La Nuova Sardegna

Sassari

Gavinuccio ha scelto di morire

di Luca Fiori
Gavinuccio ha scelto di morire

L’autopsia ha stabilito che il 56enne si è tolto la vita con un coltello ritrovato accanto al suo corpo

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SASSARI. Gavinuccio è sceso dal palco con la musica che ancora gli ronzava nelle orecchie. Compagna inseparabile per tutta vita, la sua grande passione gli è stata accanto fino all’ultimo istante, quando è stato lui a decidere che il concerto era finito.

Ha scelto di morire su un prato verde a pochi minuti dal centro della città, Gavinuccio Canu, il cantante sassarese di 56 anni che i parenti e gli amici hanno cercato invano per undici giorni, dopo che da martedì otto febbraio di lui si erano perse le tracce.

Accanto al suo corpo gli agenti della questura avevano trovato un coltello a serramanico e ieri mattina l’esame autoptico, eseguito nell’istituto di patologia forense dell’università dal medico legale Salvatore Lorenzoni, ha confermato quello che gli inquirenti avevano ipotizzato già da sabato pomeriggio, ma che era rimasto coperto da massimo riserbo.

L’artista si è tolto la vita con quella lama appuntita trovata accanto al suo esile corpo disteso sull’erba di Piandanna. L’autopsia ha evidenziato diverse ferite agli arti e al tronco che hanno portato alla morte. Decesso che potrebbe risalire a qualche giorno dopo quello della scomparsa. Nessun dubbio per gli inquirenti che si sia trattato di un gesto volontario. Nelle sue tasche la polizia ha trovato il portafoglio con documenti e denaro contante e un telefonino spento.

A casa, a Li Punti, nella sua camera da letto Gavinuccio Canu aveva lasciato uno smartphone nuovo, ma la mattina dell’8 febbraio aveva portato con sé quello vecchio, senza però accenderlo. Nessuna lettera invece è stata trovata con le spiegazioni di un gesto che ha gettato nello sconforto, insieme ai suoi familiari, i tantissimi amici che si erano mobilitati per cercarlo. Disteso per terra, le mani sul petto in a una posa composta, Gavinuccio aveva accanto anche il suo lettore Mp3 con dentro la sua musica, quella per cui aveva sempre vissuto.

È possibile che sia rimasto lì qualche giorno ad ascoltarla prima di trovare il coraggio di farla finita. Ieri a fine mattinata il sostituto procuratore Angelo Beccu, titolare dell’inchiesta aperta dalla Procura per far luce sulle cause della morte dell’artista, ha firmato il nullaosta per la restituzione del corpo alla famiglia. «Ci vediamo a pranzo Bà» aveva detto il cantante la mattina dell’8 febbraio al padre 84enne, ma l’anziano genitore non lo aveva visto tornare. Quella stessa sera erano iniziati gli appelli lanciati dagli amici più cari a cui si erano rivoli i familiari. Poi la richiesta di farsi vivo lanciata nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?”. Per undici giorni Piandanna, dove era stato visto l’ultima volta, era stata setacciata in lungo e in largo. I droni della polizia locale e della protezione civile sopra il giaciglio di Gavinuccio probabilmente erano passati più volte, ma gli arbusti avevano nascosto il corpo. E anche le squadre a terra, composte dagli amici, dai familiari, dalla polizia locale, dalla protezione civile e barracelli, vigili del fuoco e i volontari con i cani molecolari, probabilmente avevano lambito altre volte quella vegetazione. Per molti era mancato un coordinamento che rendesse sistematiche le perlustrazioni. Solo sabato scorso Freccia, il cane di due amici di Gavinuccio, aveva abbaiato e tirato il guinzaglio verso quell’anfratto di vegetazione in cui il 56enne aveva scelto di porre fine alla sua sofferenza. Gavinuccio era angosciato da una impegnativa che parlava di possibile “miastenia”, temeva di rimanere paralizzato alla bocca, di non poter più cantare. Così ha raggiunto a piedi quel prato verde, ha ascoltato per l’ultima volta la sua musica e poi ha deciso di uscire di scena per sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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