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Sassari, cittadella a San Sebastiano: parte la caccia ai 22 milioni

di Giovanni Bua
Sassari, cittadella a San Sebastiano: parte la caccia ai 22 milioni

Salvato il progetto bisogna trovare i fondi e vigilare sugli impegni del Ministero

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SASSARI. Non c’è tempo per festeggiare il salvataggio in extremis della cittadella giudiziaria. Già da oggi infatti parte la caccia ai 22 milioni necessari per finanziare il progetto di recupero dell’ex carcere di San Sebastiano. I soldi in sé non dovrebbero essere un problema: la capiente torta del Pnrr dedicata all’architettura giudiziaria è infatti ancora tutta da spartire. C’è però da vigilare sul fatto che il ministero della Giustizia convochi a breve il promesso tavolo per ricreare da zero il progetto.

C’è poi da supportare il Demanio regionale, con la sua direttrice Rita Soddu vera protagonista del salvataggio, nella sua richiesta di rimettere in moto l’intervento, che di fatto, e nonostante quello che tutti dicevano, era morto e sepolto. C’è infine da non disperdere la magica unione di intenti che si è creata tra politica, a tutti i livelli istituzionali, associazioni di professionisti, imprese, semplici cittadini, anche grazie alla denuncia della Nuova Sardegna che tanti animi ha scosso. Con il Comune che non può più limitarsi ad osservare a distanza l’evolversi degli eventi ma deve iniziare a giocare un ruolo da protagonista.

Le carte. Nell’attesa, ora che tutte le carte sono sul tavolo, si può fare finalmente un po’ d’ordine sulle date, le comunicazioni, la nascita, morte e resurrezione di un progetto tanto fondamentale per la città quanto, colpevolmente, da tutti (o quasi) dimenticato.

Il primo accordo su San Sebastiano è datato 2014 e firmato dai ministeri della Giustizia, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Provveditorato alle opere pubbliche, dal Comune, con l’allora commissario Guido Sechi, e dal Consiglio Forense. Teoricamente sarebbe stato sufficiente per mettere in piedi l’intervento, ed effettivamente c’è un preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche nel 2016, seguito dall’avvio della complessa fase di controllo delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno necessari per le successive operazioni di bonifica e riqualificazione, conclusasi ai primi del 2018.

Ma in questi mesi i fondi spariscono per la prima volta, per poi essere, con grande discrezione, riassegnati (e rimpolpati con uno stanziamento della Rete Metropolitana). Risultato: la firma di un nuovo accordo di programma tra Comune, l’Agenzia del Demanio e i ministeri coinvolti, ad agosto 2018.

Il MiC. Il progetto però già scricchiola. Il MiC due mesi prima, aveva infatti dichiarato il complesso “di interesse storico artistico ed architettonico” (con i decreti 39 e 63 nel 22 maggio 2018) e, a quanto pare iniziavano a venir fuori una serie di problemi, amplificati dai soliti “ufficiosi” mal di pancia locali. Tanto che il 31 ottobre 2018 il direttore del Demanio, Riccardo Carpino, comunica la rimodulazione degli interventi dell’Agenzia, con la cancellazione del “federal building” di San Sebastiano.

La cancellazione. Non è qui però che il progetto muore. Il funerale infatti è datato dicembre 2020. Preceduto da una incomprensibile comunicazione del Demanio, del 3 agosto 2020, che dice che «il ministero della Giustizia ha individuato la realizzazione del Polo Giudiziario di Sassari tra gli interventi strategici per potenziamento dell’azione giudiziaria. E ha fatto domanda per i finanziamenti del Pnrr».

In realtà questo carteggio non emerge dalla comunicazione della sottosegretaria alla Giustizia fatta l’altro ieri in Commissione, anzi. Qualche mese dopo, il 14 dicembre 2020, il ministero «a seguito di attività di bonifica dell’area eseguite dall’Agenzia del Demanio» richiede lo stato di avanzamento rispetto al cronoprogramma inserito nell’Accordo, che dunque per la Giustizia è ancora vivo e vegeto. La risposta del Demanio, datata 18 dicembre, è però lapidaria: «Il finanziamento che l’Agenzia aveva previsto a seguito della sottoscrizione dell’Accordo di Programma è stato destinato ad interventi di rifunzionalizzazione di immobili idonei alla riallocazione delle amministrazioni statali». La presa d’atto del ministero ancora di più: «A seguito del definanziamento su indicato, sono venute meno le indicazioni dell’Accordo». Qui la Cittadella, nel silenzio, sparisce. E a nulla serve la mozione approvata dal consiglio comunale di Sassari nel maggio 2021: l’accordo è disdettato e nessuno porterà avanti in nessuna sede la promessa riqualificazione.

La scossa. Arriviamo al 2022. Rita Soddu, rientrata da poco nell’Isola alla direzione del Demanio, a febbraio riceve in una inusuale quanto efficace visita una delegazione Dem con Fabio Pinna e Gianfranco Ganau, li ringrazia per l’indispensabile supporto e li informa di quello che poi il ministero confermerà. E cioè che il 14 gennaio 2022 (per un refuso nella risposta ufficiale è indicato l’anno 2020), «tenendo conto del rinnovato interesse alla riqualificazione del cespite in oggetto» ha ribadito la necessità di ottenere il finanziamento necessario per eseguire l’intervento. E lo ha manifestato anche nella Conferenza Permanente del 28 gennaio. L’importo occorrente è stimato in 22 milioni e il Demanio sardo si spinge a prevedere la realizzazione per lotti funzionali, con la possibilità che l’Agenzia diventi non solo soggetto attuatore ma anche finanziatore dell’intervento. Il ministero prende atto e si prepara a «organizzare una riunione per verificare tempistica e fonti di finanziamento dell’ipotizzato intervento». Da qui si riparte. E non è più consentito fermarsi.

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