La gip conferma: le minori resteranno in comunità
di Nadia Cossu
La lite fuori da scuola. Il giudice: «Quella del 24 gennaio fu una resa dei conti» L’ordinanza: «Una rissa tra due fazioni distinte». Domani Riesame per la 15enne
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SASSARI. Per il giudice Stefania Palmas (tribunale dei minori) ciò che avvenne il 24 gennaio fuori dall’istituto alberghiero di Sassari fu una vera e propria «resa dei conti tra due fazioni distinte». Da qui «l’ipotesi di rissa» e la conseguente necessità di tenere le due ragazze in comunità per una loro maggiore tutela e di rigettare quindi la richiesta dei legali di attenuazione della misura cautelare.
La decisione del gip sui provvedimenti relativi alla violenta lite finita nel sangue (una delle due ragazze era infatti stata colpita al volto con un tirapugni) è arrivata ieri dopo che le due studentesse di 15 e 16 anni (la prima difesa dagli avvocati Luca Diaz e Antonella Chirigoni, la seconda dal collega Giacomo Crovetti) sono state interrogate. Ognuna avrebbe scaricato la responsabilità sull’altra, in relazione a chi avrebbe cominciato per prima a colpire. Per il giudice, in ogni caso, «il quadro indiziario e le dichiarazioni rese sono sufficienti a confermare la misura cautelare della permanenza in comunità». In attesa, questo, dell’esito del Riesame che, per la più piccola, è previsto già per domani mattina.
Due fazioni, quindi. Una composta dalla quindicenne e dalla compagna del proprio padre e l’altra dalla sedicenne e da un’amica di 19 anni (tra l’altro comune a entrambe). Dalle indagini sarebbe emerso che dopo l’aggressione fuori dall’Alberghiero di via Cedrino ci sarebbe stato un secondo “appuntamento” al quale, oltre alle ragazze, avrebbero partecipato proprio le due maggiorenni. Ed è qui che sarebbe comparso il martello.
Mentre il manganello, sequestrato dalla polizia in una piazza, sarebbe stato usato lo stesso giorno della lite fuori dalla scuola dalla ragazza bionda che – nel video diffuso sui social – appariva come la vittima che subiva la violenza della (ex) amica. Secondo il racconto di quest’ultima, quella mattina del 24 gennaio sarebbe stata la quindicenne ad aggredirla per prima con un manganello. Arma che, però, nei video girati sulle chat di whatsapp non è mai comparso.
Insomma odio e violenza reciproci motivati da tutt’e due le studentesse allo stesso modo: un fidanzato conteso. Tanto sarebbe bastato per scatenare un putiferio costato l’allontanamento dalle famiglie, il sequestro dei telefoni, la sospensione da scuola, una bufera mediatica.
Una “resa dei conti” (per usare le parole del gip) che ha già avuto conseguenze per le minori ma che potrebbe presto avere risvolti giudiziari anche nei confronti delle altre due donne che invece la maggiore età l’hanno raggiunta e persino superata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La decisione del gip sui provvedimenti relativi alla violenta lite finita nel sangue (una delle due ragazze era infatti stata colpita al volto con un tirapugni) è arrivata ieri dopo che le due studentesse di 15 e 16 anni (la prima difesa dagli avvocati Luca Diaz e Antonella Chirigoni, la seconda dal collega Giacomo Crovetti) sono state interrogate. Ognuna avrebbe scaricato la responsabilità sull’altra, in relazione a chi avrebbe cominciato per prima a colpire. Per il giudice, in ogni caso, «il quadro indiziario e le dichiarazioni rese sono sufficienti a confermare la misura cautelare della permanenza in comunità». In attesa, questo, dell’esito del Riesame che, per la più piccola, è previsto già per domani mattina.
Due fazioni, quindi. Una composta dalla quindicenne e dalla compagna del proprio padre e l’altra dalla sedicenne e da un’amica di 19 anni (tra l’altro comune a entrambe). Dalle indagini sarebbe emerso che dopo l’aggressione fuori dall’Alberghiero di via Cedrino ci sarebbe stato un secondo “appuntamento” al quale, oltre alle ragazze, avrebbero partecipato proprio le due maggiorenni. Ed è qui che sarebbe comparso il martello.
Mentre il manganello, sequestrato dalla polizia in una piazza, sarebbe stato usato lo stesso giorno della lite fuori dalla scuola dalla ragazza bionda che – nel video diffuso sui social – appariva come la vittima che subiva la violenza della (ex) amica. Secondo il racconto di quest’ultima, quella mattina del 24 gennaio sarebbe stata la quindicenne ad aggredirla per prima con un manganello. Arma che, però, nei video girati sulle chat di whatsapp non è mai comparso.
Insomma odio e violenza reciproci motivati da tutt’e due le studentesse allo stesso modo: un fidanzato conteso. Tanto sarebbe bastato per scatenare un putiferio costato l’allontanamento dalle famiglie, il sequestro dei telefoni, la sospensione da scuola, una bufera mediatica.
Una “resa dei conti” (per usare le parole del gip) che ha già avuto conseguenze per le minori ma che potrebbe presto avere risvolti giudiziari anche nei confronti delle altre due donne che invece la maggiore età l’hanno raggiunta e persino superata.
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