«Tutti uniti per rilanciare l’industria»
di Gavino Masia
Lavoratori in piazza contro i cambi d’appalto e i mancati investimenti sulla chimica verde. E il 3 marzo sarà sciopero
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PORTO TORRES. Un appello all’unità per difendere il lavoro e rivendicare con assoluta fermezza il rispetto degli investimenti industriali, quello dei lavoratori che si sono riuniti ieri mattina in piazza Umberto I. Lo stato di agitazione in difesa dell’occupazione organizzato da Cgil, Cisl e Uil è cominciato davanti ai cancelli dell’ex petrolchimico e si è poi trasferito davanti al palazzo comunale per una assemblea. Diversi gli interventi e l’annuncio, alla fine della riunione, della proclamazione di una giornata di sciopero per il prossimo 3 marzo. Sul tavolo della protesta ci sono i cambi di appalto nelle società dell’Eni, che starebbero mettendo a rischio molti posti di lavoro e l'assenza di prospettive legate ai mancati investimenti sul progetto della Chimica Verde.
I lavoratori. «In questi anni abbiamo assistito allo smantellamento delle imprese locali – ha detto Adolfo Pizzarri di Matrìca – e un impoverimento delle maestranze a causa delle promesse non mantenute: dobbiamo cercare di riunire i lavoratori che Eni ha diviso. La committente ha quintuplicato i suoi guadagni, ma non può farlo sulla pelle dei lavoratori». «Abbiamo accettato con convinzione il progetto Chimica Verde – ha ricordato Gavino Giordo della Edicom –, ora dobbiamo svegliarci e lottare con forza per far valere gli investimenti industriali previsti in quell’accordo». «In queste problematiche Eni ci ha messo gli uni contro gli altri – ha precisato Agostino Dedola, dipendente Cimi spa –, ed è ora di ritrovare l’unità per rivendicare lavoro e investimenti davanti al presidente della Regione. Se il sindaco è al nostro fianco, l’auspicio è che anche gli altri sindaci dell’area vasta ci diano supporto».
I sindacati. «Dobbiamo pensare che in tutti i settori dell’industria il problema di uno è il problema di tutti – ha precisato Sandro Marcellino, componente della segreteria confederale della Cisl di Sassari – ed evitare che la committente continui a fare quello che vuole nello stabilimento di Porto Torres: noi tutti uniti dobbiamo costringere Eni a sedersi al tavolo per far rispettare gli accordi sottoscritti nel 2011». «La condizione dei lavoratori degli appalti Eni nello stabilimento della Marinella è peggiorata – attacca Giovanni Tavera, responsabile settore industria della Uil –, e continuiamo a rivendicare gli investimenti per lo sviluppo del progetto Matrìca e, soprattutto l’avvio della Terza fase del progetto». «Le sensazioni che percepivano dal mondo del lavoro – ha concluso Massimiliano Muretti, segretario confederale Cgil di Sassari – coincidono oggi (ieri, ndc) con la realtà – da anni non si fanno investimenti e i lavoratori sono spezzettati, frammentati in diverse piccole aziende. Nel 2011 abbiamo ritenuto che il progetto della Chimica Verde potesse dare sviluppo a questo territorio, lo ribadiamo con forza al contrario di quanto fa il presidente della giunta regionale. Solinas all’atto del suo insediamento, infatti, ha parlato di industria per ben 54 secondi e nello stesso intervento ha detto una marea di inesattezze».
Il sindaco. «È il momento di ricominciare ad arrabbiarsi, battere i pugni sul tavolo e gli scarponi per terra come si faceva in passato – dice Massimo Mulas –. Non vorrei che qualcuno scambiasse la buona educazione per debolezza. Vi chiedo di incalzare la politica e tutte le istituzioni per avere certezze e perché vengano presi in mano con decisione i temi del mantenimento degli accordi del 2011, del rilancio della zona industriale, degli investimenti del Pnrr, della gestione della transizione energetica. Porto Torres ha le infrastrutture per essere protagonista in questa nuova stagione e non accetteremo soluzioni al ribasso».
I lavoratori. «In questi anni abbiamo assistito allo smantellamento delle imprese locali – ha detto Adolfo Pizzarri di Matrìca – e un impoverimento delle maestranze a causa delle promesse non mantenute: dobbiamo cercare di riunire i lavoratori che Eni ha diviso. La committente ha quintuplicato i suoi guadagni, ma non può farlo sulla pelle dei lavoratori». «Abbiamo accettato con convinzione il progetto Chimica Verde – ha ricordato Gavino Giordo della Edicom –, ora dobbiamo svegliarci e lottare con forza per far valere gli investimenti industriali previsti in quell’accordo». «In queste problematiche Eni ci ha messo gli uni contro gli altri – ha precisato Agostino Dedola, dipendente Cimi spa –, ed è ora di ritrovare l’unità per rivendicare lavoro e investimenti davanti al presidente della Regione. Se il sindaco è al nostro fianco, l’auspicio è che anche gli altri sindaci dell’area vasta ci diano supporto».
I sindacati. «Dobbiamo pensare che in tutti i settori dell’industria il problema di uno è il problema di tutti – ha precisato Sandro Marcellino, componente della segreteria confederale della Cisl di Sassari – ed evitare che la committente continui a fare quello che vuole nello stabilimento di Porto Torres: noi tutti uniti dobbiamo costringere Eni a sedersi al tavolo per far rispettare gli accordi sottoscritti nel 2011». «La condizione dei lavoratori degli appalti Eni nello stabilimento della Marinella è peggiorata – attacca Giovanni Tavera, responsabile settore industria della Uil –, e continuiamo a rivendicare gli investimenti per lo sviluppo del progetto Matrìca e, soprattutto l’avvio della Terza fase del progetto». «Le sensazioni che percepivano dal mondo del lavoro – ha concluso Massimiliano Muretti, segretario confederale Cgil di Sassari – coincidono oggi (ieri, ndc) con la realtà – da anni non si fanno investimenti e i lavoratori sono spezzettati, frammentati in diverse piccole aziende. Nel 2011 abbiamo ritenuto che il progetto della Chimica Verde potesse dare sviluppo a questo territorio, lo ribadiamo con forza al contrario di quanto fa il presidente della giunta regionale. Solinas all’atto del suo insediamento, infatti, ha parlato di industria per ben 54 secondi e nello stesso intervento ha detto una marea di inesattezze».
Il sindaco. «È il momento di ricominciare ad arrabbiarsi, battere i pugni sul tavolo e gli scarponi per terra come si faceva in passato – dice Massimo Mulas –. Non vorrei che qualcuno scambiasse la buona educazione per debolezza. Vi chiedo di incalzare la politica e tutte le istituzioni per avere certezze e perché vengano presi in mano con decisione i temi del mantenimento degli accordi del 2011, del rilancio della zona industriale, degli investimenti del Pnrr, della gestione della transizione energetica. Porto Torres ha le infrastrutture per essere protagonista in questa nuova stagione e non accetteremo soluzioni al ribasso».
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