Morì dopo una spinta, condannato un 34enne
La vittima era un pensionato. La rabbia della figlia: «La vita di mio padre non valeva due anni e 11 mesi»
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SASSARI. Due anni e undici mesi di reclusione contro i quattro anni e otto mesi chiesti dal pubblico ministero Ermanno Cattaneo. Assoluzione, avevano invece sollecitato gli avvocati difensori Marco Palmieri e Franco Luigi Satta.
«Valeva due anni la vita di mio padre?». È stata accolta così, tra urla di disappunto e rabbia, la lettura della sentenza nel processo per omicidio preterintenzionale che si è celebrato con il rito abbreviato davanti alla corte d’assise presieduta da Mauro Pusceddu (a latere Sergio De Luca, giudice relatore). La condanna è stata inflitta all’imputato di 34 anni Fabio Grizzuti per un episodio accaduto in corso Trinità a marzo del 2020.
Il giovane era finito nei guai in seguito alla morte del pensionato sassarese Roberto Sanna. Il 66enne era deceduto per le complicanze dovute a una caduta successiva a un calcio e una spinta subiti in mezzo alla strada a pochi metri dalla scuola da cui aveva appena ritirato il nipotino di 8 anni. L’uomo era morto nel reparto di Rianimazione, dove era arrivato privo di coscienza per un profondo trauma cranico.
Per questo fatto era finito a processo proprio Grizzuti. Quest’ultimo aveva raccontato di essere intervenuto in difesa della sua fidanzata che sarebbe stata aggredita da quel nonno che – come avevano confermato all’epoca alcuni testimoni – avrebbe maltrattato il nipotino e per questo la ragazza e un’altra donna lo avevano rimproverato. Tutto era accaduto all’uscita di scuola, quando il 66enne era andato a prendere il nipote e lo avrebbe strattonato e spinto contro la serranda di un negozio. A quel punto due ragazze erano intervenute per rimproverarlo e, in base alle indagini della squadra mobile, lui si sarebbe scagliato contro una di loro.
Il 34enne aveva assistito inizialmente alla scena dall’altra parte della strada. Vedendo la fidanzata in difficoltà era corso in suo aiuto. Secondo l’accusa aveva prima spintonato il pensionato, poi lo aveva colpito con un calcio in pancia che lo aveva fatto cadere a terra. I passanti avevano chiamato polizia e 118. Roberto Sanna era stato trasportato al pronto soccorso ed era morto dopo due settimane.
Per i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Sergio Oggiano, il loro caro sarebbe deceduto a causa di quel calcio e di quella spinta e per questo si sarebbero aspettati dai giudici una pena più severa. Gli avvocati Palmieri e Satta hanno invece sostenuto che il loro assistito avesse agito per legittima difesa o comunque con eccesso colposo di legittima difesa.
Dopo circa un’ora di camera di consiglio la corte d’assise ha condannato l’imputato a due anni e 11 mesi – disapplicando la recidiva, concedendo le attenuanti generiche e riducendo la pena come previsto dal rito abbreviato – e ha anche stabilito che dovrà risarcire le parti civili con una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 50mila euro a testa per ciascuno dei tre familiari. (na.co.)
«Valeva due anni la vita di mio padre?». È stata accolta così, tra urla di disappunto e rabbia, la lettura della sentenza nel processo per omicidio preterintenzionale che si è celebrato con il rito abbreviato davanti alla corte d’assise presieduta da Mauro Pusceddu (a latere Sergio De Luca, giudice relatore). La condanna è stata inflitta all’imputato di 34 anni Fabio Grizzuti per un episodio accaduto in corso Trinità a marzo del 2020.
Il giovane era finito nei guai in seguito alla morte del pensionato sassarese Roberto Sanna. Il 66enne era deceduto per le complicanze dovute a una caduta successiva a un calcio e una spinta subiti in mezzo alla strada a pochi metri dalla scuola da cui aveva appena ritirato il nipotino di 8 anni. L’uomo era morto nel reparto di Rianimazione, dove era arrivato privo di coscienza per un profondo trauma cranico.
Per questo fatto era finito a processo proprio Grizzuti. Quest’ultimo aveva raccontato di essere intervenuto in difesa della sua fidanzata che sarebbe stata aggredita da quel nonno che – come avevano confermato all’epoca alcuni testimoni – avrebbe maltrattato il nipotino e per questo la ragazza e un’altra donna lo avevano rimproverato. Tutto era accaduto all’uscita di scuola, quando il 66enne era andato a prendere il nipote e lo avrebbe strattonato e spinto contro la serranda di un negozio. A quel punto due ragazze erano intervenute per rimproverarlo e, in base alle indagini della squadra mobile, lui si sarebbe scagliato contro una di loro.
Il 34enne aveva assistito inizialmente alla scena dall’altra parte della strada. Vedendo la fidanzata in difficoltà era corso in suo aiuto. Secondo l’accusa aveva prima spintonato il pensionato, poi lo aveva colpito con un calcio in pancia che lo aveva fatto cadere a terra. I passanti avevano chiamato polizia e 118. Roberto Sanna era stato trasportato al pronto soccorso ed era morto dopo due settimane.
Per i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Sergio Oggiano, il loro caro sarebbe deceduto a causa di quel calcio e di quella spinta e per questo si sarebbero aspettati dai giudici una pena più severa. Gli avvocati Palmieri e Satta hanno invece sostenuto che il loro assistito avesse agito per legittima difesa o comunque con eccesso colposo di legittima difesa.
Dopo circa un’ora di camera di consiglio la corte d’assise ha condannato l’imputato a due anni e 11 mesi – disapplicando la recidiva, concedendo le attenuanti generiche e riducendo la pena come previsto dal rito abbreviato – e ha anche stabilito che dovrà risarcire le parti civili con una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 50mila euro a testa per ciascuno dei tre familiari. (na.co.)
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