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cronaca

Malattie epatiche, cure sospese chiuso l’ambulatorio di Olbia

OZIERI. Tra le tante proteste e situazioni di disagio che si verificano ormai a cadenza quasi quotidiana per le disastrate condizioni della sanità territoriale, questa volta a levarsi alto è il grido...


18 febbraio 2022


OZIERI. Tra le tante proteste e situazioni di disagio che si verificano ormai a cadenza quasi quotidiana per le disastrate condizioni della sanità territoriale, questa volta a levarsi alto è il grido d’allarme dei pazienti colpiti dalle malattie al fegato e in cura nell’ambulatorio dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia. Servizio che, nel mese di gennaio, ha chiuso i battenti lasciando tutti in una grave situazione di incertezza.

La scelta improvvisa operata dalla struttura sanitaria, che ha dirottato il medico che seguiva i pazienti verso un altro reparto, purtroppo è figlia della carenza di personale con cui si deve fare i conti per cercare di salvare dal rischio chiusura i reparti ma a farne le spese troppo spesso sono pazienti fragili che si trovano da un momento all’altro senza riferimenti per di più con patologie che, se trascurate, possono comprometterne addirittura le funzioni vitali.

«L’ambulatorio era per noi davvero prezioso perché venivamo seguiti con competenza e abnegazione – ha detto un paziente di Ozieri –. Dal nostro territorio eravamo in tanti e a noi si aggiungevano anche malati ad esempio da Berchidda, Monti fino ad Arzachena e La Maddalena. Nel mio caso con una epatite di tipo B non posso certo stare tranquillo poiché la malattia dovrebbe essere tenuta costantemente sotto controllo con esami periodici, esami che al momento non so come e dove mi potranno essere fatti».

L’urgenza di trovare una soluzione è quindi impellente anche perché alla fragilità dei pazienti si aggiunge il disagio di dover affrontare viaggi lunghi e dispendiosi per iniziare da zero una trafila in un altro centro sanitario comunque distante da Ozieri. «Ho scoperto che l’ambulatorio era stato chiuso solo nel momento in cui ho chiamato per sapere se fossero disponibili i risultati dell’ultimo esame effettuato – ha proseguito il paziente ozierese – e proprio per effetto della chiusura adesso non avendo la documentazione disponibile non posso presentarmi nella farmacia territoriale a ritirare il farmaco che mi serve quotidianamente, che è classificato come salva vita e che se dovessi comprare privatamente mi costerebbe quasi quattrocento euro, cifra che non mi posso assolutamente permettere».

A questo punto la speranza è che l’ambulatorio possa riaprire anche solo per qualche giorno a settimana per non abbandonare a se stessi i pazienti già fortemente preoccupati per la grave patologia in essere e se la chiusura dovesse prospettarsi come prossima e permanente, magari accompagnarli in un percorso di cambio di struttura che così potrebbe essere indolore e con meno disagio possibile.

Francesco Squintu

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