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Sassari, il calvario dei malati: per un codice giallo anche 12 ore di attesa

Luigi Soriga
Sassari, il calvario dei malati: per un codice giallo anche 12 ore di attesa

Entra alle 15 con dolori lancinanti, viene ricoverato alle 3. La gestione dei numerosi pazienti Covid rallenta l’assistenza 

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SASSARI. Calano i contagi ma aumentano i ricoveri e il pronto soccorso è sempre sotto pressione. Venerdì è stata una giornata da incubo per chi ha avuto la sfortuna di dover ricorrere alle cure dell’ospedale. Venti accessi in più della media, molti codici rossi e diversi gialli. Soprattutto per questi ultimi i tempi di attesa, in quella giornata, sono stati disumani. Esempio: un paziente si è presentato alle 15 e 30 con dei dolori lancinanti per ostruzione delle vie biliari. Solo a notte fonda i due medici in turno nella zona pulita (gli altri due medici gestiscono l’area Covid) sono stati in grado di visitarlo e solo dopo le tre e mezzo del mattino è stato ricoverato nel reparto di medicina.

Ma i codici gialli parcheggiati anche per dodici ore ormai sono ordinaria amministrazione, perché purtroppo il numero di accessi, soprattutto Covid nell’Hub di Sassari ha raggiunto livelli insostenibili. Solo ieri c’è stata un po’ di tregua, anche se otto codici rossi hanno assorbito moltissime risorse e personale.

Avere 35 o 40 pazienti Covid ricoverati nel container, in attesa di altra collocazione e di un posto letto che evidentemente in Aou non è disponibile, significa un dispendio enorme di energie per un pronto soccorso che a rigor di logica dovrebbe gestire prevalentemente i percorsi puliti. Invece, almeno sino a qualche giorno fa, la maggior parte dell’attività era concentrata proprio sulla gestione dei positivi. Anche la sola selezione dei casi da smistare su area Covid o non Covid, con la trafila di tamponi, di attesa dell’esito, gli ulteriori accertamenti diagnostici con la tac, va ad intasare gli ingranaggi del pronto soccorso. A farne le spese naturalmente sono in prima battuta i medici e gli infermieri, costretti a un tour de force massacrante, e spesso a rimbalzare da un percorso sporco a uno pulito. E poi i pazienti, che vedono dilatarsi esponenzialmente i loro tempi di attesa, sfondando spesso il muro delle dodici ore. Non basta. Anche per i malati che dopo il triage vengono finalmente presi in carico, i disagi non sono finiti. Nei corridoi puliti ci sono anche più di dieci barelle parcheggiate in fila, spesso una attaccata all’altra, perché non c’è possibilità di sistemare meglio i pazienti. Il personale fa quello che può e anche di più, ma in una situazione di emergenza tale e con accessi da tutto il nord Sardegna la qualità dell’assistenza inevitabilmente degrada. La competenza e l’impegno profuso può essere anche 100, ma l'intensità di cura si misura con il tempo che medici e infermieri sono in grado di dedicare al paziente. È chiaro che se ne devono seguire troppi, a meno di essere trini e ubiqui non potranno garantire intensità.

L’aspetto paradossale è che chi si rivolge all’Aou di Sassari alla fine è anche fortunato, perché si tratta del pronto soccorso che al momento sta lavorando con più efficienza in Sardegna.

Oristano, Nuoro e sopratutto Cagliari, in queste settimane sono letteralmente al collasso.

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