“Alzheimer”, 5 anni ai neurologi
di Nadia Cossu
Pene ridotte in appello per i medici Dore e D’Onofrio. Assolto il consigliere regionale Antonello Peru
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SASSARI. Cinque anni di reclusione per i due neurologi Giuseppe Dore e Marinella D’Onofrio contro gli otto anni e 6 mesi e i nove anni inflitti rispettivamente ai due imputati nel processo di primo grado. Assoluzione nel merito – per non aver commesso il fatto – per il consigliere regionale Antonello Peru che il collegio di primo grado aveva invece condannato a quattro anni.
La corte d’appello di Sassari presieduta da Plinia Azzena (a latere Marina Capitta e Maria Grixoni) dopo una breve camera di consiglio ha letto ieri mattina il dispositivo che ha messo la parola fine anche al secondo grado di giudizio del ribattezzato “caso Alzheimer”. Pena più lieve, quindi, per i due medici rispetto a quella che era stata chiesta dal procuratore generale Paolo De Falco che aveva sollecitato una condanna a sei anni per Dore e a sei anni e 6 mesi per la D’Onofrio (l’unica presente in aula). “Non doversi procedere”, infine, per tutti gli altri imputati cui era contestato il reato di maltrattamenti, per intervenuta prescrizione.
L’accusa per i due imputati principali dell’inchiesta era quella di essere i promotori di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Sotto la lente di ingrandimento del procuratore della Repubblica Gianni Caria era finita la psiconeuroanalisi, spacciata come una miracolosa cura dell’Alzheimer e di altre forme di demenza. Terapia che, secondo l’accusa, Giuseppe Dore e i suoi collaboratori avrebbero messo in atto durante le visite ai pazienti e che avrebbe previsto umiliazioni e percosse ai malati senza alcuna evidenza scientifica circa la sua efficacia. Tra gli imputati c’erano medici, dirigenti sanitari, infermieri, politici e parenti dei pazienti in cura con il neurologo di Ittiri.
L’avvocato Giuseppe Tempesta – dal canto suo – anche davanti alla corte d’appello ha sottolineato «l’assenza di prove» a carico dei suoi assistiti. «Anzi – aveva detto nella sua arringa – ce ne sono in senso opposto. Prove di menzogne, incoerenze, inattendibilità. Di Davide Casu in primis ...». Casu è il supertestimone, uno dei più stretti ex collaboratori di Dore ma anche lo stesso che a un certo punto si ribellò alle presunte violenze inflitte ai pazienti e con il suo racconto fece partire l’inchiesta. “Elucubrazioni” le aveva definite Tempesta, frutto della sete di vendetta che avrebbe animato proprio Casu per esser stato allontanato da Giuseppe Dore.
Reato prescritto anche per il fisiatra Mario Piredda, in primo grado condannato a 3 anni e 6 mesi per maltrattamenti nell’ambito del suicidio del giovane algherese Luca Scognamillo che si era rivolto a lui per un problema alla spalla.
Piredda frequentava le lezioni di Dore e per l’accusa quando «si accorse di un problema psicologico del ragazzo» lo sottopose a un «maldestro esperimento terapeutico che inflisse a Luca ulteriori e profonde sofferenze». «Nessun maltrattamento, con lui ho praticato i trattamenti fisiatrici usati nel corso di tutta la professione – si era difeso con forza Piredda, assistito dagli avvocati Elias Vacca e Antonello Pais – Non lo vedevo da due mesi prima che morisse». Piredda in primo grado era stato assolto dai reati di omicidio colposo e partecipazione in associazione a delinquere. La prescrizione (contrariamente all’assoluzione nel merito) non comprende però la revoca delle statuizioni civili – in questo caso a favore dei genitori del ragazzo – e infatti i legali hanno già annunciato il ricorso per Cassazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La corte d’appello di Sassari presieduta da Plinia Azzena (a latere Marina Capitta e Maria Grixoni) dopo una breve camera di consiglio ha letto ieri mattina il dispositivo che ha messo la parola fine anche al secondo grado di giudizio del ribattezzato “caso Alzheimer”. Pena più lieve, quindi, per i due medici rispetto a quella che era stata chiesta dal procuratore generale Paolo De Falco che aveva sollecitato una condanna a sei anni per Dore e a sei anni e 6 mesi per la D’Onofrio (l’unica presente in aula). “Non doversi procedere”, infine, per tutti gli altri imputati cui era contestato il reato di maltrattamenti, per intervenuta prescrizione.
L’accusa per i due imputati principali dell’inchiesta era quella di essere i promotori di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Sotto la lente di ingrandimento del procuratore della Repubblica Gianni Caria era finita la psiconeuroanalisi, spacciata come una miracolosa cura dell’Alzheimer e di altre forme di demenza. Terapia che, secondo l’accusa, Giuseppe Dore e i suoi collaboratori avrebbero messo in atto durante le visite ai pazienti e che avrebbe previsto umiliazioni e percosse ai malati senza alcuna evidenza scientifica circa la sua efficacia. Tra gli imputati c’erano medici, dirigenti sanitari, infermieri, politici e parenti dei pazienti in cura con il neurologo di Ittiri.
L’avvocato Giuseppe Tempesta – dal canto suo – anche davanti alla corte d’appello ha sottolineato «l’assenza di prove» a carico dei suoi assistiti. «Anzi – aveva detto nella sua arringa – ce ne sono in senso opposto. Prove di menzogne, incoerenze, inattendibilità. Di Davide Casu in primis ...». Casu è il supertestimone, uno dei più stretti ex collaboratori di Dore ma anche lo stesso che a un certo punto si ribellò alle presunte violenze inflitte ai pazienti e con il suo racconto fece partire l’inchiesta. “Elucubrazioni” le aveva definite Tempesta, frutto della sete di vendetta che avrebbe animato proprio Casu per esser stato allontanato da Giuseppe Dore.
Reato prescritto anche per il fisiatra Mario Piredda, in primo grado condannato a 3 anni e 6 mesi per maltrattamenti nell’ambito del suicidio del giovane algherese Luca Scognamillo che si era rivolto a lui per un problema alla spalla.
Piredda frequentava le lezioni di Dore e per l’accusa quando «si accorse di un problema psicologico del ragazzo» lo sottopose a un «maldestro esperimento terapeutico che inflisse a Luca ulteriori e profonde sofferenze». «Nessun maltrattamento, con lui ho praticato i trattamenti fisiatrici usati nel corso di tutta la professione – si era difeso con forza Piredda, assistito dagli avvocati Elias Vacca e Antonello Pais – Non lo vedevo da due mesi prima che morisse». Piredda in primo grado era stato assolto dai reati di omicidio colposo e partecipazione in associazione a delinquere. La prescrizione (contrariamente all’assoluzione nel merito) non comprende però la revoca delle statuizioni civili – in questo caso a favore dei genitori del ragazzo – e infatti i legali hanno già annunciato il ricorso per Cassazione.
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