ispettore di polizia soffre di un linfoma non Hodgkin mantellare, una malattia che colpisce soprattutto dopo i 65 anni, ma che lui sta affrontando a una età ben più giovane. La terapia che si spera possa salvarlo ha un costo enorme: 360mila euro, che diventano 500mila se si aggiungono i costi di ospedalizzazione. «Mio marito è stato seguito nel reparto di Ematologia dell’Aou, un reparto di eccellenza, dove tutti, dai medici agli oss, instaurano un rapporto speciale con i malati. E lì che ci hanno consigliato di andare a Perugia, dove la clinica universitaria ospedaliera, in quanto centro di ricerca, può avere la terapia sperimentale per mio marito, perché come privati non potremmo certo acquistarla, visto che non è un tipo di cura previsto nell’ambito del servizio sanitario nazionale». Il fatto è che fino a giugno 2021 Tecartus, si chiama così, era in sperimentazione e i pazienti potevano accedervi in regime compassionevole. A settembre scorso l’Ema l’ha autorizzato in Europa, e in Italia l’Aifa ha concesso di utilizzarlo, però, in regime privato. Questo perché non si è raggiunto un accordo sul prezzo con l’industria farmaceutica produttrice.

Roberta Stincheddu ha sensibilizzato sul problema il direttore dell’Assl Fabio Sensi e l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu perché sostengano economicamente il prezzo del farmaco. «Hanno dimostrato sensibilità, e li ringrazio, così come la consigliera regionale Desirè Manca, che si è interessata alla nostra vicenda».



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