Lido Iride, solo macerie sul litorale di Platamona
di Salvatore Santoni
Nessuno ha portato via i detriti dopo la demolizione della scorsa primavera Un progetto da 2 milioni e mezzo che dovrebbe concludersi entro dicembre
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SORSO. Per decenni è stato il lato oscuro di Platamona, un monumento all’incuria che a un certo punto sembrava essersi trasformato in una maledizione. Fino all’aprile del 2021, quando si è accesa una luce e la rinascita attesa da tempo si è fatta palpabile. E così il gigante di ferro e cemento è caduto sulle dune a colpi di benna. Tutto bene, se non fosse che lì è rimasto, sotto forma di montagne di macerie: in dieci mesi non si è mosso praticamente nulla. E quindi che fine ha fatto il progetto del nuovo Lido Iride?
Il travaglio. La storia dell’Iride è fatta di un ginepraio di rompicapi: un concorso di idee per il rilancio dimostratosi disastroso, una serie di ricorsi al Tar, una trafila di bandi deserti e poi partecipati, una nuova girandola di bracci di ferro davanti ai giudici, conferenze di servizi, lunghi iter autorizzativi, una riapertura temporanea quanto turbolenta.
La luce. Circa dieci mesi fa l’imprenditore Pierpaolo Cermelli, patron della ditta Spf aggiudicataria del bando regionale, i tecnici e una folta rappresentanza dell’amministrazione comunale di Sorso avevano annunciato in pompa magna l’inizio della fine del degrado durante una conferenza stampa davanti ai ruderi prossimi alla demolizione. Nelle intenzioni della ditta Spf, palesate durante la conferenza, la ripulitura della spiaggia si sarebbe dovuta concludere la fine del mese di giugno dello stesso anno, mentre il nuovo Iride verrebbe inaugurato nell’estate del 2023. Non a caso, a suggellare il sospiro di sollievo per la rinascita incombente, era stato lo stesso sindaco Fabrizio Demelas, a bordo di un escavatore, a dare il primo colpo di benna ai casotti. Un gesto simbolico, che purtroppo non è stato esattamente beneaugurante.
Il buio. Oggi, infatti, la situazione dell’ex lido non è cambiata di molto: da rudere è diventato un campo di macerie. E il cantiere è fermo. In questi giorni, tra l’altro, complici anche le giornate dal tepore primaverile, molte persone si stanno riversando lungo la passeggiata sul lungomare di Platamona. E una volta arrivati al parcheggio del primo pettine è impossibile non notare la pessima cartolina fatta di montagne di scarti edili abbandonati sulle dune di sabbia. Il cartello di cantiere, esposto in bellavista verso il parcheggio, spiega ai passanti che il progetto di riqualificazione vale 2,5 milioni di euro, che l’inizio dei lavori era fissato al 9 aprile 2021 e la conclusione al 30 dicembre 2022.
I silenzi. Ad aggiungere tristezza agli scatti poco edificanti c’è una serie di silenzi. Pare che nessuno sappia, o meglio, voglia raccontare, che cosa è successo in questi ultimi dieci mesi e cosa avverrà nei prossimi. Perché il cantiere si è fermato? E perché i materiali di risulta – decine, se non centinaia di metri cubi di mattoni, calcestruzzo e ferro arrugginito – giacciono all’aria aperta a venti metri dalla battigia? Ma, soprattutto, c’è da chiedersi se il progetto abbia un futuro oppure no. Tutte domande alle quali chi può non vuole rispondere. Il patron della Spf, il portotorrese Pierpaolo Cermelli, sentito telefonicamente fa sapere di non avere nulla da dire. E anche da piazza Garibaldi hanno scelto la linea del silenzio, col Comune che almeno per adesso sceglie di non commentare la situazione.
Il travaglio. La storia dell’Iride è fatta di un ginepraio di rompicapi: un concorso di idee per il rilancio dimostratosi disastroso, una serie di ricorsi al Tar, una trafila di bandi deserti e poi partecipati, una nuova girandola di bracci di ferro davanti ai giudici, conferenze di servizi, lunghi iter autorizzativi, una riapertura temporanea quanto turbolenta.
La luce. Circa dieci mesi fa l’imprenditore Pierpaolo Cermelli, patron della ditta Spf aggiudicataria del bando regionale, i tecnici e una folta rappresentanza dell’amministrazione comunale di Sorso avevano annunciato in pompa magna l’inizio della fine del degrado durante una conferenza stampa davanti ai ruderi prossimi alla demolizione. Nelle intenzioni della ditta Spf, palesate durante la conferenza, la ripulitura della spiaggia si sarebbe dovuta concludere la fine del mese di giugno dello stesso anno, mentre il nuovo Iride verrebbe inaugurato nell’estate del 2023. Non a caso, a suggellare il sospiro di sollievo per la rinascita incombente, era stato lo stesso sindaco Fabrizio Demelas, a bordo di un escavatore, a dare il primo colpo di benna ai casotti. Un gesto simbolico, che purtroppo non è stato esattamente beneaugurante.
Il buio. Oggi, infatti, la situazione dell’ex lido non è cambiata di molto: da rudere è diventato un campo di macerie. E il cantiere è fermo. In questi giorni, tra l’altro, complici anche le giornate dal tepore primaverile, molte persone si stanno riversando lungo la passeggiata sul lungomare di Platamona. E una volta arrivati al parcheggio del primo pettine è impossibile non notare la pessima cartolina fatta di montagne di scarti edili abbandonati sulle dune di sabbia. Il cartello di cantiere, esposto in bellavista verso il parcheggio, spiega ai passanti che il progetto di riqualificazione vale 2,5 milioni di euro, che l’inizio dei lavori era fissato al 9 aprile 2021 e la conclusione al 30 dicembre 2022.
I silenzi. Ad aggiungere tristezza agli scatti poco edificanti c’è una serie di silenzi. Pare che nessuno sappia, o meglio, voglia raccontare, che cosa è successo in questi ultimi dieci mesi e cosa avverrà nei prossimi. Perché il cantiere si è fermato? E perché i materiali di risulta – decine, se non centinaia di metri cubi di mattoni, calcestruzzo e ferro arrugginito – giacciono all’aria aperta a venti metri dalla battigia? Ma, soprattutto, c’è da chiedersi se il progetto abbia un futuro oppure no. Tutte domande alle quali chi può non vuole rispondere. Il patron della Spf, il portotorrese Pierpaolo Cermelli, sentito telefonicamente fa sapere di non avere nulla da dire. E anche da piazza Garibaldi hanno scelto la linea del silenzio, col Comune che almeno per adesso sceglie di non commentare la situazione.
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