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Sassari

Bambino investito, condannato il padrino

Bambino investito, condannato il padrino

Fece scendere il figlioccio dal furgone in un punto pericoloso. Assolta la donna che guidava l’auto

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SASSARI. Si era fermato in corso Trinità (direzione cavalcavia per Predda Niedda) per far scendere il figlioccio che stava riaccompagnando a casa. Aveva accostato il furgoncino in doppia fila, in un tratto in cui non c’erano le strisce pedonali e il nipotino (che all’epoca aveva dieci anni) era sceso e aveva attraversato la strada passando davanti al mezzo e sbucando all’improvviso di fronte agli occhi della conducente di un’utilitaria. La donna, pochi istanti prima, aveva infatti correttamente inserito la freccia e stava superando il furgoncino fermo quando si era trovata il bambino in mezzo alla strada. Fortunatamente andava a velocità molto moderata tanto che il piccolo non era stato travolto ma, per il contraccolpo, aveva finito per cadere e sbattere contro il paraurti dello stesso furgone del padrino. La signora, tra l’altro un medico, era immediatamente scesa dall’auto e si era accertata che le condizioni del bambino non fossero preoccupanti. Sul posto era arrivata un’ambulanza che lo aveva trasportato in ospedale per i dovuti accertamenti. I medici gli avevano assegnato quaranta giorni di prognosi.

Dopo l’incidente i genitori del piccolo si erano rivolti a un avvocato e avevano denunciato la donna per lesioni stradali colpose. Ma la Procura aveva deciso di indagare anche il padrino che aveva fatto scendere il bambino dal furgone in una condizione di scarsa sicurezza e in un tratto di strada in cui era assente l’attraversamento pedonale.

Al termine delle indagini erano stati rinviati a giudizio entrambi davanti alla giudice Giulia Tronci.

Durante il dibattimento erano stati sentiti, tra gli altri testimoni, gli agenti della polizia locale che avevano eseguito i rilievi dell’incidente. I vigili avevano raccontato che quel giorno, dall’accertamento della dinamica, era emerso che nessuna responsabilità poteva essere addebitata alla conducente del veicolo. Tanto che non era stata nemmeno sanzionata. L’avvocato difensore Elias Vacca aveva sottolineato come la sua assistita, trovandosi davanti quel mezzo fermo, aveva correttamente inserito la freccia per superarlo e di certo non poteva aspettarsi di vedere sbucare all’improvviso il bambino. Gli stessi agenti della polizia locale in aula avevano invece spiegato di aver ritenuto necessario sanzionare il conducente del furgone per via della sua condotta imprudente.

Al termine della discussione il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per la donna e la condanna a quattro mesi per l’uomo. Richiesta che è stata accolta dal giudice Tronci. (na.co.)

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